Pararsi il culo allo stato dell’arte: WITHERFALL – Curse of Autumn

Il secondo disco dei Whiterfall, A Prelude to Sorrow, era più ispirato e oscuro del predecessore ma l’effetto sorpresa sembrava già venuto meno, il che può essere accettabile se suoni da trent’anni ma non in questo caso. A conti fatti, però, il debutto Nocturnes and Requiems gli fa il culo solamente ai punti ed entrambi gli album hanno portato i californiani a diventare una delle migliori realtà del decennio in campo di metal classico. Se quell’effetto sorpresa fosse venuto a mancare una seconda volta sarebbe stato però un cataclisma. Ovviare al problema è però possibile non solo facendo sterzare la musica ma anche provando a farla suonare in un altro modo.

L’esordio fu prodotto dal chitarrista Jake Dreyer e dal cantante Joseph Michael per conto loro, con risultati un po’ troppo piatti per essere apprezzabili. Il secondo, nonostante l’appoggio logistico della Century Media, registrò un miglioramento solo minimo. Magari erano certi che lo avreste ascoltato al massimo volume con lo smartphone, con una resa sonora infima. L’effetto sorpresa del nuovo disco dei Witherfall prende il nome di Jon Schaffer, fondatore degli Iced Earth, co-fondatore dei Demons & Wizards, e, più recentemente, assaltatore a Capitol Hill, detenuto in attesa di giudizio con sei capi d’accusa a proprio carico fra cui quella storia dello spray per gli orsi. Iced Earth e Demons & Wizards sono oggi due one man band, dato che si sono tolti di mezzo tutti, incluso Dreyer. Ci tengo a precisarlo: oggi a me interessa parlare solo di cosa rappresenta Jon Schaffer nell’economia e nella resa finale di Curse of Autumn. Il resto lo ignorerò: è palese che non potrai portare avanti progetti con chi è dietro alle sbarre e vedo pura codardia e mancanza di lealtà in alcune prese di distanza di musicisti che hanno collaborato con Schaffer.

Cosa è stato Schaffer per Dreyer? Una figura di fiducia, che l’ha coccolato, portato in tour e in studio di registrazione con la sua band principale e con quella secondaria, il che comporta metter parola con Hansi Kursch evitando troppe audizioni. Uno che l’ha pagato e appagato, e la seconda cosa conta più della prima poiché se collabori sei un collaboratore ma se perseveri nel collaborare per quasi un decennio allora si è creato un vincolo. La domanda è: chi ha più bisogno dell’altro? Uno che marcia spedito verso il culmine, ma non campa di rendita degli anni Novanta, o l’anziano? Jake Dreyer si è rivolto all’innominabile Jon Schaffer perché certamente era in ottimi rapporti con lui, professionali e non. E quest’ultimo ha trovato il sistema di far suonare il nuovo album dei Witherfall diversamente dai precedenti, svolgendo un lavoro egregio. Dopodiché si è abbattuta la tempesta di merda, a parer mio tutta una questione di gigantesche turbe psichiche e di timore per un ritorno negativo d’immagine.

Fino a poco fa canticchiare I Died for You nelle automobili non obbligava le forze dell’ordine a installare strisce chiodate lungo il tragitto. Inoltre, che Curse of Autumn fosse prodotto nientemeno che da Jon Schaffer sarebbe stata una questione tutta da sponsorizzare per trarne un ulteriore vantaggio. Jake Dreyer – leggo sul sito della Century Media – il 15 febbraio scorso ha lasciato gli Iced Earth per concentrarsi sui Witherfall. E fin qui niente di male, anzi, ci sta tutto. Sei all’apice, ma non campi della rendita degli anni Novanta e quindi spingi dove è necessario spingere. Penso sia una scelta perfino comprensibile dalla controparte, qualora le clausole contrattuali non lo obbligassero ad altro. Ma, clausole o no, Jon Schaffer è in carcere e Dreyer non l’ha mollato per concentrarti sui Witherfall.

Altra gente ha lasciato gli Iced Earth “prendendone le distanze”, tipiche dichiarazioni imboccate dalla forchettona asettica di manager, social media manager se non addirittura avvocati. Hansi Kursch negò di essere in contatto con lui prima ancora che fosse la polizia in persona a domandarglielo, il che è tipico di chi nasconde qualcuno in cantina o sotto le assi di legno della casa di campagna. I Demons & Wizards sono una cosa al 50% che è stata appena scaricata dall’altro 50% ad album già rilasciato, il che è come dire “ora l’aeroplano è tutto tuo e non voglio niente ma gli ho appena tolto il motore e un’ala, mi servivano per casa.”

Il metallo, la fraternità, le corna al cielo? Oppure la propria immagine da proteggere a ogni costo? Io ti devo mollare perché altrimenti sarò in qualche modo associato a te, punto. Ecco poi che la Century Media rimuove gli Iced Earth dal catalogo, terra bruciata tutt’attorno, cancellando l’Arte che non è neppure il prodotto d’un singolo individuo, del suo pensiero e delle sue recenti azioni. Sempre più una questione d’immagine. E anche fin qui niente di strano: oggi il mondo gira così ed è da tolleranti tollerarlo. Agli occhi dei più, sarà da intolleranti prender posizione e misurare una persona attraverso le esperienze dirette avute con essa negli ultimi dieci anni. Ed è qui che inizia a essere tutto molto strano.

L’album dei Witherfall, già finanziato e pagato, come nulla fosse esce ugualmente su Century Media nonostante l’Innominabile abbia mosso i fili dietro di esso, come un invisibile direttore d’orchestra che vi inietta una sana dose d’esperienza. Basterebbe riconoscerlo e render merito, ma l’asino ormai è cascato e allora perché non mantenere in catalogo quelli di I Died for You? Se Dreyer avesse voluto prendere davvero le distanze da Schaffer, avrebbe dovuto mixare il disco daccapo. Anzi ri-registrarlo proprio. No? Costava troppo rifarlo? O non si era in grado di farlo meglio? Ma vaffanculo.

Curse of Autumn è davvero bello. Da fan acquisito, dico che sulle prime non mi piaceva affatto proprio a causa della sua produzione, ed è un paradosso: meno bassi, suono più asciutto, una batteria finalmente realistica. Non mi sembravano i Witherfall, che hanno ormai un’identità così precisa e delineata che, dentro di me, quasi pretendevo lo stesso suono contemporaneo incollato su uno stile che varia dal metal classico al power americano, dal prog metal a quelle sfumature estreme che ancora oggi ricorrono. Passando per i Nevermore, sia chiaro, perché pure loro si sentono, e con il suono di tre anni fa si sarebbero sentiti di più. In certi casi i riff sono figli della stessa madre eppure, stavolta, mi paiono freschi. I Witherfall hanno sterzato e l’album cresce con gli ascolti, distinguendosi anche grazie alla sua impostazione sonora. Il merito di Jon Schaffer nella riuscita di questo titolo è un 25% abbondante, e senza di lui avremmo una manciata d’ottime canzoni collegate al passato da una confusa continuità. Jon Schaffer ha permesso tutto questo, con la consapevolezza che Dreyer e gli altri si sarebbero accorti di dover mettere la freccia prima d’impantanarsi una volta per tutte.

Poi c’è il batterista Marco Minnemann, e due parole su di lui intendo spenderle anche perché nel suo caso è lecito e moralmente accettato farlo. Tenetelo. È un classe 1970 e di tempo davanti a sé per divertirsi ne ha ancora. Soprattutto vorrei vedere Minnemann immerso a lungo termine nel contesto di una band, e non più mero turnista che viene, sbalordisce e se ne va. Quello che non ha potuto vivere nei Dream Theater vorrei avvenga in un gruppo che si sta ancora evolvendo. I Witherfall sono il posto giusto, e ora vanno convinti a non andare a cercarsi un altro turnista. (Marco Belardi)

10 commenti

  • D’accordo su quasi tutto e porco dio. Che palle, eccetera. Un paio di appunti: posso immaginare che coloro che condividevano con Schaffer percorsi musicali, fossero almeno in parte a conoscenza delle sue elucubrazioni sovraniste da discount della paranoia sociale spiccia. E posso comprendere che lo assecondassero con sorrisi di circostanza nella migliore delle ipotesi. Fatico d’altro canto a pensare che fossero accaniti sostenitori della sua posizione politica da terza media e da due libri comprati (e letti pure poco) in qualche store del cazzo sulla Tamiami trail.
    Me ne fotto totalmente dei moralismi come ho sempre fatto nella mia vita. Premetto. Ma qual era l’alternativa? Dichiarare che è un povero mentecatto e che nonostante le sue simpatiche stronzate tra il comico e il ricovero da trattamento sanitario obbligatorio gli sarebbero rimasti accanto?
    Ennamo su…

    Detto questo forse non è abbastanza passata la questione principale. Il disco in questione spacca il culo ai passeri e guadagna in scorrevolezza e accuratezza, dalla prima all’ultima nota, quel poco che perde in “incoscienza” giovanile. Ed è una delle cose migliori uscite in ambito classic/heavy/power americano degli ultimi 15 anni.
    E sì, Schaffer ha fatto un gran lavoro.
    P.S. Bisognerebbe capire perché le anteprime dei dischi, ovvero i singoli estratti, non ti fanno mai capire un cazzo di nulla sulla qualità di un full lenght. Ma proprio zero. Come cazzo è? Una risposta non ce l’ho.

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    • Prima o poi sto pistola di Schaffer dovrà ben rilasciare na mezza frase,,,chissà cosa tirerà fuori…o manda tutti a fanculo
      oppure magari chiederà scusa…di certo a me tutto questo dissociarsi in maniera così totale fa anche in po tristezza.
      vero è che il nostro amico è entrato assieme ad altri facinorosi rimbambiti come lui in un tempio della politica mondiale, vero è che il coglionazzo pare avesse la bomboletta al peperoncino modello grizzly, ma è anche vero che alla fine di tutto quello che poteva fare fortunatamente per se e per gli altri non ha fatto un cazzo di niente. Avrebbe senso dissociarsi se avesse davvero combinato qualcosa di estremamente grave,tipo ferire od uccidere qualcuno…ma non penso che fosse nelle sue intenzioni, a meno che veramente non fosse impazzito.

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      • Sì ma questo si è svegliato una mattina per cavalcare quello che Bauman chiama “un episodio quale avvenimento autosufficiente”, senza curarsi minimamente delle premesse e delle conseguenze delle proprie azioni. Fuori dal tempo è piombato in un flusso anche privo di una causa valoriale minimamente sensata e ha mandato a puttane in 5 minuti non solo la propria, ma pure la carriera di chi suonava con lui negli Iced Earth (magari loro se salvano ma il genialoide se n’è fottuto totalmente). Senza contare che avrà pure una famiglia sto coglione. E gli devo pure dare una pacca sulla spalla e mostrargli solidarietà? Ma se facesse vedè da uno bravo, porco dio.

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  • Concordo sull’immensità della coglionaggine di quest’uomo, ma proprio per questo forse da parte dei suoi colleghi non dico di scusarlo ma almeno una frase del tipo” E’ stato un coglione,ma diamoli almeno un altra chanche” ci poteva anche stare. A meno che, e qui sarò forse ignorante in materia, quello che ha fatto è a livello legale una cosa gravissima per la quale in America ti fai 30 anni di galera. Ma poi che vuol dire dissociarsi? Hansi Kursch o Dreyer erano forse li di fianco a lui? Sono stati chiamati in causa? A me non sembra…io non tengo la parte a Schaffer lui e le sue idea da americanozzo fascista mi fanno ridere, però a pelle non mi piace questo fuggi fuggi nei suoi confronti. Sta gente ci ha fatto dischi tour e quant’altro e vuoi dire che allora quando le sparava grosse facevano finta di niente come quando hai l’amico ubriaco e cerchi di salvare le apparenze?

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    • Ho capito cosa vuoi dire. Fossi stato un suo bandmate, usando una brutta parola, gli avrei detto: a ‘mbecille ma come cazzo stai? Vedi de ripijatte perché c’hai messo tutti nella merda”.

      Ma quelle dichiarazioni secondo me non arrivano direttamente dai suoi sodali come individui. Li avranno pure “consigliati” (leggi costretti…chi ha detto Century media?) di parlare in quel modo. D’altro canto il silenzio in questi casi equivale a un silenzioso assenso. E nel mondo iper-moderno della comunicazione presentista e massificata tutto questo non è contemplabile.

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  • Un po’ coglione? Certo. Uno con la testa che non gira del tutto? Come negarlo. Concordo con Fanta, probabilmente tutti conosciamo uno del genere. Di quelli che ti smantellano la minchia con i complotti e che da un pezzo hai smesso di cercare di farlo ragionare. Sul talento, poi, non si discute. Mi lascia perplesso l’idea che abbia fatto “una cazzata”. Non è stata una cazzata. Se le guardie avessero aperto il fuoco staremmo parlando di una strage, e avrebbero potuto farlo. E se la folla di stronzi avesse seccato un deputato o anche solo un usciere staremmo TUTTI nella merda: pensate al post 11 settembre e a come hanno fatto diventare il mondo. La cosa è stata gestita male? Qualcuno ci ha pure marciato sopra? È la politica, bellezza! Sta di fatto che il Nostro non ha fatto una cazzatella. Infine: ‘sto disco promette bene.

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  • Ma io non lo difendo affatto…ovvio che quello che è stato un’atto sconsiderato poteva davvero diventare una mattanza(anche se purtroppo se non sbaglio il morto c’è scappato). Quello che dico io è questo: Kursch era in Germania a bere birra e mangiare salsiccia, Dreyer sarà stato che so a casa a giocare con la Playstation. E’ possibile che è diventato una merda di colpo ai loro occhi? Schaffer gli aveva proposto di farsi un giro con lui? Ne dubito.

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    • Sì certo, è un classico caso di business is business condito da un po’ di (oggettivamente comprensibile) paranoia: vuoi che anche loro non siano stati passati ai raggi X da un fantastilione di agenzie governative più o meno segrete? Però è anche vero che, secondo me, quando Schaffer ha detto “Uè regaz vado a fare bordello a Washington” quelli non se lo sono nemmeno filato di striscio: “Il solito Jon che dice cazzate”. Non ce l’avevo con te, Fab, a scanso di equivoci, è che in giro vedo un sacco di gente che ‘sto assalto lo prende come una carnevalata, tutto qui! E sì, il morto c’è stato, ma un infarto, molto meno “appariscente” (per fortuna!) rispetto a uno bastonato a morte o sparato in faccia. Quello sarebbe stato molto meno facile da far passare in secondo piano.

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  • L’hanno mollato tutti per un motivo semplicissimo: salvarsi giustamente il culo da un danno d’immagine catastrofico. Qui in Italia ce ne accorgiamo meno, perchè forse siamo più pragmatici al riguardo (oppure più abituati a livelli altissimi di buffonaggine), ma basta andare a spulciare qualche sezione commenti su facebook o su forum anglofoni per capire l’antifona: c’è gente, tantissima, che si è messa a dire peste e corna dei Blind guardian nonostante la loro presa di distanza, con incitamenti al boicottaggio, alla damnatio memoriae e altre amenità del genere. E si tratta dei Blind guardian, quattro poveri cristi che non hanno mai fatto o detto nulla di male. Ma a quanto pare basta essere amici di un deficiente per diventarne complici, di fronte al tribunale dell’opinione pubblica. Quindi, visto che la suddetta opinione pubblica è quella che dirige la forchetta che ti piazza il cibo in bocca, è il sacrosanto istinto di conservazione a dirti di prendere le distanze da tutta la faccenda. Sono anche convinto che, in caso non ci fossero state prese di distanza, le varie etichette discografiche ci avrebbero messo un secondo a mollare tutti i vari gruppi considerati coinvolti, anche solo di striscio.

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    • Beh ragazzi a sto punto ammetto che non avevo idea che la colossale vaccata di Schaffer potesse in maniera indiretta mandare a monte la carriera pure dei Blind…ma almeno lasciatemi dire che se la stessa cosa fosse successa in epoca pre-social forse tutto questo fuggi fuggi non ci sarebbe stato, adesso giustamente mi si fa notare che anche un peto può trasformarsi in una tempesta grazie al delirio che esiste sulla rete. In ogni caso sarebbe bello sentire anche la sua versione dei fatti…magari poi viene fuori che era ciucco come un ape e non si ricordava nemmeno di esserci andato…

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