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Quando una band con THOMEN STAUCH ne incontra una senza…

12 settembre 2019

Occhialino fulgido su un sorriso perennemente stampato e una bazza che non finisce mai. È Thomas Stauch, meglio conosciuto come Thomen, che per il sottoscritto rimarrà il solo batterista dei Blind Guardian al punto di non sapere come si chiami l’attuale.

I Blind Guardian vogliono dire tre cose: lui, ovvero il martello che ne manteneva l’impronta più metallica, gli intrecci chitarristici a gestire completamente le melodie, e infine, la voce possente e rauca di Hansi Kursch. Non vogliono dire altro, e il solo pensare a bardi, menestrelli, pan di via sbriciolato e orchestre varie mi fa sentire male, anzi malissimo. Comunque molto meno di Roberto, che ha dovuto affrontare il nuovo singolo e scrivere pure qualche riga su quella merda. I Blind Guardian dei quali ho ricordo sono un gruppo capace di suonare un power metal bello pesante, e dal rendimento impressionante perlomeno fino a Imaginations From The Other Side. Il motivo per cui adoro il loro ex batterista non è la sua straordinaria tecnica, poiché a me, innanzitutto, piace quando un musicista lo riconosci subito, e con lui era esattamente così. Bombardamento costante in battere, passaggio improvviso in levare nelle parti veloci e con una cazzata del genere era come se Thomen riuscisse a porre sempre e comunque l’accento sulla strofa o sul bridge che stava arrivando in pompa magna. La sua firma era grosso modo quella, oltre alle marce sul rullante fatte con il batticarne: grazie a piccoli espedienti del genere, Thomen era uno che partiva e non voleva saperne più di fermarsi.

Quando ripenso a lui nei Blind Guardian è automatico che ripensi ad Anatolij Bukreev, alpinista kazako di alto rango che ebbe la sfortuna di lavorare come guida per Scott Fischer nella disperata ascesa all’Everest del maggio 1996. Bukreev giunse in vetta alla quota di 8848 metri senza l’ausilio di ossigeno, come da consuetudine, e i piani di discesa risultavano in netto ritardo perché più spedizioni congiunte stavano tentando di portare lassù un assortito mix di incompetenti, ricconi in cerca di fama e buoni scalatori. Fra cui Rob Hall, guida esperta della Nuova Zelanda, e Jon Krakauer, giornalista ed autore del celebre Nelle terre estreme. Anatolij vide che dalle vallate sottostanti stava provenendo un pericoloso fronte temporalesco, qualcosa a cui difficilmente sopravvivi, a quelle quote. E in attesa che i ritardatari toccassero il fatidico numero 8848 per la consueta foto di rito, si tolse dai coglioni anziché portare a compimento il proprio lavoro: questo per problemi di pianificazione, di collegamento radio con Scott Fischer, ma soprattutto per il freddo accentuato dall’assenza di collegamento ad una bombola e perché glielo stava suggerendo l’istinto. Bukreev non solo raggiunse sano e salvo il Colle Sud e l’ultimo campo avanzato, ma si fece un tè caldo, e mentre la tempesta là fuori devastava tutto quanto – sempre guidato dalla razionalità – tentò ed effettuò alcuni salvataggi nelle zone entro le quali gli era possibile farlo. La guida Andy Harris, che si spinse più in alto, non fu più ritrovata, e così morirono anche Scott Fischer e Rob Hall, oltre a una decina di portatori sherpa e clienti che avevano pagato all’incirca settantamila dollari per partecipare alla spedizione.

Anatolij Bukreev morì un anno più tardi sull’Annapurna, travolto da una valanga alla quale sopravvisse soltanto il nostro Simone Moro. Esattamente come Bukreev, Thomen Stauch doveva sentirsi in vetta al mondo quando partecipò alla registrazione di uno dei più begli album power metal di sempre, Imaginations From The Other Side. E di lì a poco, avrebbe iniziato a sentire puzza di merda. Condivido la sua scelta di scappare via. Condivido la rinuncia alla fama garantita. Peraltro, con gli anni, io stesso avrei percepito il netto ridimensionamento dei Blind Guardian da gruppo trainante a nume tutelare che neanche in solitaria è più in grado di tenere a galla una realtà in cui stavano affondando più o meno tutti, Stratovarius inclusi. Ma Thomen, amante terminale della musica, nonostante i problemi alle vertebre cervicali e nonostante quella pesante rinuncia, si mise a farsi i cazzi suoi, il che rappresenta la soddisfazione principale per ogni musicista che ami la musica, e che non la intenda semplicemente come il lavoro che ti fa arrivare sano e salvo a fine mese. La discesa di Thomen dalla fama di Nightfall In Middle Earth, passando per quel A Night At The Opera che proprio non gli andò giù – e non riesco in alcun modo a dargli torto – dopo il cameo negli Iron Savior iniziò con Dreamland Manor dei Savage Circus, sempre assieme a Piet Sielck oltre che a un tizio, di cui onestamente mi sfugge il nome, che in ogni modo si sforzava di riprodurre lo stile canoro di Hansi Kursch (era il cantante dei Persuader, maledetto toscano infame, ndbarg). Così come le chitarre ricercarono i medesimi intrecci firmati Siepen ed Olbrich, i Savage Circus rappresentarono l’idea, di Thomen, di trovarsi ancora a bordo della stessa nave sebbene non fosse palesemente così. Ma almeno si stava facendo gli affaracci suoi, e, per quanto la sua band non consistesse in niente di trascendentale, né recensendo un buon album dei Savage Circus né l’altrettanto valido debut dei Serious Black – al quale Thomen partecipò – si rischierà un malore come è accaduto a Roberto col nuovo singolo dei Blind Guardian. Dove la parafarmacia non basta più, ci vogliono le bombe di ibuprofene. (Marco Belardi)

12 commenti leave one →
  1. Magus79 permalink
    12 settembre 2019 10:18

    Ragazzi, voglio darvi un consiglio per il vostro bene, fatevene una ragione e andate avanti, se non ce la fate da soli, trovatevi un gruppo di sostegno,per fare un paragone , per me gli iron maiden non fanno un disco decente da seven son, e i dischi post reunion mi fanno cagare, ma non mi metto a frignare come una verginella violata ogni volta che escono con un album nuovo

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  2. Magus79 permalink
    12 settembre 2019 11:49

    Sinceramente non mi sembra che il mio commento sia “frignoso” (cacchio, ho inventato una parola), e poi sono stato anche buono, non gli ho nemmeno fatto notare che la sua metafora è usata in maniera inpropria, secondo belardi thomen sarebbe come Anatolij Bukreev, cioè lui è andato via e si è salvato mentre gli altri sono rimasti indietro e sono morti, ma dove?, secondo te i guardian sono un gruppo morto? Vendono ancora parecchio, fanno tour mondiali, e thomen? In vent’anni ha fatto un buon disco con i savage circus, un disco mediocre con i serious black e poi? Non pervenuto, se secondo te i blind sono morti e lui si è salvato stiamo a posto

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    • Marco Belardi permalink
      12 settembre 2019 13:30

      i tour mondiali li fa chiunque abbia fatto abbastanza album che la gente voglia risentire dal vivo, non se li sono costruiti con A twist in the myth. l’articolo non è una frignata sui blind guardian perchè dei Blind guardian non ne parlo, l’ultimo album lo devo ancora sentire se devo essere sincero quindi non saprei proprio cosa dirne. sono fermo a Twist in the myth con loro. l’articolo è su stauch e la scelta che fece, andare per la propria strada perchè non ti stai divertendo più e rinunciare ai “tour mondiali” e “alle vendite” che dici tu, per me, è una scelta difficilissima eppure lui la fece. non ha più scritto un Somewhere far beyond nè suonato su un album del genere, ma problemi fisici a parte sono convinto che si sia tolto un peso di dosso, e che si sia divertito abbastanza. quindi per me lui è vivo, loro sono morti che incassano con quel che han fatto da vivi

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      • Magus79 permalink
        12 settembre 2019 15:39

        Non sono d’accordo,bisogna vedere anche dove vai a suonare, per esempio in locali da 3000 o piu persone come i blind o locali da 300/500, prendi gruppi come i gamma ray o i rage come stavano messi 20 anni fa e come stanno adesso, tu ammetti di non seguirli più da a twist in the mith, quindi esprimi un giudizio senza sapere di cosa parli, sai quanto vendono e quanto vendevano 20 anni fa? Io numeri non ne ho, però nel tour di nightfall hanno suonato al rainbow, un buco, nell’ultimo tour all’alcatraz e al battlelfield, mi spiace ma i guardian vendono, vorrei farti notare che vivono della loro musica. Quindi in base a cosa puoi dire che “sono morti”? Perché a te non piacciono più? Che ne sai che thomen si è divertito e loro no?. Sul fatto che non è una recensione, è vero, ma hai scritto il pezzo ora perché devono uscire con il disco orchestrale, il pezzo è su thomen ma lo usi per esprimere un giudizio anche sui blind, quindi non fare il furbetto😁. Ripeto, per me la metafora che usi non ci sta proprio. Per quanto riguarda il “frignare” volevo essere ironico, insomma facevo un pó il cazzone, mi spiace se te la sei presa

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    • weareblind permalink
      12 settembre 2019 22:14

      E il fatto che facciano cacare, cosa c’entra con le vendite? In tal caso tutti i metallari dovrebbero ascoltare solo U2 e Madonna.

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      • Magus79 permalink
        13 settembre 2019 05:17

        Infatti quello che hai scritto non c’entra niente con il nostro discorso, io non ho scritto che vendono e quindi sono validi, ma che vendono quindi non sono morti. Come ho già scritto, ad esempio a me i maiden di oggi fanno schifo, ma se dicessi che sono morti come band sarebbe una cazzata

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      • weareblind permalink
        13 settembre 2019 22:04

        Quello che hai scritto tu c’entra meno ancora, poiché il “morti” si riferisce non al seguito ma “all’essere Blind Guardian e una band metal”.

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  3. Silver permalink
    12 settembre 2019 16:04

    TOTALMENTE daccordo col Belardi!!! I BG erano uno dei miei gruppi preferiti, A night at the opera è stato la seconda piu grande delusione musicale della mia vita (la prima è Risk….). And then there was silence era un pezzo stupendo, l’album invece mi ha fatto cadere le palle. I dischi successivi li ho ascoltati ma per me sono solo un compitino fatto per pagare le bollette…. Thomen è come i nostri cari fratelli Cliff Burton e Nick Menza, senza loro i gruppi sono implosi

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  4. Vanni Fucci permalink
    12 settembre 2019 16:07

    Tra le varie cose belle di A Night At The Opera (per me una delle vette dei Blind con i due precedenti, ma sono gusti) è che c’è una prestazione di Thomen mostruosa, ironicamente.

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    • aijanai permalink
      14 settembre 2019 20:12

      Ma come mai tutti questi atteggiamenti critici nei confronti di Imaginations, Nightfall e Opera?

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