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Blind Guardian – Live Beyond The Spheres

17 luglio 2017

È la prima volta che mi capita scrivere di un disco dal vivo; sarà che non mi capitava di ascoltarne di nuovi da un sacco di tempo, sarà che per come la vedo io oggi un disco dal vivo ha molto, ma molto meno senso di quanto potesse averne qualche decina d’anni fa, al netto di sovraincisioni e rimaneggiamenti in studio (che, per quanto voi belle anime possiate a volte illudervi del contrario, sono sempre presenti e spesso e volentieri in maniera massiccia), sarà quel che sarà, insomma non pensavo che avrei mai scritto qualcosa su un live che non fosse stato, al limite, per la rubrica Avere vent’anni. Eventualmente.

Però poi è successo che l’altro giorno ho letto l’articolo di Bargonericchione sul Battlefield Metal Fest, che come saprete aveva come protagonisti i Blind Guardian, sempre godibili dal vivo posto che a) vi piacciano, ovviamente, e b) siano in forma. A leggere l’articolo di Roberto pare che al Battlefield in forma lo fossero così così, specie Hansi Kursch, e che tutto sommato per il pubblico accorso si sia trattato più di godimento emotivo per la scelta dei pezzi in scaletta (tutto Imaginations compreso), che non per la prestazione del gruppo, piuttosto svogliata. Godimento emotivo che ci sta tutto, mica no, ed anzi è comprensibilissimo, posto che i bardi di Krefeld se non sono stati il mio gruppo preferito poco c’è mancato, e quel poco è dovuto più al fatto che ho sempre fatto fatica ad individuare un gruppo preferito tra la roba che mi piace che non all’eventualità che non mi piacessero abbastanza, perché fino a A Night At The Opera, con la parziale esclusione di Nightfall, ho letteralmente consumato ogni singolo cd che hanno dato alle stampe. Dal vivo li ho visti credo quattro volte, l’ultima a Roma due anni fa in quello che, vi assicuro, fu un concertone allucinante. Ma anche i concerti precedenti furono belli: sul palco non mi hanno mai deluso o comunque lasciato scontento, sicuramente per l’aspetto affettivo della situazione ma anche per quello squisitamente tecnico, d’esecuzione. E qui secondo me si tratta di fare un distinguo, ovvero tra i pezzi pre-A Night At The Opera e quelli post: nel primo caso la prestazione dei Blind Guardian è stata sempre, almeno per quanto ho potuto constatare di persona, più che buona se non a tratti ottima, Hansi Kursch compreso, molto simile a quanto si può ascoltare per esempio su Tokyo Tales, mentre invece è proprio sui pezzi da A Night At The Opera in poi che il gruppo va in sofferenza, soprattutto Hansi che si trova costretto ad abbassare l’ottava di buonissima parte delle linee vocali che, altrimenti, non sarebbe in grado di riproporre. Oddio, in effetti non è proprio in grado di riproporle in ogni caso, non alla maniera in cui lo fa dal vivo comunque e che poi sarebbe l’unica possibile, purtroppo per lui, per loro e per noi più in generale. 

Difatti il risultato è grottesco. Si sente in maniera netta lo stacco che esiste tra i pezzi della prima metà carriera, effettivamente nati e cresciuti in sala prove, e quelli di questa seconda metà, concepiti e lavorati esclusivamente in studio di registrazione salvo poi, per quelli che meglio si prestavano alla bisogna, essere riarrangiati per la riproposizione dal vivo, giusto perché non puoi presentarti sul palco per il tour di un disco senza manco un pezzo di quel disco anche a costo di castrarlo, come potrete ascoltare proprio su questo Live Beyond The Spheres, che vi assicuro dà proprio l’idea di essere un lavoro svogliato, pensato e realizzato più per tirare su ancora qualcosa da questo paio d’anni di tournée in giro per mezzo mondo che non per motivi meno prosaici. Tra l’altro è pure prodotto male, forse nel tentativo di riproporre un resa sonora che fosse più simile possibile a quella dal vivo; o per mancanza di orecchio, chi lo sa. Fatto sta che mi guardo un’intervista in cui André Olbrich ciarla tutto contento del fatto che il suono delle chitarre è sempre lo lo stesso, splendido, sera dopo sera, giacché usano roba tipo Kemper o Axe Fx (che, per chi non lo sapesse, sono dei simulatori di amplificatori attualmente assai in voga tra quei chitarristi che non vogliono portarsi un amplificatore tradizionale in tour), che questo secondo lui sarebbe il motivo per cui su questo disco dal vivo le chitarre suonano particolarmente bene a prescindere da quale concerto sia stato preso quel pezzo, e finisco per domandarmi come cazzo sia possibile che a me ‘ste chitarre suonano talmente sciape da sembrare registrate con un Pod di vent’anni fa, ovvero un attrezzo per chitarra che era buono all’epoca giusto per registrare dei demo al volo, figurarsi adesso e con tutta ‘sta strumentazione che c’è effettivamente in giro. Ma per dire che il già citato Tokyo Tales suona sideralmente, assurdamente meglio di Live Beyond The Spheres, oltre ad avere un tiro che al confronto quest’ultimo pare registrato da una cover band, sì brava e tutto ma lontana dall’originale mille anni luce. Notevole peraltro anche la copertina presa direttamente da un’intensa sessione di gioco a Diablo 3. Ci si sono sprecati parecchio, direi. Insomma un live fatto un po’ col culo che mi ha confermato quanto, effettivamente, fummo fortunati a Roma due anni fa. Vabbé. (Cesare Carrozzi)

 

 

4 commenti leave one →
  1. 17 luglio 2017 13:58

    niente da aggiungere. a Roma fu un concerto da ricordare fino alla morte, ma negli ultimi anni (in cui li ho visti parecchie volte) ho sempre notato dei volumi vergognosi per quanto riguarda le chitarre, quasi sempre praticamente inesistenti.
    sul questo live è ilrpoblema è uguale, mentre si può soprassedere tranquillamente sulla forma di Hansi, che ancora canta ancora molto molto bene ma non ringhia più come nel 95 (cioè da quanto ha iniziato a prendere lezioni), non posso proprio passare sopra al fatto che dei pezzi del genere siano rovinati da una produzione ridicola che mette in terzo piano le chitarre, che vanno cercate con attenzione in mezzo a quell’impasto sonoro, piuttosto che arrivarti dritte in faccia tipo fucilata.

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  2. 18 luglio 2017 16:15

    Mi ricordo il live a Roma all’Atlantico, per la tourneè di At The Edge of Time. Fu vergognoso, a partire dalle immagini in CG proiettate su un megaschermo che parevano uscite da un video di Rexanthony, che non c’entravano proprio niente con la musica dei Blind.
    La mia teoria è che avessero la bravura nei capelli di Hansi: da quando se li è tagliati sembra un impiegato statale che timbra

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  3. Golf_mit_hansi permalink
    19 luglio 2017 00:48

    La tragedia di sto gruppo è la tragedia di un genere. Trascinato nel allucinazione orchestrale collettiva… Non facciamo più power. Non facciamo heavy progressive. Non facciamo nemmeno più orchestral heavy progressive power. Infatti non fanno più nulla se non ingolfare dischi con orchestre e cori come grandinasse oppure usiamo tecnologie pseudo avanzate come su questo live delle sfere. Che ha tra gli altri il difetto peggio, quello di non essere vissuto. L’unico rimane Tokyo Tales. Mentre i Blind Guardian sono ormai roba per fanboy con tendenze all’estremismo.

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  4. Simone permalink
    19 luglio 2017 21:44

    Già alla data di Roma di 2 anni fa dissero che stavano preparando un disco live del tour, se hanno perso tutto questo tempo per un disco dal vivo non oso pensare per l’album orchestrale o, Dio ce n e scampi, per l’album normale.
    Non ho sentito gli altri album live dei Blind Guardian, ho solo i dischi in studio ma al di là come dice l’articolo che i live oggi non hanno molto senso (magari in video un po’ di più) anche perché loro come per esempio gli Iron Maiden non è che stravolgano gli arrangiamenti o improvvisino tanto sul palco; le canzoni sono praticamente uguali alle versioni in studio.

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