Avere vent’anni: AMON AMARTH – The Crusher

Non ho mai assecondato le due scuole di pensiero riguardanti gli Amon Amarth. Stando alla prima di esse, Johan Hegg e compagnia bella furono protagonisti di un lentissimo processo evolutivo che li portò ad esprimersi al meglio sino a qui, o, al più tardi, sino al successivo Versus the World. Oltre codesta data, individuabile dunque nel 2001 o nel 2002, gli Amon Amarth si sarebbero trasformati in un giocattolo preconfezionato a base di epicità, testosterone guerrafondaio e un’infinità di effetti speciali. La seconda scuola di pensiero, certamente la più folta e coraggiosa, vede gli Amon Amarth nascere proprio con Versus the World e perfezionarsi esponenzialmente, di disco in disco, allo scopo di raggiungere l’apice in Twilight of the Thunder God e sfiorarlo nuovamente in Deceiver of the Gods. In attesa che entrambe le fazioni si radunino in un Colosseo pieno di leoni, lasciando a questi ultimi ogni velleità di natura opinionistica o digestiva, vi dico questo: Once Sent From the Golden Hall e il precedente EP. Quel che è necessario sta tutto lì.

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Gli Amon Amarth sono in sostanza i Lacuna Coil sotto mentite spoglie. Un EP ricco di idee e poi un bellissimo album, dopodiché tutto si sarebbe impostato su altri binari lasciando che la musica, o l’evoluzione di essa, fungessero meramente da contorno. Ho comprato The Crusher quando è uscito, non un giorno più tardi. L’errore di sceneggiatura capitatomi è che nel frattempo The Avenger mi aveva già messo in guardia, ma non imparai in fretta. Non quanto necessario. Col passare degli anni, ho però messo a punto uno stratagemma pur di camuffare la parola crusher, così da non ricollegarla agli Amon Amarth e alla noia mortale che questo disco mi trasmette. Un metallaro lo nomina? Nessun problema, tu pensa ad altro, estraniati dalla vicenda.

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Il crusher, per alcuni grinder, nient’altro è che un pratico marchingegno schiaccia-boilies. Le suddette boilies, ovvero palline ideate per la selezione della carpa in habitat ospitanti molte specie (la carpa succhia l’esca mentre la maggioranza degli altri pesci d’acqua dolce più generalmente la morde, e con ciò non intendo avvicinare i Megadeth alla pesca sportiva), sono realizzate da uno sfarinato che viene rollato su delle tavole per ottenerne la forma, e in seguito bollito. Una volta indurite, le boilies saranno mangiate quasi esclusivamente dalle carpe andando ad evitare i cavedani e gli altri ghiotti inquilini dei bassi fondali ove avrete lanciato, o calato, il vostro innesco ad hair rig.

Dalla macinatura di queste accattivanti palline si ottiene una miscela ideale a riempire i sacchettini idrosolubili in PVA (Polyvinyl Alcohol) e pasturare esattamente nel luogo ove si è calato l’innesco. È inoltre possibile portare a una notevole distanza una pastura che, desiderata e ottenuta di così minute dimensioni, non potremmo mai fiondare o direzionarvi con l’ausilio di attrezzi come il cobra (o throwing stick). Il problema è che quando entri in un negozio di esche ti viene spontaneo chiedere: “Ma questo crusher non è lo stesso arnese che usano per sbriciolare il fumo?. E i negozianti diventano vaghi: “mmmhhh forse sì, no dai, non ho mai fumato, ma è un brevetto, che dici!”

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La risultante è questa. Ho visto il crusher nella borsa da pesca di molti pescatori, ma ce ne fu uno soltanto che mi colpì, incontrato presso il lago di Brasimone poco oltre il confine fra Toscana e Emilia Romagna. Mi diede conferma di quanto avessi avuto ragione, quel determinato giorno, in quel determinato negozio: lo stava utilizzando proprio per sbriciolare il fumo. Non solo, aveva con sé una cassetta da pesca di quelle capienti e solitamente prodotte dalla Plano; estrasse un cassetto dal vano inferiore e capii che l’aveva chiaramente modificato, ponendo, alla sua base, uno specchio su cui distribuire le righe di cocaina, per poi tirare col naso, richiuderlo e non dare minimamente nell’occhio al passaggio di pescatori, guardoni, guardiapesca e altre figure autoctone di quei luoghi.

O mamme che vi preoccupate che i vostri figlioli si buchino d’eroina ai concerti! Non avete idea di cosa cazzo gira per i laghi, soprattutto per quelli grandi. In ogni caso, Amon Amarth chi? (Marco Belardi)

3 commenti

  • Qui siamo a Livelli Top!

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  • Preferisco decisamente gli Amon Amarth del loro periodo centrale, invece. Troppo acerbi il primo EP e album, troppo considerati, col solito teorema degli Ulver.

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  • L’apice è WOOOS. Da twilight in poi la loro trasformazione in EMP-metal è stata rapida e inesorabile, con l’eccezione di deceiver che salvo dalla noia mortale degli altri. Un vero peccato, la band dei miei vent’anni.
    Vederli dal vivo all’evolution è stata una rivelazione, e pensare che erano i tempi di fate of norns.

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