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Argomenti sui draghi: RHAPSODY @Zona Roveri, Bologna 17.02.2018

20 febbraio 2018

Sapete, in Sudamerica mi chiamano Patricia”. A pronunciare questa frase, di fronte a un pubblico attonito, è Fabio Lione, nel momento-Pippobaudo d’obbligo per ogni gruppo power metal; quello cioè in cui il cantante intrattiene l’udienza con tecniche d’avanspettacolo, più o meno godibili a seconda del soggetto. Ma partiamo dal principio.

La Zona Roveri è un capannone della periferia di Bologna che oggi è pieno come un uovo, avendo attirato per questo evento gente dalle più svariate zone del Centro-Nord. C’è anche l’iperuranico Buti, colui che ha ispirato il personaggio di Don Zauker, che si è fatto la sua bella dose di autostrada per venire a sentire le storie dei draghi. È un circolo ARCI, quindi bisogna pagare 10 euro per la tessera. “Eh ma non ti lamentare, tanto poi la tessera ti vale tutto l’anno”, mi viene detto. E chi cazzo ci capita mai in un circolo ARCI, rispondo io. L’ultima volta è stato per i Russian Circles al Monk, ma era un anno e mezzo fa, e quella ormai è scaduta. Comunque sia, arriviamo chirurgicamente in tempo per la fine dei Beast in Black, secondo dei gruppi spalla della serata, che non avevamo assolutamente intenzione di sorbirci, avendo peraltro preferito una cena a base di tagliatelle al ragù e guancia di maiale stracotta nell’ottima Trattoria del Ghiottone che consiglio vivamente a tutti. Del resto come si fa a presentarsi ad un concerto power metal a stomaco vuoto, sarebbe come andare a vedere i Gorgoroth col De Viris Illustribus di San Girolamo in mano. A questo proposito un pensiero va al nostro vecchio amico Giorgio Heidegger, azzimato ascoltatore di black metal stupramadonne ma con la perversione per i Rhapsody, questa sera alle prese col suo primo concerto in assoluto in cui il pubblico non solo non sembra tendenzialmente sull’orlo di una crisi depressiva ma addirittura ride. I Beast in Black, di cui ascoltiamo gli ultimi due pezzi, portano il tutto al parossismo: finlandesi, tamarri come un cuozzo di Forcella con le frasi di Genny Savastano tatuate sul collo, pompano in quattro quarti senza nessuna vergogna, candidandosi a entrare nelle nostre autoradio quando le temperature si alzeranno e si potrà andare in giro col finestrino abbassato a dare mostra di coatteria nei corsi principali delle nostre città. 

ORA VI FACCIO RIDERE

Quando parte In Tenebris la gola si gonfia e gli occhi divengono lucidi. Ho visto i Rhapsody non so quante volte in vita mia, in tutte le incarnazioni: quella classica, quella di Turilli, quella of Fire di Staropoli ed è la seconda volta che vedo questa, che per comodità chiameremo Rhapsody of Rhapsody. Credo che il vero motivo per cui prendono così bene dal vivo sia Luca Turilli. È sempre quello più fomentato, sempre quello più allegro, sempre quello a cui sembra che quelle canzoni piacciano di più; e non intendo della band, intendo proprio di tutto il locale. I pezzi in scaletta vengono tutti dai primi quattro dischi, quindi il più recente è dal 2002: ecco, lui porta in giro ‘sti pezzi da almeno sedici anni e sembra che li stia suonando per la prima volta; di più: sembra che siano pezzi scritti appositamente per lui dal suo gruppo preferito che lui sta coverizzando per la prima volta, realizzando il sogno di una vita. Poi sono tutti bravi, eh, per carità, ma uno come Luca Turilli in un mondo perfetto sarebbe elevato a modello di comportamento per tutti i bambini e il suo virile profilo stentoreo sarebbe impresso su tutte le monetine in circolazione. Luca Turilli è l’incarnazione del principio che un altro mondo è possibile. Il bambino che cresce rimanendo bambino, ma essendo in grado di scrivere e suonare pezzi del genere senza sbrodolarsi col semolino: diciamo tutti i pregi del bambino e tutti i pregi dell’adulto. Tra biglietto e tessera ARCI mi hanno fatto sborsare 43 euro stasera, mortacci, ma ascoltare i Rhapsody dal vivo ti rimette in sesto con la vita, l’esistenza e le madonne che uno quotidianamente tira giù per l’orror, l’ira e l’ambascia che non ti danno mai tregua, tranne quando ascolti i Rhapsody. Oggi per esempio l’Inter ha perso di nuovo, ma mentre leggo il risultato sul telefono quelli stanno suonando The Village of Dwarves e riesco a prenderla nel modo giusto, cioè semplicemente bestemmiando furiosamente per una trentina di secondi e poi basta. In due ore succede di tutto, pure un assolo slappato di Patrice Guers, ed essendo l’ennesimo report che faccio di un concerto dei Rhapsody non credo di dover dire niente che non abbia già scritto.

immaginate questo profilo sulle monetine

La vera novità è lo svacco comico di Fabio Lione, anzi Patricia Lione, che vocalmente oggi era in gran spolvero. Negli anni è migliorato tantissimo, almeno per quanto ho potuto vedere io, ma il suo senso dell’umorismo non ha fatto grossi passi avanti. La cosa strana è che questo è toscano e non fa ridere. Mi è venuto in mente Stanis LaRochelle, per quella cosa dei toscani, ma pure Martellone, perché certe volte la linea comica era su quello stile. Insomma in questo lungo monologo dice che in Sudamerica lo chiamano Patricia, come una cantante famosa da quelle parti, il che provoca un brivido di disagio lungo le centinaia di spine dorsali presenti in sala, con la mia compagna di merende che si gira percossa e attonita verso di me e mi chiede “Ma l’ha detto davvero?”. Giorgio Heidegger si guarda intorno disorientato, è abituato ai concerti dove i cantanti incitano al suicidio gli astanti e si ritrova ad assistere al momento BUCIO DE CULO di un concerto dei Rhapsody. Poi Lione fa “eh perché quando poi gli dico che sono un cantante pure io e loro mi chiedono che genere faccio, io rispondo ‘rock sinfonico’”. Ma come rock sinfonico? Ma puoi dire una cosa del genere davanti al tuo pubblico? Tu devi dire che suoni con i RHAPSODY, cacciando un acuto in vibrato e facendo esplodere la testa di chi osa porti una domanda del genere e che quindi si suppone non conosca i Rhapsody. E tu gli dici rock sinfonico? Ma cos’è, ti vergogni? Tu canti HOLLYWOOD METAL, tu hai cantato Holy Thunderforce e Wisdom of the Kings, si dovrebbero vergognare loro! Ma poi che cazzo è il rock sinfonico? Questo mi ha ricordato Giacomo Voli, il cantante dei Rhapsody of Staropoli, che ad una rivista generalista che gli chiedeva cosa avrebbe fatto dopo aver finito il programma tv lui ha risposto “Andrò a cantare in un gruppo di metal melodico”. Ma come metal melodico, pure tu, gli devi dire EPIC SYMPHONIC POWER HOLLYWOOD FILM SCORE METAL OF FIRE; se devi trattenerti perché pensi che i lettori di quella rivista non conoscono il metal a ‘sto punto dilla tutta, non fare quello che si vergogna. Perché non c’è un cazzo di cui vergognarsi. A vergognarsi devono essere tutti quei personaggi tristi e biliosi a cui non viene il fomento cantando GLORIA PERPETUA, mica noi. Noi siamo nel giusto, e questa è esattamente una di quelle serate che servono a darcene conferma, se mai ce ne fosse bisogno.

Insomma il momento-Pippobaudo della serata termina con Patricia Lione che canta Con te partirò di Bocelli. Non capisco la motivazione della scelta, mi sembra una roba che puoi fare in America per far vedere che siamo italiani, magari sbocconcellando una fetta di pizza e sparando con la lupara a quelli delle prime file, ma che senso abbia farla qui a Bologna non si è capito. A sto punto canta The Magic of the Wizard’s Dream, visto che fai anche partire il coro per Christopher Lee. Comunque a parte ‘sti colpi di testa da avanspettacolo lui ha una voce della madonna, ora molto più che vent’anni fa. Chiudono tutto con Emerald Sword, per la quale sale sul palco anche Alessandro Conti, il cantante dei Rhapsody of Turilli. Anche lui: gran voce, gran panza, gran fomento. Il pensiero finale è per invitarvi a partecipare alla mia petizione affinché ci possa essere una collaborazione tra Al Bano e i Rhapsody per Lamento Eroico. Del resto i Rhapsody sono per noi metallari quanto di più nazionalpopolare possibile, ed è giusto che una grande voce come Albano, persona peraltro attitudinalmente vicinissima al metallo, possa impreziosire una grande canzone come Lamento Eroico in una nuova versione. Tipo quello che già fecero con Christopher Lee, però con Al Bano. Firmate la petizione, ché se raggiunge abbastanza firme gliela vado a dare io personalmente al Turillone. Vi voglio bene. (barg)

ecco qui alcuni link ad argomenti sui draghi.

8 commenti leave one →
  1. 20 febbraio 2018 12:46

    Bargò, come la voce di Patricia anche i tuoi live report dei Rhapsody migliorano di volta in volta.

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  2. Arkady permalink
    20 febbraio 2018 13:49

    Si potrebbe creare una nuova coppia of Fire: gli Al Bnao & Patricia Power

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  3. 20 febbraio 2018 14:16

    A Roncade invece ha raccontato la storiella dell’incontro tra lui e Bocelli, prima della solita Con Te Partirò, che in effetti è roba da pizza Hawaii. Però il resto del concerto è stato uguale, quindi meraviglioso. Su Rhapsody e Manowar sei sempre il valore aggiunto, Barg.
    Ma la foto finale è vera?

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    • 20 febbraio 2018 14:21

      verissima, circola su internet da un po’

      Piace a 1 persona

    • 20 febbraio 2018 21:44

      sì pure a Roma ha fatto ironia spicciola su Bocelli ogni volta che usava il verbo “guardare”, che è una cosa che fa sempre ridere.
      E Turilli sembra che ogni 20 secondi debba attivare il bonus sulla chitarra di Guitar Hero.

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