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Gallina vecchia fa buon brodoom: CANDLEMASS – The Door to Doom

19 marzo 2019

Non sapevo proprio cosa aspettarmi dall’ultimo album dei Candlemass. Gli svedesi arrivano da una serie di album tutto sommato positiva, che era partita da un discreto Psalms for the Dead ed era continuata con gli ottimi EP Death Thy Lover e House of Doom. Tuttavia non bisogna dimenticare che questi erano stati preceduti da circa una dozzina d’anni di uscite scadenti e fuori fuoco, almeno a partire da Dactylis glomerata escluso. Il ritorno di Johan Längqvist alla voce dopo che non cantava nei Candlemass (e credo in nessun altro gruppo) da quel lontano Epicus Doomicus Metallicus e la presenza di Tony Iommi su Astorolus – The Great Octopus non facevano che aumentare le aspettative e, di conseguenza, le possibili delusioni. Inoltre, Längqvist è per me l’unico cantante degno dei Candlemass (sì, non sono per niente fan di Messiah Marcolin), anche se Mats Levén comunque non se l’è cavata male. Senza contare che questi ritorni ammantati di un’aura miracolosa spesso non fanno che accelerare il declino: si pensi al rientro dello stesso Marcolin sull’omonimo e anonimo Candlemass, o al disastroso ritorno di Lippi sulla panchina della nazionale.

The Door to Doom ha superato le aspettative e una volta tanto credo di potermi personalmente considerare pienamente soddisfatto o quasi. I primi due singoli usciti in anteprima, Astorolus – The Great Octopus e The Omega Circle, erano forse quanto di meglio quest’album ha da dare, ma per fortuna la qualità del materiale restante non si abbassa di molto. Ciò che però mi ha sorpreso più in positivo è che The Door to Doom non è affatto lo stereotipo di album che ci aspetteremmo da vecchi(ssim)e glorie del metal; ovvero un album onanistico, autocelebrativo e pieno di citazioni più o meno esplicite e volute a vecchi pezzi famosi (qualcuno ha detto Annihilator?), un tipo di album che anche i Candlemass erano arrivati a pubblicare nei punti più bassi della loro carriera.

No, The Door to Doom è un album fresco ed ispirato, con un minutaggio non eccessivo – qualcun altro ha detto Metallica? – anzi, perfetto, e in cui c’è solo una canzone di cui si sente che effettivamente si sarebbe potuto fare a meno, ossia quella specie di ballad di Bridge of the Blind. Il 2019 si era già preannunciato un anno ricco di uscite interessanti ed attese, e The Door to Doom entra da subito a gamba tesa nella top 10 di fine anno. (Edoardo Giardina)

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  1. Fanta permalink
    19 marzo 2019 11:27

    Titolo del post geniale e album molto soddisfacente. Daje così.

    Piace a 1 persona

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