Pure gli irlandesi reclamano quel Terence Hill: GAMA BOMB – Sea Savage

Per quanto mi riguarda, il problema dei Gama Bomb è che mi rimangono in testa i videoclip piuttosto che gli album o le singole canzoni. Mi capita con loro, con i Municipal Waste, i Suicidal Angels e con altri gruppi facenti parte della vasta cricca del retro-thrash. A differenza dei Municipal Waste, i Gama Bomb non m’hanno affatto stufato col tempo: esce un loro album e ho una tale curiosità d’ascoltarlo che non mi trattengo, mi ci fiondo. Ritrovo con piacere le loro note caratteristiche, ossia che fra Municipal Waste, Anthrax, S.O.D., Nuclear Assault e i mille altri nomi a cui li ho sentiti accorpare, la principale influenza che noto è la solita: gli Overkill.

I Gama Bomb sono abilissimi nel citare gli Overkill senza mai farlo direttamente. Ci sono le sovraincisioni vocali, dicesi cori, i falsetti aggressivi e tutte quelle cose che un tempo già resero celebre Udo degli Accept e che qui formano un concreto ponte con gli anni Ottanta. I gruppi di oggi sbavano come lumache al cospetto di quel decennio, ma fanno una immane fatica nel rispecchiarcisi concretamente. Philly Byrne ha quella personalità necessaria, la stessa che al tizio degli Havok – per dire un gruppo con ottimi interpreti annegati da un pessimo cantante – palesemente manca. Col solo Byrne i Gama Bomb partono nettamente avvantaggiati rispetto ai Municipal Waste, eppure se ne parla decisamente meno. Del resto, essere irlandesi e crescere a pesci in faccia fa un po’ parte del curriculum: possa questo aspetto rendervi ulteriore gloria.

Altra cosa: i Gama Bomb hanno una cura per i dettagli delle chitarre che è pazzesca. Non si arriva a sfiorare il concetto di thrash tecnico come nel caso degli Havok, perché la loro proposta è pur sempre lineare e i pezzi raramente raggiungono i quattro minuti di durata. Ma le chitarre dei Gama Bomb sono raffinate, dinamiche, certosine. L’aspetto che mi fa preferire i Gama Bomb di mezzo e gli ultimi ai primi riguarda proprio le chitarre, e penso che l’ingresso di John Roche sia stato fondamentale in tal senso, dato che a partire da The Terror Tapes li trovo un gruppo maturo, rivitalizzato e completo.

In principio li avrei definiti mero divertimento, dopodiché hanno applicato un’innegabile abilità compositiva al divertimento. La tecnica, appunto, che andrebbe tenuta a freno nel caso della batteria, la qual cosa ci mette faccia a faccia con lo stesso cruccio riguardante gli Havok: troppi riempitivi di cassa, troppi fill fatti della stessa pasta e troppo bombardamento a tappeto che, anziché servire le chitarre, toglie loro visibilità e non combina molto di buono. La batteria è una cosa seria, lo ripeto. Se hai un interprete capace di rendere melodioso e memorizzabile un passaggio di batteria, allora mettilo sulle chitarre, parecchio sopra le chitarre, di fianco alle chitarre. Mettilo dove cristo ti pare. Ma se non ce l’hai, e di tizi che hanno studiato e picchiano sodo il mondo d’oggi ne è pieno, allora al batterista fagli fare il ritmico, fagli servire la canzone e il riffing, non fargli fare il terzino che saliva in continuazione e a cui Carletto Mazzone disse “ma ‘ndo cazzo vai” perché di gol in carriera ne aveva segnati sei o sette. Il concetto è lo stesso, c’è troppa batteria in Sea Savage e più generalmente nei dischi dei Gama Bomb, e lo dice un batterista (sempre che sia possibile definirmi tale, diciamo che mi considero un appassionato). Piccola parentesi, poiché non l’ho ancora nominato: il tizio dietro le pelli non è più Paul Caffrey, con loro fin dagli esordi, ma il turnista James Stewart. Non quel James Stewart, niente Finestra sul cortile, ma l’attuale picchiatore di pelli di Vader e Decapitated.

L’album necessita di poche altre parole. È buono come tutti gli altri lavori dei Gama Bomb, e non eccelle esattamente come m’aspettavo. In mezzo funziona più che altrove, tipo in Sheer Khan con quel finale totalmente e non solo vocalmente alla Overkill, così come in Lords of the Hellfire Club. Molto carina anche Miami Supercops, il cui videoclip, essendo italiani ed essendo – spero – conoscitori del duo Hill/Spencer prima che uno dei due trasmigrasse in Don Matteo, dovreste vedere un po’ per senso civico. Non mancano i titoli, dato che ai Gama Bomb oltre ai videoclip riescono alla grande proprio i titoli: stavolta vince Ready, Steady, Goat a occhi chiusi e qui su Metal Skunk è inutile dirvi che la sentiamo un po’ nostra.

Ad ogni modo continuo a ripensare a qualcosa di generico dei Gama Bomb e mi vengono in mente le loro caratteristiche: voce, riff, quella batteria un po’ a briglia sciolta, specie nel mixaggio, e i loro fantastici videoclip. Manca qualche canzone, manca qualcosa di memorabile e se al settimo album ciò continua a mancare il segno è che a questa generazione manca un po’ di personalità, grinta, determinazione e di quella sana e folle convinzione che ebbero gli artisti di quel decennio a cui tanto ci si riferisce. Estetica, gioventù e fiumi di convinzione e avrete il thrash metal: se decenni dei cosiddetti poser hanno reso l’heavy metal quel che l’heavy metal è stato, perché farne a meno quando potremmo fare a meno della merda che gira su Napalm? (Marco Belardi)

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