Avere vent’anni: GRAVE DIGGER – Excalibur

Trainspotting: Me lo ricordavo molto peggio, Excalibur. Penso sia stato il primo album dei Grave Digger che comprai, affascinato dalle recensioni positive. L’ho anche dovuto ricomprare, perché me lo rubarono. Lo ricomprai più per il mio dannato senso di completismo che per effettiva affezione verso di esso, dato che l’ho più o meno sempre considerato un dischettino con qualche episodio caruccio e nulla più.

Non lo riascoltavo per intero da almeno una quindicina d’anni, più o meno. Gli unici pezzi su cui sono sempre ritornato con una certa regolarità sono l’eponima e Morgane LeFay: molto bella quest’ultima, divertente la prima. A non farmi prendere sul serio il disco all’epoca furono soprattutto due cose: il plagio dichiarato di At the End of the Rainbow degli Hammerfall nel ritornello di The Round Table (Forever) e il fatto che una canzone si chiamasse Mordred’s Song, come il capolavoro dei Blind Guardian in Imaginations from the Other Side uscito giusto quattro anni prima. Ed effettivamente, con tutta la buona volontà e la migliore predisposizione, come cazzo vi viene in mente di plagiare gli Hammerfall e di intitolare un pezzo esattamente come un classico dei Blind Guardian? Che vi stava passando per la testa?

Però, appunto, riascoltandolo adesso, Excalibur è meglio di come lo ricordassi. Certo non è il disco migliore dei Grave Digger, gruppo che peraltro non ho mai particolarmente amato se non in episodi isolati della discografia, ma si lascia ascoltare tranquillamente. L’unico pezzo davvero trascurabile è la ballata Emerald Eyes, con Boltendahl che cerca di cantare pulito rischiando di strozzarsi, ma per il resto direi che non se ne può parlare male. Però, ecco, col senno di poi non avrei dovuto ricomprarlo, dopo che me l’ebbero rubato.

Marco Belardi: Una cosa è come interpreti un disco sul momento, influenzato dalla memoria fresca dei suoi predecessori e totalmente galvanizzato dall’andamento generale di quella determinata band. Un’altra cosa è ripensarci a distanza di tantissimo tempo.

Excalibur per il sottoscritto era la pietra dello scandalo, eppure non avevano tradito niente e nessuno. I Grave Digger di Excalibur erano quelli di Knights Of The Cross dopo avere mosso alcune pedine, non erano diventati un gruppo AOR con la voce di Chris Boltendahl che vomita catarro sulle note eleganti della musica raffinata che trapela dagli inediti. Ma mi fecero ugualmente schifo, non comprai l’album e cominciai a cazziare i tedeschi qualunque cosa pubblicassero nel decennio a seguire. Un po’ avevo pure ragione, ma avevo sbroccato oltre ogni misura. A mente fredda e in seguito alla mitragliante pubblicazione di cose orripilanti a firma Grave Digger, intermezzate da qualcosa di caruccio come Ballads of a Hangman, devo dunque rivedere l’intera faccenda e – nel riascoltare Excalibur – ammettere che il gruppo si trovava ancora in un discreto stato di forma. Excalibur è la trasformazione dei Grave Digger in quel che speravo non sarebbero mai diventati: un gruppo succube dei cori, e che tentava di scrivere gli Inni che avrebbero mosso gigantesche orde di metallari di fronte ai palchi più importanti di Madre Europa. Ma con il cazzo, Chris. The Round Table (Forever), che comunque adottava un coro come quasi ogni altro pezzo di Excalibur, è il brano che ad oggi mi esalta maggiormente. Poi c’è Pendragon, che metterei a volumi indecenti mentre accendo il barbecue e porto le fiamme a un metro di altezza, cioè all’altezza alla quale non cuocerai un bel niente per le successive due ore. Ad ogni modo, non credo che lo riascolterò più.

6 commenti

  • Discone, molti i bei pezzi, e quel suono di chitarra scartavetrato mi ha sempre fatto impazzire.
    Barg, quando parli di plagi ogni volta dai l’impressione di essere sordo.

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  • Dopo un trittico di dischi fantastici qua l’ispirazione è proprio ridotta al lumicino, anche se non è propriamente un brutto album. Ci sono bei pezzi inframezzati da tanta noia, più che altro era ‘sto concept da medioevo con la ramina e lo scolapasta in testa che aveva decisamente piallato le gonadi. Già vent’anni fa non mi era parso nulla di che, ma il peggio arriverà con il successivo.. Poi non li ho più ascoltati

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  • Troppo cattivi, resta un album MOLTO buono. Pendragon è un pezzone. Io lo amo tutt’ora, anche perché poi hanno smesso di esistere.

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