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La nemesi degli Eluveitie: ADE – Rise of the Empire

19 novembre 2019

Mi ero quasi scordato degli Ade, finché su uno dei vari social a sfondo musicale a cui sono iscritto non mi è comparsa una specie di notifica che mi annunciava l’uscita del loro nuovo album, Rise of the Empire. Se non li avete mai sentiti vi cito semplicemente i titoli dei loro precedenti album per farvi capire quantomeno le tematiche: Prooemivm sangvine (2010), Spartacus (2013) e Carthago delenda est (2016).

Ebbene sì: gli Ade, di Roma, stanno fissati con la storia romana e con Rise of the Empire sono passati a raccontare la campagna in Gallia di Giulio Cesare. Già solo leggendo i titoli si notano alcuni episodi emblematici di quelle guerre (The Chains of Alesia) o alcune frasi iconiche del generale e dittatore romano (Once the Die Is Cast e Veni vidi vici). La cosa che mi faceva sorridere mentre ascoltavo l’album era pensare alle stesse vicende musicate dagli Eluveitie in Helvetios, uno dei punti più bassi della loro carriera, e alla loro differenza non solo di prospettiva, ma anche stilistica.

Perché, non temete, negli Ade non troverete un death ultra-melodico accompagnato da ritornelli smielati. Difatti i punti di contatto con gli svizzeri finiscono per fortuna con le tematiche trattate, e gli Ade potrebbero essere considerati più che altro i Nile denoantri – probabilmente anche più ispirati rispetto a quanto gli americani ci hanno fatto vedere di recente. La base rimane quindi un death metal abbastanza estremo che nel nostro Paese ha comunque una tradizione ben consolidata e che, proprio nel centro Italia, per quanto possano piacere o meno, ha sfornato un paio di gruppi che sono riusciti a trovare molta notorietà (parlo di Hour of Penance e Fleshgod Apocalypse ovviamente). Su questa base si inseriscono raramente alcune parti più folk con strumenti tipici della tradizione mediterranea. Partendo dal loro debutto, le parti folk in realtà sono andate scemando fino a Carthago delenda est, che se non ricordo male quasi non ne aveva. Con Rise of the Empire invece sono state reintrodotte con più frequenza, giovando in atmosfera al complesso dell’album e non risultando mai invasive.

Insomma, gli Ade sono riusciti a fare un LP che è sia più maturo dei loro primi, sia più ispirato dell’ormai penultima uscita discografica (che a dirla tutta non mi era piaciuta troppo). L’unica cosa che preferivo del passato erano forse le copertine un po’ kitsch che sembravano uscite da una battaglia di un videogioco primi anni 2000 tipo Rome: Total War. Ma questa è una mia deformazione nerd personale. (Edoardo Giardina)

 

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  1. El Baluba permalink
    19 novembre 2019 19:36

    Avevo ascoltato il precedente e non mi era dispiaciuto. Li associavo un po’ ai Nile, più che altro per le orchestrazioni pompose. L’unica cosa è che passata la sbornia iniziale, non li ho più rimessi su…

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