I vostri gruppi preferiti si sono messi a vendere il caffè

Sono un amante del caffè, una cosa presa in eredità da mia nonna che dalla mattina alla sera ripassa le repliche della Fiorentina del 1998, Tempesta d’amore, Beautiful, La casa nella prateria Sentieri, uscendo da casa al massimo per gettare l’immondizia. Eppure mia nonna ha una impellente necessità, un bisogno, un’urgenza di caffeina paragonabili a un pendolare milanese ridotto come il Jason Statham di Crank. È lei che mi ha fatto appassionare al caffè, è sempre lei che mi ha insegnato a prenderlo senza zucchero perché se ci metti lo zucchero non vuoi sentire il caffè, ma lo zucchero. Inoltre ho rinunciato a quelle capsule di merda con dentro mezzo grammo di caffè compensato da un ballino d’aromi: sono ritornato a macinare i chicchi, a provare molteplici torrefazioni tanto che penso siano rimaste tre o quattro regioni italiane delle quali non ho ancora testato uno. Ho pure rotto il cazzo ai compagni di redazione, constatando che l’ultimo sacchetto che ho preso è, testuali parole di Ciccio, “l’azienda di famiglia dei figli di uno dei fratelli di mia nonna paterna”. Ci ho messo un’ora e mezzo per ricollegare il grado di parentela, poi ho rinunciato.

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Il caffè piace ai metallari: se devi vomitare ci butti dentro sale e limone e in un attimo torni come nuovo. Se devi riprenderti da una devastante nottata post-concerti sarà il carburante ideale. Ad alcuni piace persino produrlo: è il caso di Dave Ellefson e, aggiungo su segnalazione di Cortesi, quello di Michael Wilton, storico chitarrista dei Queensryche ahimè non più in coppia con DeGarmo oramai da una vita. Ma sono due mosche bianche in un oceano di musicisti che, come è normale che sia, il caffè non vorrebbero che trovarlo già pronto.

Scopro nelle ultime settimane, allertato prima da Piero e poi da Charles, che un nutrito numero di persone che si occupavano di musica – anziché approfittarne per fare un disco – si sta cimentando nella torrefazione. Il che altro non significa che questo: io, musicista, mi affido a te, produttore di caffè, affinché sul tuo prodotto anziché il tuo nome sia stampato il mio, così da poterlo vendere ai miei clienti, duecentoseimila, anziché ai tuoi, un’ottantina buoni. Cosa ipotizzo: i metallari che compreranno il caffè da un metallaro saranno un numero comunque minore dell’ottantina di caffeinomani che si recavano dalla piccola impresa per mantenerla così come era. Il che ci dipinge una sorta di welfare aziendale o rinculino del mondo della musica: allarghiamo il menù facendo rimanere tutti i costi e gli introiti in casa, offrendo, di rigetto, un peso ancor minore a quello che era il piatto tradizionale dell’osteria: il metal.

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Un tempo ci si sbrodolava sulla possibilità di stappare la Trooper, nota birra firmata Iron Maiden o prodotto gastronomico per un pubblico pressoché trentenne. Oggi che il pubblico è cinquantenne c’è il caffè. Tra vent’anni si fabbricheranno le pasticche per il cuore e il saturimetro a nome Candlemass, oltre al cuscino per curare la cervicale riempito con i capelli di Messiah Marcolin, e, al contempo, qualche gruppo ancor più lungimirante e avaro si getterà direttamente sui vaccini o aprirà un franchising odontoiatrico, tipo il Pulling Teeth di Lars Ulrich.

Il caffè dei Blind Guardian.

Scritta piccolissima in basso a destra sulla confezione salva freschezza, “può contenere tracce di peli del cazzo di Jon Schaffer. Nell’immaginario da televendita barely legal della casa discografica, qualche caso umano ipotizzerà che i Blind Guardian l’abbiano prodotto con le loro stesse mani e vi si fionderà sopra come un varano su un animale appena morto di setticemia. Ma qui non c’è nessun Ellefson o Wilton, solo un catalogo in stile Postal Market da ampliare alla svelta.

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In vita mia avrò provato quattro bustine provenienti dall’arco alpino, se non addirittura tedesche, con certe miscele denominate Schumli.  In pratica è un caffè che sembra sottoestratto per quanto la schiuma appare chiara, ma così dev’essere. Ha un corpo troppo inconsistente per i miei gusti, ma è discretamente aromatico. Un po’ uno sciacquone.  L’unico caffè decente collegabile a certe tipologie è austriaco e l’ho già comprato un paio di volte, motivo per cui vi rimando alla seguente domanda.

Perché cazzo dovrei comprare il caffè ai Blind Guardian se già da quelle parti non sono rinomati per il caffè e se l’ultima volta che si sono cimentati nel proprio lavoro ne è sgorgato fuori il liquamoso e radioattivo Twilight Orchestra? Non azzeccano un disco dal 1999: cosa dovrebbe indicarmi, o alla lontana anche solo suggerirmi, che un gruppo così messo abbia studiato ad arte una miscela, la Majesty Roast, bilanciando alla perfezione arabica, robusta e una saggia tostatura al punto da dire che una roba del genere non l’avete mai provata prima? Questi qua non sanno un cazzo di caffè, cioè, non è che sta uscendo il caffè degli Scuorn e allora io consumatore mi sento un minimo tutelato perlomeno da un punto di vista geografico.

La cosa degli assassini copycat nel metal deve cessare d’esistere il prima possibile. Un mattino un manager ha un’idea del cazzo e la sdogana al mondo. Facciamo il caffè. Cioè, pur di non fare un disco tu fai posare Hansi Kursch davanti a una telecamera mentre presenta orgoglioso il suo caffè, ai limiti dello snuff o degli ostaggi in Medio Oriente che leggono quello che gli fanno leggere.

Un minuto dopo partono le telefonate a trentacinque torrefazioni locali, in stile call center aggressivo.

Trentadue riattaccano in faccia perché pensano sia uno scherzo.

Una riattacca perché ha da lavorare.

Una neanche risponde.

La trentacinquesima è gestita da un cinquantenne che all’epoca li vide nel tour di Battalions of Fear; Majesty era la traccia numero uno e gli vengono i lucciconi agli occhi. Gli viene il nome da dare a quella miscela. I gruppi che ascolta Edoardo Giardina con la parola “arabica” potrebbero fare una settantina di miscele differenti: un catalogo eterno da far suicidare immediatamente Wilton. Il capitalismo in piccolo: un torrefattore che intravede l’exploit di codesta miscela alle bancarelle del Wacken Open Air, dove la gente è talmente devastata che nella moka metterà la terra pisciosa raccattata da sotto la propria tenda o quella altrui. Da cosa nasce cosa: ora i grani e il solubile per gli entry level, domani le cialde, un futuro non lontano le capsule. I metallari progressisti di domani venderanno le capsule: il Merdaccino.

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Accedo alla pagina che vende tale prodotto, intendo il Majesty Roast, niente Merdaccino per ora. Davvero è riportato “un caffè mai visto finora”. Poc’anzi scrivevo con ironia quel che loro sentenziano e basta. E proseguono: “i Blind Guardian hanno lavorato con noi per sviluppare un caffè che…”

Basta.

Immagino Hansi ridotto come chi è in procinto di sposarsi e passa un pomeriggio a provare tutti i tipi immaginabili di confetti per le bomboniere, finendo il pomeriggio con la glicemia a ottocentomila e i conati. Lo immagino dopo il diciassettesimo caffè, che esce paonazzo e in lacrime paventando che dovrà licenziare tutti e riprendere Thomen per poi crollare al suolo, inerme.  

Da cosa nasce altra cosa e tutti si mettono a fare il caffè, e i Blind Guardian possono essere minimo i quindicesimi, o chissà, magari i trentesimi. Immaginate il caffè dei Cock and Ball Torture.

I Testament ci sono già arrivati, tanto che Steve DiGiorgio, un tempo bassista di Human, avverte la popolazione sottostante il Dio del basso che è disponibile “Dark Roast of Earth” accompagnando la busta con un sospettoso “Premium Quality Coffee” e con l’immagine di uno sciacquone all’americana in tazza gigante, come quelli che trangugiano i poliziotti nei film.

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Poi gli Incantation. Origine Costa Rica, e spezzo una lancia in loro favore perché alcune note torrefazioni quello manco lo specificano, lasciando intendere un gran rimescolone di cui fidarsi e basta. La nota dolente è che si chiama “Tribute to the Goat”. Non erano, se non vado errando, quelle ri-registrazioni che stamparono verso il 1997 o 1998 ad era Craig Pillard bell’e ultimata? Se l’alternativa è Roastening the Afterbirth effettivamente preferisco questo.

Insomma, in attesa che i vostri idoli di sempre vi facciano il caffè anziché un bel disco di inediti, chiudo con le uniche parole che mi vengono in mente: ma vaffanculo. (Marco Belardi)

7 commenti

  • Ellefson produce caffè macchiato, a quanto pare

    Piace a 2 people

  • Il caffè Americano non è caffé comunque e fa cagare chiunque lo smerci (…pure se sono gli High on fire)

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  • Io comprai il Caffè di Wacken Open Air, tanto per avere il barattolo figo, ma era una roba imbevibile ad un prezzo spropositato, qualità livello caffè discount.

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  • NO VABBE’ CAPOLAVORO. Aggiungo solo che “gli americani non sanno nemmeno salutare” (cit. Luchino Visconti)

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  • Vendere il caffe della LIDL con l’adesivo di un gruppo metal sopra è l’ultimo stadio per gente che facilmente non è più capace di fare dischi decenti. Un appluauso ai fessi che lo comprano.
    Sarebbe ora che questa gente imparasse una professione e si trovasse un lavoro, o aspettasse la pensione o il reddito di cittadinanza, o rubasse la mancia ai migranti.
    Un Tedesco che riesce a vendere il caffe dei blind guardian ad un Italiano, secondo me, andrebbe denunciato per circonvenzione di incapace

    Piace a 1 persona

  • L’anno scorso (o giù di lì) anche i Behemoth si sono messi a fare la loro miscela (diabolica), che pure Corey Taylor aveva sponsorizzato sul suo Instagram… Ma se non ricordo male i Blind Guardian prima che il caffè si erano messi a “produrre” vino!

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