Pesca con le reti a strascico #4: TERRIFIER, ANTHEM, INCENDIARY
Mentre là fuori imperversa la perturbazione numero tredici del mese, mi accingo a fare l’unica cosa sensata a questo mondo: ignorare gli scrosci di pioggia, barricarmi in casa, aprire una lager tedesca e scandagliare BandCamp, quasi fosse un fondale attorno all’Elba ove si annidano le ricciole.
La pesca con le reti a strascico odierna porta per primi alla luce i canadesi TERRIFIER, i quali circolano sul mio stereo già da qualche settimana. L’album Trample the Weak, Devour the Dead si può dire inferiore al suo predecessore già solo per non aver ripetuto un titolo così magniloquente come quello, arrogantissimo, del precedente Weapons of Thrash Destruction. Al contrario, l’ottimo prodotto uscito lo scorso 23 maggio porta con sé bei riff e un’attitudine spiccatamente germanica in cui si riconoscono un ordine compositivo tipico dei Kreator di fine Ottanta e una volontà di sfasciare tutto che guarda appunto ai Destruction. Da questi ultimi i Terrifier prendono la voce inverosimilmente acida, e direi quella soltanto, poiché, ogni volta che parlo di un gruppo che si rifà a Schmier e soci, è inevitabile che mi riferirò a un gruppo che sta sbagliando il proprio modo di porsi e che inevitabilmente non mi garba. Non è questo il caso. Purtroppo però, a proposito di modi erronei di porsi, l’ottimo batterista dei Terrifier, Kyle Sheppard, cade anch’egli nell’utilizzo improprio e infernale dei blast beat, nell’insperata missione di produrre dell’ottimo thrash metal che mai e poi mai meriterebbe un simile trattamento ritmico. Ma ormai è consuetudine, e non me ne voglia Supremist degli Slayer, anche se alcuni invocheranno Carletto Benante oppure i Nuclear Assault, ed era chiaramente un’altra storia. Curiosità a margine: Trample the Weak, Devour the Dead è il loro terzo album in studio; il primo, Destroyers of the Faith, è uscito ben due volte, a nome Terrifier nel 2012 e a nome Skull Hammer nel 2022. Un semplice cambio di moniker per i nostri, niente split guerrafondaio come nei Luca Turilli’s Stratovarius o nei Luca Turilli’s Judas Priest. Interessanti lo speed metal di Depths of the Storm Scepter e la conclusiva e oscura Awaiting Desecration.

Passiamo ora agli ANTHEM, giapponesi, autori di un heavy metal macchiato di power europeo vecchio stampo e autori di una fotografia che mi ha dato da riflettere. Il tipo a sinistra assomiglia a un thrasher; i due di mezzo rispettivamente a John Cusack giapponese e a un glam rocker di Los Angeles a caso; il quarto a destra una specie di corvaccio doom metal del monte Fuji.
Il suono degli Anthem era heavy metal puro, spesso di natura priestiana, e in tal senso vi consiglio di recuperare l’incalzante Bound to Break (un titolo che definire “alla Anvil” sarebbe riduttivo) risalente al lontanissimo 1987. Oggi gli Anthem si rifanno non poco al power metal degli Helloween, sostando in un limbo che li rende da un lato meno crudi rispetto a Walls of Jericho e dall’altro non così da oratorio o da raduno degli scout come lo sono i Keeper. Crimson & Jet Black è un disco aggressivo, maggiormente ispirato del precedente Nucleus e caratterizzato da un’impronta europea anche dal punto di vista sonoro, essendo di fatto prodotto dall’onnipresente Jens Bogren. I titoli sono tutti ricopiati a destra e manca, da Blood Brothers a Master of Disaster. Sottotono Void Ark, con quell’attacco a metà fra il Lars Ulrich intrappolato nel suo rullante e le lungaggini dei Dream Theater del nuovo millennio. Da segnalare infine che il batterista, un doppiocassaro terminale alla Stefan Arnold, si chiama Isamu Tamaru, e mi ha appena ricordato che devo dar seguito al pezzo sulle drummer orientali con le tette abbondanti. Un paio di settimane al massimo ed è vostro.

Change the Way you Think about Pain è il titolo del giorno, non soltanto dal punto di vista delle parole impiegate. Accostati al filone metalcore, originari di Long Island, New York, gli INCENDIARY si accaparrano lo scettro della puntata di pesca con le reti a strascico, segno che il genere, già da me trattato previo ascolto di Judiciary e Drain e dunque sotto svariate forme, nel 2023 sta effettivamente andando fortissimo. Il disco è un pugno dritto alla bocca dello stomaco, fra riffoni punk hardcore e mosh metalcore, voce vagamente alla Zack De La Rocha, repentine ripartenze laddove vi sareste aspettati mosh, mosh e ancora mosh, e catini di attitudine. Dieci pezzi per una mezz’ora scarsa di durata totale, dategli una chance e vi lascio col video di Bite the Hook, sempre a proposito di pesca. (Marco Belardi)

Volevo solo segnalare che la rediviva Punishment 18 ha appena ristampato un paio di album da culto che consiglio a tutti gli amanti del thrash metal “ricercato”, Belardi a parte perché lui da feticista li conosce sicuro a palla.
Stone (Fin) – Colours (1989)
Stone (Fin) – Emotional Playground (1991)
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Questi dischi, come anche l’omonimo del 1988, confermano che, per qualche motivo, gli scandinavi non sono a loro agio a produrre thrash di qualità. Forse da loro le cose vanno (andavano?) troppo bene. Però è significativo che, pur essendo i maggiori produttori di metal a livello mondiale, non abbiano mai brillato nel thrash.
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Ti dirò che invece a me sti due album piacciono parecchio. Quello del ’91 soprattutto lo trovo particolarmente creativo. Comunque in linea generale è vero quel che dici.
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sono in linea di massima d’accordo, avevo il secondo di loro. il primo solo scaricato a una qualità infima tipo 128kbs e sinceramente neanche me lo ricordo. il secondo aveva dei pezzi ritmati che mi ricordavano vagamente i megadeth, gli mancava l’impostazione giusta, il carisma, la cazzimma. molto belli gli invocato, danesi, specie excursion decise, mentre sempre dalla danimarca ho ritirato fuori oggi una demo che avevo scaricato all’epoca, i battalion, “immortal power”, che nell’86 facevano una specie di thrash death abbastanza avanti rispetto ai tempi
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È comunque vero che gli Stone sono una cult-band in campo thrash. Somigliano ai Coroner più intricati, il secondo album è il migliore dei due.
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A proposito di reti a strascico, sto guardando la mia collezione di dischi underground e semi-sconosciuti, in ambito thrash metal e dintorni. Madonna i soldi che ho buttato, dio brutto. Tralascio, ripeto tralascio tutto quello che può essere perlomeno relativamente noto e vado così, a cazzo de cane.
Non mi sto premurando di distinguere tra death/thrash, speed/thrash o roba più rozza o tecnica. Il comune denominatore è solo uno: qualità. Su quella garantisco personalmente. Ovviamente molte cose le conoscerete di sicuro; sono altresì convinto che troverete qualche chicca.
Sarebbe bella una rubrica con roba da culto, intanto la butto qua sta lista.
Forced Entry – Uncertain Future
Target – Mission Executed/Master Project Genesis
Mezzrow – Then came the killing
Darkness – Death Squad
Anacrusis – Reason/Manic Impressions
Pariah – Blaze of Obscurity
Vendetta – Brain Damage
Powermad – Absolute Power
Intruder – A Higher Form of Killing
Living Death – Protected From Reality/World Neurosis
Mortal Sin – Face of Despair
Grinder – Dead End
Sacrifice – Soldiers of Misfortune
Defiance – Beyond Recognition
Atrophy – Socialized Hate/Violent by Nature
Vio-lence – Eternal Nightmare
Invocator – Escursion Demise
Protector – A Shedding of Skin
Deathrow – Deception Ignored
Slaughter – Strappado
Morbid Saint – Spectrum of Death
Holy Terror – Terror and Submission/Mind Wars
Num Skulls – Ritually Abused
Mystik – The Plot Sickens
Deathwish – Demon Preacher
Exumer – Possessed by Fire
Sabbat – Dreamweaver
Gammacide – Victims of Science
Evildead – Annihilation of Civilization
Wargasm – Why Play Around?
Merciless – The Awakening
Rigor Mortis – Rigor Mortis
Devastation – Idolatry
Iron Angel – Hellish Crossfire
Re-Animator – Condemned to Eternity
Equinox – Auf Wiedersehen
Watchtower – Energetic Disassembly/Control and Resistance
Obliveon – From this Day Forward
Solstice – Solstice
Helstar – Nosferatu
Revenant – Prophecies of a Dying World
Cyclone – Brutal Destruction
Hellwitch – Syzigial Miscreancy
Demolition Hammer – Epidemic of Violence
Onslaught – In Search of Sanity
Blessed Death – Destined for Extintion
Meliah Rage – Solitary Solitude
Hallows Eve – Monument
Laaz Rockit – Annihilation Principle/Nothings Sacred
Realm – Endless War
Toxik – Think This
Wolf Spider – Kingdom of Paranoia
Cranium – Speed Metal Slaughter
Hypnosia – Extreme Hatred
Ritual Carnage – Every Nerve Alive
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Sai che io ti invidio la copia in CD dei Gammacide presa da Radiation (per me i 30€ che chiedevano al tempo erano troppi), perché ne avevamo discorso sotto a un altro post. Per il resto, tutta roba di valore, quale più quale meno anche in base ai gusti personali. Ottimi suggerimenti; grazie.
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https://roxxrecords.com/products/gammacide-victims-of-science-2022-cd
Ne hanno ristampato 500 copie in CD l’anno scorso. Lo trovi lì ma anche altrove.
Coglione io a non aspettare, ché tanto ormai ristampano veramente tutto prima o poi.
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