Kebabbari, questo è per voi: AETERNAM – Al Qassam

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Checché se ne dica, qui a Metal Skunk siamo uomini di mondo e, nonostante possa non sembrare, restiamo sempre aggiornati sulle vicende che coinvolgono questa pazza sfera che ruota nel cosmo, ignara degli orrori transdimensionali che vi abitano e che, un giorno, si risveglieranno reclamando il loro legittimo ruolo di dominio. La vicenda di Silvia Romano non ha lasciato indifferente nemmeno noi ma, come evidenziato dal buon Edoardo Giardina e contrariamente al resto delle masse, noi ci siamo interessati all’unico aspetto che valeva la pena affrontare in questa questione, l’unico aspetto che ad onor del vero conta nella vita stessa: il Metallo.

Ebbene, tra qualche giorno cade il ventennale di The Infernal Storm, uno dei dischi degli Incantation che più amo, oltre ad essere stato uno dei primi che ho acquistato. Quindi sto ascoltando fondamentalmente solo quello, intervallandolo ad alcune novità che mi sono capitate sotto mano nell’ultimo periodo. Tra questi c’è Al Qassam, quarto full dei canadesi Aeternam.

Premetto che non conoscevo la band, e a mia difesa dico che hanno un nome talmente banale ed abusato (seppure a volte in declinazioni diverse) che pure fossero in giro da trent’anni me li sarei potuti perdere tranquillamente. Fortunatamente non mi sono perso questo disco però. Sì perché Al Qassam, al netto di alcune soluzioni da paraculo di cui vi parlerò a breve, è veramente un buon lavoro. Il genere si può definire come un death abbastanza votato alla melodia mescolato con il folklore arabo (il leader, nonché cantante e chitarrista, è di origini marocchine), quindi aspettatevi spesso e volentieri incursioni di strumenti e melodie tipiche di questa cultura. Ad onor del vero, questo tratto caratteristico non stona (quasi) mai, arricchendo le composizioni che altrimenti risulterebbero in un canonico death metal post-2000.

Pezzi come The Bringer Of Rain fanno il loro lavoro, scorrendo bene e senza annoiare. Non è tutto oro quello che luccica però, e, come dicevo poco sopra, ci sono alcune soluzioni che definirei al limite dello stucchevole. A me va benissimo che gli Aeternam abbiano modellato il proprio stile su questo matrimonio tra death metal e musichette da mercato egiziano, però di tanto in tanto si tende ad esagerare: Palmyra Scriptures pare la classica traccia lentona da intermezzo che mettono a metà disco i gruppi metalcore per non rischiare di spaventare il pubblico più sensibile che se dovesse ascoltare quattro pezzi di fila in growl si spaventerebbe. Ascension parte a mille scaldando gli animi per poi infilare a cazzo un breakdown che oltre a smorzare il tutto dà pure fastidio, tanto è banale e puzza lontano chilometri di riempitivo per collegare tra loro le strofe.

Non un lavoro perfetto dunque, ma lo sto riascoltando spesso e nel complesso mi ha convinto. Sicuramente la personalità non manca ma credo che gli Aeternam non abbiano ancora raggiunto la piena maturità, pur essendo sulla strada giusta. (Luca Bonetta)

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