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La mensa di Odino #20

14 novembre 2019

FALLS OF RAUROS – Patterns in Mythology

Mi ero innamorato dei Falls of Rauros nel periodo in cui il cascadian black metal era una cosa nuova e piena di speranze. Loro venivano dal Maine, quindi fuori dall’area per definizione interessata; per ironia della sorte, però, la città del Maine in questione si chiamava proprio Portland. Ascolto tuttora spesso i loro primi due album, Hail Wind and Hewn Oak (2008) e The Light that Dwells in Rotten Wood (2011), ma purtroppo già dal successivo Believe in No Coming Shore il giocattolino si era rotto e le atmosfere da sottobosco umido belle che andate. Avevo dato un ascolto veloce anche a Vigilance Perennial del 2017, giusto per constatare amaramente che non c’era più nulla da fare per rianimare il cadavere dei Falls of Rauros; e questo Patterns in Mythology non è che una conferma dell’inutilità di riporre ulteriori speranze. È un disco fighetto, pulitino ed educato, suonato con attitudine inevitabilmente hipster e senza uno spunto decente che sia uno, con queste chitarrine plinplinplin da indiboi coi risvoltini e le atmosfere oniriche da Alcest dei poveri. Penso proprio che questo sia un addio, e stavolta definitivo.

RUNEMAGICK – Into Desolate Realms

Tredici dischi e una quantità di EP in undici anni effettivi di attività. Nello specifico, dal 1998 col debutto The Supreme Force of Eternity fino al temporaneo scioglimento nel 2008; dopodiché la reunion l’anno scorso con Evoked from Abysmal Sleep e adesso quest’ultimo Into Desolate Realms. Qualche album me lo sono chiaramente perso per strada, ma davvero non cambia il succo del discorso perché i Runemagick da Goteborg fanno grossomodo lo stesso disco da sempre; e non è davvero un problema, dato che si tratta di un bel disco.

Anche qui gli svedesi non si smentiscono: ritmi perennemente lenti, cupi e marziali, con un’atmosfera soffocante da non lasciarti respiro, sulfurea nel senso letterale del termine: sembra di essere inondati dai vapori mefitici di una solfatara. I Runemagick hanno via via tralasciato la loro identità di gruppo proveniente dal black metal (che dava senso alla definizione di Bolt Thrower del black metal) e hanno assunto una struttura più quadrata, semplice e lineare, sempre completamente basata sul riff ma che più che ai Bolt Thrower guarda direttamente ai Black Sabbath. Sarà anche il loro tredicesimo disco, ma non riescono a stancarmi mai. E a Nicklas Rudolfsson non si può non voler bene.

NAILED TO OBSCURITY – Black Frost

Avevo promesso di parlarne dopo averli scoperti al Wacken, e dovevo quantomeno farlo prima delle playlist di fine anno, perché è molto probabile che Black Frost vi entrerà. I Nailed to Obscurity sono un quintetto tedesco il cui debutto, Abyss, risale al 2007; questo invece è il quarto album, il primo dopo il passaggio a Nuclear Blast.

I Nailed to Obscurity sono un compendio di tutto quell’immaginario death/gothic/doom/black di qualche lustro fa, seguendo i noti numi tutelari: Opeth, My Dying Bride, Paradise Lost, Edge of Sanity, Katatonia, vecchi Anathema, Agalloch eccetera. Più o meno ciò che hanno sempre altre band come Netherbird, Woods of Ypres o i nostrani Shores of Null. Rispetto ai due dischi precedenti (il debutto, più grezzo, fa storia a parte) Black Frost è più ritmato, meno intimista, se vogliamo anche più immediatamente fruibile: lo stato d’animo è meno rilassato, e le coordinate stilistiche sono leggermente cambiate, pur se sempre all’interno di quei paletti ben precisi. La produzione è più “piena” e pulita, specie nel suono delle chitarre; il che potrebbe essere attribuito all’influenza della nuova etichetta. Black Frost è comunque un bellissimo album d’atmosfera, nonostante non dica assolutamente nulla di nuovo. Consiglio vivamente.

2 commenti leave one →
  1. Fredrik DZ0 permalink
    14 novembre 2019 22:52

    purtroppo per i runemagick il buon rudolfsson ha sputtanato gli ottimi sacramentum… per quanto siano apprezzabili, mi sale il reflusso solo a sentirli nominare.

    "Mi piace"

    • Fanta permalink
      15 novembre 2019 09:33

      I Sacramentum sono di nuovo attivi. Hanno date live programmate per vari festival europei e poi boh, forse ci scappa un disco nuovo.

      Piace a 1 persona

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