I dischi del 2020 di Metal Skunk

Nell’anno più di merda della storia degli anni di merda c’è da riconoscere che, quantomeno, è uscita una quantità incredibile di dischi splendidi che ci ha aiutato a non impazzire totalmente. Per questo abbiamo fatto abbastanza fatica a compilare la nostra top ten e per questo nello spazio Altra roba che ci è garbata molti di noi hanno scritto un papiro. Vincono in ogni caso gli Ulcerate, che sono riusciti a mettere d’accordo un po’ tutti, mentre la sezione Italia migliore è stata vinta a mani basse dagli Shores of Null nonostante anche qui la concorrenza fosse agguerritissima: oltre ai Nero di Marte, segnaliamo almeno L’Impero delle Ombre, Blaze of Sorrow, Doomraiser e Forgotten Tomb.

A margine, alcune precisazioni sulle playlist personali uscite ieri: 1- La foto di Carrozzi è anticata, lui sarà pure un burbero vecchiaccio delle montagne ma non è così vecchio 2- I dischi che vedete nella foto di Griffar non sono che una parte della sua sterminata collezione 3- Quella non è davvero la macchina di Mighi Romani 4- Quello, purtroppo, è davvero il culo del Masticatore.

Inoltre abbiamo creato un’apposita playlist su Spotify (che trovate in fondo all’articolo) così, visto che quest’anno si fa il Natale senza riunioni di famiglia e vecchie zie, potrete finalmente mettere la playlist di Metal Skunk a tutto volume mentre mangiate il panettone. Auguri a tutti. (barg)

PRIMO POSTO

“Non sbagliarne una in un ambiente come quello death metal, dove ormai è già stato tutto detto e scritto, è impresa degna di nota, e in pochissimi possono fregiarsi di tale risultato. Gli Ulcerate sono tra questi”. (Luca Bonetta)

SECONDO POSTO

“Per una volta l’hype è giustificato: pur non inventandosi niente di nuovo e limitandosi a unire le atmosfere di White Pony a quelle della produzione più recente, il risultato ha qualcosa in più del solito bel disco dei Deftones. Senza gridare al capolavoro, siamo praticamente dalle parti del bellissimo Diamond Eyes”. (L’Azzeccagarbugli)

TERZO POSTO (EX AEQUO)

“Proprio gli And Oceans, che spesso erano stati accusati di sperimentare per il solo gusto di provocare, stavolta hanno smentito tutti, con un risultato comunque ampiamente all’altezza delle glorie passate”. (barg)

“Pochi ingredienti ma efficacissimi: riffoni massicci, lenti e ripetitivi, sezione ritmica altrettanto massiccia e cadenzata, congegnata per farti dare capocciate allo stipite della porta per 50 minuti di seguito, un growl cupo, non protagonista ma perfettamente inserito nel contesto. Nelle Konvent tutto funziona alla grande e scorre che è una bellezza”. (Charles)

“Non c’è un attimo di respiro in queste meravigliose cinque tracce presenti, Moldé Volhal non s’inventa assolutamente nulla ma questo nel black, come ho già detto più volte, è tutto tranne che un difetto”. (Michele Romani)

“I Paradise Lost in perfetto equilibrio, ispirati e furbi quanto basta per non risultare scabrosi quanto una ventina d’anni fa. Succede quando hai imparato dagli errori di un tempo ma hai conservato abbastanza elementi di allora e scendi al compromesso di rivederli, manipolarli, migliorarli. Ecco perché sono ritornati così in forma”. (Marco Belardi)

ALTRA ROBA CHE CI È GARBATA

“Quelle chitarre, quella voce, quei testi. Nulla è cambiato di una virgola. D’altronde perché un vecchio cane maestoso e imponente dovrebbe cambiare il suo perentorio modo di abbaiare?” (Piero Tola)

“Gli slovacchi Malokarpatan tra folklore e riff old school vi conquisteranno con i loro concept infarciti di miti, saghe e leggende, il tutto in bilico tra un black metal atmosferico e cadenzato e qualche accelerazione in stile heavy/speed metal ottantiano. Un ibrido interessante e suggestivo”. (Piero Tola)

L’ITALIA MIGLIORE

“‘Sto disco, ficcatevelo bene in testa, è un fottuto capolavoro”. (Charles)

“I Nero di Marte sono andati oltre, e il fatto che siano riusciti ad ottenere una musica se possibile ancora più atmosferica e psichedelica che in precedenza, partendo da basi così brutali che ancora emergono e si possono sentire, è di per sé già un successo”. (Edoardo Giardina)

CIOFECA DELL’ANNO

“È brutto constatare quanto per questi ragazzoni il tempo si sia come cristallizzato. Sembra un complimento ma non lo è affatto: questa roba è vecchia e sono anni che i cinque ci girano intorno, con la sicurezza che piaccia e con la necessità d’allungare il brodo alle scalette dei concerti con qualcosa di nuovo” (Marco Belardi)

5 commenti

  • Con il culo del Masticatore la mia eterosessualità sta vacillando. Mi tocca consultare quei predicatori americani che dicono di curare l’ omosessualità. La mia pigrizia mi impedisce di fare classifiche o consigliare gruppi, che mi frega fate già tutto il lavoro voi quindi mi basta venire sul blog con le cuffie in testa

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  • Cavoli, di quanto avete segnalato non mi piace praticamente nulla. Per me 2020 quasi assente di album di interesse. Si eleva eccellente Alchemy of souls dei Lords of Black.

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  • L’ album degli Oranssi Pazuzu capolavoro

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  • Questo è stato un anno memorabile per il metal: personalmente non sono riuscito a stare dietro nemmeno alla metà di quello che è uscito e chissà mai quando recupererò.
    Sono d’accordo su alcuno dei classificati, per esempio …and Oceans e Moldé Volhal, ma non vi perdono di esservi dimenticati di Yoth Iria e Necrodeath, che meritavano almeno una menzione.

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  • dai cirith ungol mi aspettavo un grande album e sono stato accontentato

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