Epic doom per affrontare il mondo: WHEEL – Preserved In Time

Quando ero ragazzino e mi approcciavo alla materia pesante avevo la fissazione dell’essere in linea coi tempi, di ricercare il suono della mia propria epoca e di band che avessero un messaggio critico della contemporaneità, non di fuga da essa. C’era, credo, da capirmi: sono arrivato al metal dal punk/hardcore e non viceversa. Ed inoltre a fine ’90 non era ancora detta l’ultima parola sulle band evolute di quel decennio: i Fear Factory erano lucidi, anche se ancora per poco; i Sepultura sì in declino, ma non sembrava una cosa irrecuperabile; Reinventing the Steel ancora un bel disco, certo, soffre coi predecessori, ma una fine comunque degna e alcuni pezzi clamorosi. Invece disdegnavo l’epico, il power, specie quello tedesco/finlandese/italiano, il che mi avrebbe inimicato molti di quei pochi che mi stanno leggendo. Se ripenso a quello che pensavo di certe band che ora amo mi sento un cretino. Non ho cambiato idea proprio su tutte, eh. Questa pretesa di essere allineati coi tempi poi non ci ha portato bene, i miasmi del nu metal andato a male, il metalcore un tanto al chilo. E comunque ora non esiste un suono della nostra epoca, per cui qualsiasi passione è in realtà un revival.

Allo stesso tempo, in parallelo, dai 14 anni coltivavo il sacrosantissimo culto dei Black Sabbath e di chi gli fosse affine, come i primi Judas Priest ed i primi Rainbow, per i quali nutro una passione sincera dal preciso istante in cui ho sentito per la prima volta le note iniziali di synth in Tarot Woman. La cosa curiosa è che quel sound senza tempo, millenaristico, visionario, reminiscente di medioevi storici o immaginari… Dicevo: la cosa curiosa era che quel mondo mi era già congeniale e ne ero ammaliato. Il perché allora di tanto pregiudizio per l’epico ed il fantasy era solo ideologico. Ma il tempo mette le cose al loro posto.

Chi ci preconizzava un futuro immediato di schiavitù cibernetiche e guerre per petrolio spacciate per religiose ha avuto rapidamente ragione, ma i fatti sono poi andati talmente oltre che nessuno ha in realtà idea di come uscire dal dominio morbido e soffocante insieme dalla tela virtuale. Oggi mi sento più a mio agio con l’evocazione di quel mondo di Fantasia, invece. Che, forse, non è semplicemente fantasia. Un legame con la Storia, col mondo ancestrale ma anche banalmente con quello degli antenati diretti, in cui un rapporto sincero, rispettoso e per certi versi magico con la Natura avrebbe potuto garantire la vita, non certo il feticcio nefasto della prosperità economica. Un’epoca forse mai esistita per davvero, in cui la parola di un uomo sarebbe stata sincera e rispettata, non frustrata da convenienze finanziarie. Epoca (ripeto, credo mai esistita) in cui l’Eroe è quello che difende in prima persona l’indifeso, non l’arricchito speculatore o il tagliagole. Perdersi in un mondo simile forse è più costruttivo oggi che non aggiornarsi sugli sviluppi tecnocratici per prevedere cosa acquistare in rete dopo una sessione di D&D. E poi comunque l’epic doom ha un suono pazzesco. Ecco come sono finito allora negli ultimi anni, complice questo blog, nelle spire del suono di Solstice, Manilla Road, Atlantean Kodex, Scald… Se incontrassi il me stesso di quando avevo 15 anni proverei a convincermi che la cassettina dei Soulfly in realtà andava bene per scandalizzare mio padre e poco altro.

Troppi sproloqui e ancora non ho iniziato la recensione. Il disco si chiama Preserved in Time. Eccoci al punto. Copertina Jugendstil che è già un programma, riferimento chiaro ad un’epoca, a cavallo tra XIX e XX secolo, in cui il legame con il fiabesco, con la storia, col simbolo poteva essere una scelta di campo contro un mondo che viaggiava come una locomotiva impazzita verso le trincee ed il gas nervino. Fare musica che sia senza Tempo e che rimanga pura nel suo splendore indifferentemente dalle epoche è la giusta ambizione degli Wheel di Dortmund (non quindi gli omonimi progster finnici della cui esistenza Encyclopedia Metallum mi mette al corrente). E, ascoltate le parole di questo umile recensore, con questo album è riuscito loro benissimo. Non essendo proprio gente di primo pelo, sono andato a recuperare i precedenti per capire se non ci si fosse persi colpevolmente qualcosa di clamoroso con le uscite precedenti. Ecco, vale la pena recuperare, ma il salto del nuovo disco è qualcosa di sorprendente. Pubblica la Cruz Del Sur, alla quale bisognerebbe fare un monumento.

Preserved in Time è l’epic doom per eccellenza, mai veramente guerresco, quanto invece leggiadro e malinconico. Riff al servizio di canzoni (e non viceversa), piccole epopee guidate da linee vocali stupende (a quella di Hero of The Weak forse il primato emotivo), riferimenti ovviamente ben enunciati. Quindi i Candlemass, per iniziare. E i Solitude Aeturnus negli arabeschi che drappeggiano il disco quà e là. Ma io ci sento anche, ed il Barg mi perdoni se ne parlo a sproposito, qualcosa dell’epica gentile dei Warlord, soprattutto nel senso della misura ed in quello di meraviglia. Su tutti però in realtà la radice stessa del genere, i Sabbath epoca Dio, quella tensione tra riff oscuri e luminosità vocale. Le canzoni si susseguono dolenti e grandiose, una visione magica che si fa via via più manifesta, mentre la narrazione piano piano si fa sempre più esplicita, verso il finale, con la già menzionata, e magnifica, anzi da brividi, Hero of the Weak:

“The death machine they brought to life, (their best ever done construction)
Before you prey upon the weak, can’t you kill yourself instead?”

E ancora:

“And if your children burst in flames, my friend
Don’t you think something’s going wrong?
There are so many rooms to rent in Hell
For those who died the martyr’s death.”

Chi diceva che l’Epico ed il Fantastico non potessero avere un occhio sul Reale e sull’Attuale così lucido e deciso? Chi credeva che potessero essere solo un’evasione, un pavido ristoro borghese?

E se forse il primato sul genere, teutonico e non, degli Atlantean Kodex non è in discussione, non c’è mica da lamentarsene. Se la Germania può vantare ben due band di questo livello noi possiamo solo goderne riconoscenti. E molto. Tra l’altro, curioso che Richard “Herr” Walker faccia base al momento proprio nel nord del Paese dei Crauti, mentre sta scrivendo la nuova musica per i suoi Solstice. Evidentemente l’aria e la birra di quelle parti aiutano. A parte gli scherzi, sembra sia la Germania oggi l’epicentro di questo suono e di questa visione. Io spero veramente di riavere l’opportunità di partecipare ad un Keep It True o un Hammer of Doom. Spero di non mancarla questa volta, tanto più se ci suoneranno questi Wheel. Per ora ho trovato un disco prezioso, che non dimenticherò. Un magnifico scrigno. (Lorenzo Centini)

4 commenti

  • Bellissimo disco e bellissimo articolo.

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  • Concordo con Fanta, bellissimo articolo. Lorenzo, mi rispecchio tantissimo nella tua storia. Io non sono approdato al metal dal punk ma dal rock anni ’70\’80 (Queen su tutti) ma quando ci sono arrivato sono diventato in breve un integralista di un certo suono senza orpelli. Le tastiere erano il mio nemico, l’epicità un problema, il power un genere vergognoso quasi quanto il nu metal. Poi con la maturità musicale, e non, ho progressivamente ribaltato queste posizioni adolescenziali, più ideologiche che altro, grazie soprattutto ai Rhapsody e sinceramente rigrazio che sia andata così perchè mi sarei perso tantissimo. Alla fine ho poi scoperto che c’era un altro tipo di epicità, più antica e meno appariscente ma con un fascino pazzesco. E così da più di un decennio ormai Manilla Road, Cirith Ungol e compagnia epicheggiante sono diventati i miei gruppi di riferimento assoluto e mi hanno anche aperto le porte a un certo tipo di doom, vedi Candlemass ad esempio. Sono felicissimo che ci siano gruppi nuovi o quasi che negli ultimi 10 anni stanno facendo molto bene in questo frangente e questo WHEEL – Preserved In Time per quanto mi riguarda è una delle migliori uscite dell’anno, serio candidato per la mia top10 2021.

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  • Bravo! Bellissimo articolo e recensione… Complimenti, soprattutto per la tua capacità di contestualizzazione.
    Band, purtroppo, sottovalutata e troppo poco conosciuta, ahimè! Io la scoprii parecchi anni fa (ormai…), con il precedente album “Icarus”, anch’esso un piccolo gioiello Epic-Doom, da riscoprire sicuramente! Un plauso anche alla straordinaria Cruz Del Sur Music, competente e troppo poco considerata label nostrana, tra le poche attente a questo genere di sonorità al giorno d’oggi, per averli aggiunti alla già nutrita schiera di gruppi validi presenti sotto la sua ala.
    Ascolto vivamente consigliato a tutti! 🤟🏻

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  • Era già in wishlist, di sicuro finirà nel prossimo giro di acquisti. Lieto di trovare su metalskunk sempre spazio a questa robina qui che a noi quattro gatti fa impazzire.

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