Ho ancora le convulsioni per il nuovo video dei Powerwolf con Alissa White-Gluz

Facciamo un rapidissimo punto della situazione: il nuovo singolo dei Powerwolf si intitola Demons are a Girl’s Best Friend, e, oltre a uscire puntualmente su Napalm, ne è stato estratto un videoclip che troverete un po’ ovunque. La questione necessita alcune doverose precisazioni.

Per prima cosa, il pezzo non è inedito e i fan del gruppo tedesco l’avranno certamente capito alla lettura del titolo, sia perché risale al 2018, sia perché Demons are a Girl’s Best Friend è il nickname che Dave Ellefson avrebbe scelto per partecipare a certe chat sul dark web, e di lui, recentemente, s’è parlato eccome.

Seconda cosa, sta per uscire un altro album dei Powerwolf a titolo Call of the Wild, e, a sua volta, questo Call of the Wild non sarà accompagnato semplicemente da una o due bonus track, come avrebbero fatto i Children of Bodom nel 2001, ma da un intero album di bonus track (chiamato Missa Cantorem) consistente in dieci pezzi dei Powerwolf, che per rispetto generazionale dovrei chiamare “classici”, rifatti con un ospite alla voce. Fra questi figurano Bjorn Strid, la grandissima e iconica Doro Pesch, Johan Hegg che penso ormai abbia fatto l’ospite con tre quarti delle band presenti su Metal Archives, oltre a Ralf Scheepers e Jari Maenpaa (la cui collaborazione sarà stata raggiunta a fatica grazie a un crowfunding da quattro milioni di dollari più due di commissioni a Mino Raiola).

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Per rimediare a queste ultime e ingenti spese, i Powerwolf, ormai sul lastrico, hanno dovuto optare per alcune scelte infelici. Non ultima quella di relegare una copertina di merda a Call of the Wild, ultima quella di piazzare come singolo non una Fist by Fist con ospitata di Matthew Heafy dei Trivium bensì quel titolaccio in calce con ospitata di Alissa White-Gluz, accertata e certificata mascotte di Metal Skunk almeno per quanto concerne quel tipo di metal per il quale i padri si rimetteranno a picchiare sodo i figli che lo ascoltano, non perché è blasfemo né perché è rumoroso e dà fastidio al condominio, ma semplicemente per la piega che ha preso.

E niente, non so che altro dirvi. Questa settimana sono stato sottoposto alla cover metal del singolo trainante dei Maneskin, al videogioco di Iron Maiden e Lacuna Coil, a Dani Filth che licenzia una tastierista per assumerne un’altra poco più che teenager, presentandola sui social con in mano una copia del Kamasutra. Tutta questa roba meriterebbe un articolo, solo che io non ho più energie. Me le hanno tolte i Powerwolf, me le ha tolte il loro videoclip.

Inizia con Falk Maria Schlegel, ridotto come un tastierista che si è presentato alle audizioni dei Cradle of Filth come sostituto di Lindsay Schoolcraft per sentirsi dire che non c’è spazio per lui e che il pub per sbronzarsi è due isolati più in là. Poi irrompe lei, un crossover fra Maleficent con la Jolie e il bramito dei cervi nel parco di Acquerino-Cantagallo sopra Vernio. Ci sono anche altre due discrete cicalotte ma la gerarchia viene messa in chiaro un po’ subito. A quel punto Falk Maria Schegel, il tastierista dei Powerwolf, qui organista di una Chiesa tanto credibile quanto quella del Confessionale di Salieri, si galvanizza assai. Sente l’organo che gli sale, inizia a sbroccare, inizia a non contenersi più:

E partono i cori, gli inevitabili, che Falk Maria Schegel in quel preciso momento avrebbe strutturato più o meno a suon di “bada che ciccine, bada che crudité, diahane, diahane, vi piglio anche co’lla candida so’ tedesco io!”.

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I Powerwolf non li ricordavo una baracconata del genere, ma un onesto power metal bello carico e prorompente. A quel punto Helen Vogt dei Flowing Tears, che ebbe modo di crescere e suonare con alcuni di loro per anni, dovrebbe irrompere sullo schermo con un lanciagranate, bombardare la Gluz e i due soprammobili fauno-cornuti a fianco, accoltellare brutalmente una cinquantina di volte Schegel con tanto di vilipendio di cadavere e sorridere in camera. Sarebbe il giusto modo di ridare a un videoclip metal il tono che esso merita, dato che qui è presente quanto più di sbagliato un videoclip metal merita, e, giuro, a completare l’opera dell’imperfezione mancano solo quegli effetti pulviscolo di Chernobyl in sospensione a cui i grafici contemporanei non sembrano saper rinunciare neanche all’ora dei pasti. Se non è la fine del mondo è certamente la definitiva fine della decenza, e sono positivamente rallegrato dal fatto che impazziate per canzonette come questa. (Marco Belardi)

5 commenti

  • ok, ma perché avete messo il video originale (pure caruccio) e non la pattonata con la White spruz?

    …un momento, rileggendo, la risposta è nella domanda

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  • Ma io mi chiedo chi cazzo sta a pensare a costumi del genere. Una agghindata come un lampadario con tanto di candele sulle spalle , ma che cazzo vuol dire? Ma che cosa dovrebbe significare una cosa del genere? Che tristezza, che il concetto di metal al giorno d’oggi sia in gran parte questo. Una strappona senza arte né parte che gorgoglia ammiccando alla meno peggio su una base musicale a caso. Ma fottetevi

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