Un bogatyr è per sempre: son tornati gli Scald (ed in più ci sono i Vendel…)

С уважением к читателю: nonostante le avvisaglie di primavera, spirano venti gelidi dalla Grande Madre Russia. Sollecitati dal solerte lettore Ameelus, noi di Metal Skunk, con gran dispiego di trombe e fanfare, siamo qui a dar notizia non da poco: son tornati gli Scald. Ovvero gli artefici di uno dei dischi più perfetti e perfettamente misconosciuti del doom, ma che dico, del metal tutto. Parliamo ovviamente di quel Will of the Gods is Great Power (ristampato in vinile in tempi pure recenti dalla fiorentina Ordo MCM) che sicuramente non sfigura sulle vostre credenze al fianco delle matrioske portatevi dalla zia di ritorno da un viaggio oltrecortina.

Per ovvie ragioni, il magnetico Agyl non è della partita, essendo passato a, si spera, miglior vita in quel del Valhalla. Al suo posto Felipe Plaza Kutzbach, con quel nome che fa tanto sangria e patate, che persino la vostra babushka riconoscerebbe come il cantante live dei Solstice prima dello splendido White Horse Hill. A proposito, con l’allegra brigata di redazione lo si incrociò sotto il palco dei britannici al Metal Conquest Festival a Roma, ma l’altezzoso Barg, con quel suo atteggiamento sempre tremendamente grim and frostbitten quando si parla di pogo, ressa, screzi e tafferugli, non credo sia entrato in contatto con la sua sudorazione quanto il sottoscritto (più che altro quel giorno faticavo a reggermi in piedi, ndbarg). Sottoscritto che ancora si mangia le mano al pensiero di essersi perso i redivivi Scald all’Hammer of Doom 2019, per meschini motivi di denari e lavoro. “Tanto vuoi che non te li ritrovi in qualche altro festival?“. E scoppia il Covid. Ma vaffanculo.

Comunque, tornando a noi, gli Scald son tornati, inauditamente, nel 2021, con formazione per il resto radicata ed un pezzo, bello, molto in stile. Si chiama There Flies Our Wail!, col punto esclamativo. Prodotto bene, in linea coi tempi, niente finto retrò e tutto sommato è giusto così. Ci si sentono pure degli zufoli celtici, per la gioia del maresciallo Diaz. Beh, dai, l’entusiasmo è moderatamente giustificato, il pezzo ci sta, è bello, e se fanno un buon disco così la pagnotta di segale è portata a casa. Chiaro, Will Of The Gods… resta un unicum non raggiungibile, ma l’importante è non aver replicato gli Arkona, piuttosto. Speriamo bene? Ovvio. Magari ci scappa un bel disco, che male non farebbe. E poi poter disporre di una dacia musicale in questi tempi da cento sfumature di arancione non sarebbe male. Antenne e cornine ben alzate al cielo, mi raccomando.

Ma non di solo passato vive Metal Skunk! Si cercava da tempo una scusa per parlarvi dei Vendel, minuscola compagine guerresca moscovita di cui nella redazione il culto si è diffuso subitaneamente. Ma mancava la notizia. Beh, l’abbiamo trovata. Li pensavamo inattivi dal 2019, ed invece nel febbraio 2021 son tornati alla ribalta grazia alla compilation The Endless Cycle of Total Destruction – A Russian Tribute to Bathory, che il vostro affezionato corrispondente avrebbe pure ascoltato per intiero, se non avesse dovuto iscriversi a VKontakte dopo aver rifuggito persino il più banale Facebook. Invece la cover dei Vendel è su Bandcamp per cui possiamo fruirne tutti, comunitariamente.

Beh, ma insomma, perché stiamo parlando di una cover registrata da una band misconosciuta che non ha nemmeno prodotto un disco? Perché la band in questione, i Vendel, è UNA BOMBA. Ok, ve ne stiamo parlando solo per una cover, ma andate a riprendervi su Bandcamp i due EP (l’omonimo del 2017 e Dirge del 2019) e ne riparliamo. Io li ho conosciuti perché citati in un’intervista dagli Atlantean Kodex e da allora ne sto spargendo il culto tra gli iniziati, compreso il temibile Sodomizer. Gira voce che il Culto si sia espanso persino in Polonia. I Vendel non scherzano. SONO l’epic doom, l’incarnazione definitiva, barbara, fiera. Prendete un tronco ed abbattete i Falsi Idoli ed i Falsi Capi. Conan in persona si aggira per le steppe, più bogatyr che kozak, e dispensa fendenti senza lesinare. I Vendel hanno pubblicato tre pezzi originali, spettacolari, e tre cover, spettacolari, di Saint Vitus, Manilla Road ed ora Bathory. Qui in redazione abbiamo cercato di procacciarci tutte le copie fisiche ancora in vendita degli EP suddetti, ma forse qualcuna è ancora a disposizione dei più avvisati di voi. Beh, dai, per ora è una scommessa, ma se poi vi ritroverete tra le mano il disco epic doom definitivo, non dite che da queste parti siamo stati pigri e di scarse vedute. Se son spadoni, sbudelleranno. (Lorenzo Centini)

4 commenti

  • Sono epicamente commosso.
    E questa cosa che non conoscevo i Vendel è abbastanza molto grave, affilo l’ascia e mi ci butto di testa.
    GRAZIE!

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  • Tutto molto interessante. La notizia del ritorno degli Scald per me è da lacrime, considerando che il loro ‘Will of the Gods is Great Power’ è tra i miei 10 (ma facciamo anche 5) album metal preferiti di ogni tempo e genere.
    Molto bella la nuova traccia There Flies Our Wail! Manca forse un pizzico della magia irripetibile che aleggiava su tutto WOTGIGP ma concordo che se il buongiorno si vede dal mattino potrebbe uscire fuori un ottimo album. Promosso anche il buon Felipe che pur non raggiungendo le vette inaudite di Agyl sa difendersi bene dando buona potenza e solennità al pezzo.
    Bella scoperta anche i Vendel che non conoscevo. Questi vanno ad aggiungersi a quei gruppi da seguire con attenzione per manifeste grandi potenzialità (tipo i Black Sword Thunder Attack e i Fer De Lance già portati alle nostre attenzioni dal Bargone in tempi abbastanza recenti).

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  • tanta roba, devo approfondire. grazie della segnalazione!

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  • Non conoscevo i Vendel e ringrazio. Li ho ascoltati e mi hanno trasmesso la suggestione epica ma non fredda, l’esecuzione non è impeccabile, la registrazione al limite dell’amatoriale. BATTLE HYMN era ispirato, composto bene, suonato deciso e registrato con ottimi suoni analogici. Qui abbiamo, come con gli Atlantean Kodex, una fierezza di appartenza al culto di qualcosa che è già passato ma si fa finta di non saperlo, e forse i suoni sono volutamente scomposti, basso e chitarra non fusi ma distinguibili perchè il loro suono è ancora troppo amatorialmente esile, e proprio per questo il dramma quasi si compie. Ma mi sa che se andiamo oltre quel “quasi” ,cade tutto il progetto, e il suono si scioglie e la tensione cade, e il risultato è un gruppo qualsiasi

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