La finestra sul porcile: JOKER

Ho visto alcuni film con Joaquin Phoenix, non tutti. Signs, Il Gladiatore, The Sister Brothers e qualcun altro che adesso non ricordo. L’ho sempre considerato un attore decente, nulla di particolarmente entusiasmante ma nemmeno pessimo. Normale, diciamo. Ieri sera però mi sono ricreduto, o meglio, ho assistito ad un’interpretazione maiuscola da parte di uno che, evidentemente, o non ha trovato ruoli particolarmente interessanti prima di Joker o ha trovato la luce sulla via della Warner Bros. Chi lo sa.

Joker è un film fantastico, che però si regge tutto e solamente sull’interpretazione di Phoenix. Se questo vi basta, com’è bastato a me, allora riterrete Joker un film eccezionale, se viceversa cercavate in questo film altro, che fosse critica sociale o politica o che ne so, ne rimarrete in parte delusi. Ma perché mai cercare approfondimenti sociali o politici in un film sul Joker? Non lo capisco, davvero. È come andare per funghi e sperare di trovare un disco volante. Cioè, l’ambientazione è fatta benissimo, e restituisce molto molto fedelmente la New York fine anni Settanta, quindi non è che non si vedano o intuiscano disparità sociali, sporcizia e degrado. Anzi. Ma la sceneggiatura, come la regia, non mira a quello, abbiate pazienza: è evidente che si tratta giusto di un palcoscenico, di una struttura tirata su per dare al personaggio di Arthur un ambiente in cui impazzire completamente, in cui compiere i tratti finali del percorso che lo condurrà al Joker, o almeno a questa versione del Joker, che sappiamo essere slegata dall’universo cinematografico DC (ammesso che esista ancora).

Quello che voglio dire è che Joker non è un film che ambisca a chissà cosa, non è sicuramente il nuovo Taxi Driver, ma non aveva neanche nessuna intenzione di diventarlo. È simile nell’ambientazione, magari c’è qualche omaggio discreto qui e lì, ma nulla d’altro. È uno stacco bello netto da quello che è il modo di raccontare i supereroi al cinema, quello sì. È completamente diverso anche dalla trilogia di Nolan, per quanto molto più accostabile a quella che non a, boh?, Man of Steel o un altro film del genere supereroistico che possa venirvi in mente. Peraltro mi è piaciuta molto la rilettura del personaggio di Thomas Wayne, padre del futuro Batman, non più l’iconico filantropo del canone fumettistico ma, invece, un capitalista classista. Ripeto, se il lavoro di regia è pure molto buono, l’interpretazione di Phoenix è eccezionale e vale da sola tutto il film. Quindi, riassumendo: se siete interessati al Joker ed a come abbiano reinterpretato il personaggio, questo è il film per voi; se invece pensate di andare a vedere un film che si intitola Joker solo per pretesto, rimanete tranquilli a casa a guardare Boing sul digitale terrestre che non vi perdete nulla. (Cesare Carrozzi)

 

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