Skunk Jukebox: l’energia del Nanto è la mia forza

Cominciamo questa meravigliosa rassegna con il nuovissimo video di ANNEKE VAN GIERSBERGEN, ex cantante dei The Gathering che ha finalmente ascoltato il mio consiglio di buttarsi su un tipo di musica intimista e vegetariana per cercare quantomeno di raccattare qualche trafiletto sulle pagine musicali dei quotidiani mainstream. Quindi niente più balletti in canottierina con modelli dal fisico asciutto ma arpeggini, luci soffuse, strumenti a fiato ed elefantiasi testicolare. In realtà all’epoca le diedi anche un altro consiglio, cioè mollare tutto e dedicarsi alla cura della casa e ai corsi di pilates, ma purtroppo questo consiglio non è stato accolto. Questo fantastico pezzo si chiama Hurricane e ovviamente la mia raccomandazione è di non ascoltarlo e passare al successivo.

Spero per voi che abbiate ascoltato la mia raccomandazione e siate arrivati direttamente qui, perché Funeral Pyre è il segno che i TRIBULATION stanno tornando. Il precedente Down Below fu uno dei dischi più belli del 2018 ed esattamente tre anni dopo sta per arrivare il successore, chiamato Where the Gloom Becomes Sound. Gli elementi del loro suono ci sono tutti, a partire da quel tiro pazzesco che ti fa battere il piedino e fare le cornine bestemmiando. Un plauso particolare al bel video, scritto diretto e montato dal nostro Claudio Marino.

In un momento in cui tutti noi invochiamo le forze infernali più tremende e spietate per la mancanza di concerti e festival, gli WOLFCHANT se ne escono con una specie di inno ufficiale del 70000 Tons of Metal. Non sono riuscito a capire se questa sia una scelta improvvida o romantica, ma alla fine poco me ne cale perché io al suddetto festival caraibico non sono mai andato né penso che mai ci andrò (a differenza del Waves of Darkness, la crociera neofolk nel Baltico, che mi sconfinfera abbastanza). Il pezzo comunque è meno folkettone e zufolone rispetto alla media degli Wolfchant; è quello che è, ma di sicuro mille volte meglio dell’incomprensibile inno del Wacken 2019 che neanche pronunciava mai la parola “Wacken”. Alla fine gli Wolfchant sono un gruppetto del cazzo di cui però mi piace molto la voce del cantante, Michael Seifert, già nei Rebellion fondati da Uwe Lulis (e di cui tra poco ricorre il ventennale dello splendido debutto Macbeth: a Tragedy in Steel). Il video animato è stato realizzato dall’Università di Melbourne.

Diamo testimonianza anche di Veni Vidi Vici dei capitolini ADE, che hanno giustamente dedicato la propria vita a glorificare l’impero romano. Loro girano da un po’ e quindi molti di voi già li conosceranno; in caso contrario conosciateli perché nel loro genere sono molto migliori di alcuni gruppi ben più blasonati. A tal proposito permettetemi di esprimere il mio sconcerto per la scarsità di gruppi italiani che parlano del nostro glorioso passato, magari preferendo celebrare mitologie straniere di pecorari viste, per qualche astruso motivo, come più affascinanti. Il loro quarto album Rise of the Empire è uscito l’anno scorso e si merita tutto il sostegno del mondo.

Non vi avevamo parlato di L’Uomo di Ferro, il disco-tributo ai Black Sabbath registrato in lockdown e ideato da Tony Dolan. Il progetto merita quantomeno una menzione e vale la pena di vedere il video di Hole in the Sky, in cui insieme a Dolan che suona il basso ci sono Andrea Zanetti dei Monumentum alla voce, Filippo Marcheggiani (Banco del Mutuo Soccorso) e Francesco Conte (Spiritual Front) alle chitarre, Riccardo Spilli (Balletto di Bronzo) alla batteria e Simone Salvatori (sempre Spiritual Front) ai cori.

Il mese prossimo esce Jylhä, undicesimo album dei KORPIKLAANI, anticipato da una serie di video tra cui questo Sanaton Maa, che loro intendono come un tributo alle loro radici ottantiane. In effetti il pezzo, seppur non memorabile, recupera molto delle loro origini, quando si chiamavano Shaman ed erano un indecifrabile atto d’amore alla spiritualità in musica. È di sicuro un obiettivo più sensato che rifare per le venticinquesima volta Beer Beer in qualche lingua improbabile. Il disco comunque lo sentiremo e ve ne riferiremo.

Poi c’è questa specie di operazione commerciale chiamata COCAINE KAMIKAZE, di cui finora è uscito solo il qui presente video di In Nomine Cokaze. Se ne è parlato abbastanza perché l’etichetta ha fatto girare una videointervista a svariati personaggi della scena italiana (in cui c’è anche, per qualche motivo, Maurizia Paradiso) che ne parlano malissimo per finta. La cosa non fa ridere manco per il cazzo ed è anche piuttosto CRINGE, come si usa dire, ma il pezzo, onestamente, non è malaccio. Il disco si chiamerà The Gentle Art of Snorting Cocaine and Killing People in the Name of Satan e campeggerà di sicuro altissimo nella playlist 2021 del Masticatore, il nostro esegeta della merda.

Siccome su Metal Skunk siamo noiosi e ripetitivi, vi segnaliamo questa adorabile canzoncina dei THUNDER HORSE, che sono texani e fanno doom che più classico non si può, con riffoni grassi e lerci, puzza di strofinacci intrisi di olio motore, cantante coi denti marroni (che poi sarebbe Stephen Bishop, quello che cantava coi Pitbull Daycare, non so se rimembrate) e un batterista che ha capito tutto. Let Them Bleed è il primo estratto dall’imminente Chosen One, loro secondo album in uscita a marzo e di cui vi parleremo sicuramente. Segnatevelo, perché anche la copertina lascia molto ben sperare.

Sempre a proposito di sudore, benzina, officine, whiskey di quarta scelta ed enormi sigarette di droga segnaliamo Distress degli APPALOOZA, simpatici cazzoni bretoni che hanno rimediato un contratto con la Ripple Music e che quindi festeggiano con questo bel riffone chitarra/basso cannabinomane che sembra uscito da Bleach dei Nirvana e che sarà particolarmente apprezzato dagli universitari calabresi fuorisede che avranno approfittato del lockdown per fondersi con il copridivano.

Probabilmente non avrete mai sentito parlare dei VOID VATOR, anche perché in tre anni di carriera hanno pubblicato giusto due EP. Il terzetto di Los Angeles ha fatto ora uscire il video di I Can’t Take It, che suppongo essere un apripista del loro debutto. Ne parliamo giusto perché il video è divertente e il pezzo è un midtempo heavy metal mezzo thrashettone piuttosto trascinante con un bel riffettino portante.

Vi ricordate di Wild Steel, cantante mascherato degli Shadows of Steel? Vi chiederete cosa stia facendo al momento, no? Bene, il Nostro ora canta con questo progetto solista italiano chiamato GABRIELS, creato dal musicista omonimo che si avvale di numerose collaborazioni. Il bello deve ancora venire però: questa Three Days of Life fa parte di un concept album su Ken il Guerriero chiamato Fist of the Seven Stars. Ma le belle notizie non sono finite qui: il concept album è arrivato finora al terzo disco, i cui sottotitoli sono Fist of Steel, Hokuto Brothers e Nanto Chaos. Quindi questo pezzo del video fa parte di Fist of the North Star – Act 3: Nanto Chaos e parla ovviamente dei tre giorni di vita rimasti a Rei dopo il combattimento con Raul. Devo ammettere di non essere a conoscenza di nulla di tutto ciò e ho paura che nei prossimi giorni mia moglie si dovrà sorbire ripetutamente tutto il concept mentre io cerco di fare la mossa della distruzione dell’universo al cane. Comunque ragazzi, seriamente: Ken il Guerriero è la cosa migliore mai accaduta all’umanità.

Visto che ci siamo, segnaliamo anche l’altro video del grandissimo idolo GABRIELS, qui impegnato nel rifacimento della sigla giapponese della prima serie di Ken il Guerriero, You wa Shock, sempre con Wild Steel e tutta la cumpa. Mi flagello ancora una volta per non essere mai venuto a conoscenza di tutta questa faccenda e raccomando caldamente di diventare anche voi devotamente riconoscenti a GABRIELS per tutto ciò. Spero che un giorno Ken il Guerriero diventi un tema ricorrente nell’heavy metal almeno quanto Tolkien e Lovecraft.

Concludiamo con il nuovo video degli ACCEPT, The Undertaker, uscito già da qualche mese e che purtroppo non parla del leggendario Mark Calaway, miglior lottatore di wrestling della storia nonché probabilmente vero motivo per cui sono diventato metallaro. Nel video invece il tizio che interpreta il becchino è un incrocio tra il Joker alcolizzato di Joaquin Phoenix e il Corvo di Brandon Lee, che non va quindi in giro a fare tombstone piledriver ma si limita a dissotterrare tombe, ballare coi cadaveri e bere vino rosso (bevanda che in Germania è considerata una sciccheria di gran classe e che loro usano imbottigliare in bottiglie con tappo di metallo a vite). Il pezzo è carino. Il disco si chiamerà Too Mean to Die e uscirà fra qualche giorno. (barg)

10 commenti

  • ken il guerriero fa cagare. appena meno di dragonball, che, però, almeno all’inizio si prendeva poco sul serio, fra maiali parlanti e mutandine. quindi, ripensandoci, fa più cagare.

    il pezzo di anneke inizia benino, poi devo confermare, era meglio saltarlo

    Piace a 1 persona

  • boh, tolta la cover dei Sabbath a me di tutta ‘sta roba piace nulla, i cartoni animati poi a quarant’anni … Minzione particolare (errore voluto) per Anneke, alla quale auguro di avere ogni giorno pigne di piatti sporchi da lavare e panni da stirare, in modo che le rimanga sempre meno tempo per fare nuova musica. E pensare che se si limitasse a fare i pezzi dei The Gathering con chitarra e voce io andrei pure a vedermela… peccato vederla cantare ‘sta robetta….

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  • Ken il Guerriero è semplicemente il punto. Di cosa? D tutto, ovvio. Mi sto rileggendo il fumetto gigante per la quarta volta, è bello come 20 anni fa.

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  • Ken il Guerriero è da rispettare, anche se quando uscì il primo cartone animato (quando era? 1988?) lo snobbai perché ero già ebbro di metallo e di Lovecraft. Lo rivalutai qualche anno dopo, ma senza eccessi.
    Anneke è una MILF sempre più piacente e non mi stupisco di questa canzone, da ascoltare a 2x: le premesse c’erano già nei Gathering di chissà quanti anni fa, che, sinceramente, non ho mai approfondito e non è nemmeno giunto il momento adesso di farlo.
    Concordo che resto della proposta non sia incoraggiante. Se volete cambiare musica per una mezz’oretta ascoltate Luciano Berio, vi fa meglio.

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  • Conosco a memoria e sono perfettamente in grado di cantare Ai wo torimodose, pur non conoscendo una singola parola di giapponese.
    Tanta tanta roba.

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  • Nanto uguale morte.

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  • Alberto Massidda

    Madonna, Gabriel è così anni 80 che serve uno sforzo di sospensione della realtà per crederci. È giusto in ritardo di 40 anni :D
    Nanto, Hien Ken!

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