Cosmic World Mother, il miglior ritorno possibile per gli AND OCEANS

Non pensavo che quest’album sarebbe mai uscito. Non c’era del resto nulla che avrebbe potuto farmelo pensare. Gli And Oceans non esistevano più da tempo immemorabile: dopo Cypher, del 2002, si erano sciolti, però riplasmandosi immediatamente e cambiando poi nome svariate volte in modo schizofrenico, fino a scomparire del tutto. Loro sono sempre stati un gruppo particolare: 4 dischi sparati fuori in 5 anni, con un’evoluzione fulminante e una formazione in continuo cambiamento in cui nessuno ci ha mai capito niente: il cantante era sempre lo stesso, e si sentiva dalla voce, ma gli altri boh? Chi erano? I nickname cambiavano ad ogni disco, ogni volta sempre più inintellegibili, tra sigle, numerini e amenità, e dato che ogni album era diverso dal precedente ci sarebbe potuto essere chiunque a suonare. Questo ovviamente prima di internet, che ha svelato gli altarini e ci ha mostrato che in effetti in quei quattro dischi c’era un nucleo fisso, composto – oltre che dal cantante – dai due chitarristi e dal tastierista. All’epoca però non avevo idea di come i vari componenti si chiamassero realmente, e anche adesso che lo so preferisco non scriverne i nomi per mantenere un alone di quell’enigmatica ingenuità che avevo all’epoca. Perché poi io gli And Oceans li adoravo davvero, e in particolare quando uscì AM/GOD non ascoltai altro per parecchio tempo.

Facciamo un rapido riepilogo della loro discografia per contestualizzare meglio la cosa. I Nostri debuttano nel 1998 con The Dynamic Gallery of Thoughts, una specie di black metal sinfonico dai mille spunti diversi che diventa immediatamente una delle colonne portanti del canone dell’avantgarde, verso cui gli And Oceans hanno un approccio più diretto e tamarro rispetto agli altri noti gruppi di quel periodo che ricadevano sotto la medesima definizione. Il successivo, The Symmetry of I – The Circle of O del 1999, è paradossalmente più canonico, quantomeno a prima vista: più blastbeat, tastiere più classicamente ascrivibili al black sinfonico, eccetera. Dopodiché si prendono un anno di pausa e nel 2001 ritornano col suddetto AM/GOD, un album più quadrato e dai suoni molto più potenti, con grosse iniezioni di elettronica che però non entrano nella struttura dell’album, fungendo quasi sempre da parentesi o da preziosismo aggiuntivo. L’ultimo, Cypher, per molti versi era il classico passo più lungo della gamba, con l’elettronica che prende spesso il sopravvento, i ritmi che si fanno più lenti e le atmosfere che diventano molto cupe, lontane dall’attitudine beffarda che aveva caratterizzato i dischi precedenti, soprattutto AM/GOD. Ma rimane comunque un gran disco, con tutta la sua ingenuità e le sue imperfezioni, perché aveva comunque delle gran belle canzoni.

Bene, Cosmic World Mother non c’entra niente con nessuno di questi quattro. Che sorpresona, eh? Ma non è come ci si potrebbe aspettare, perché non è affatto un balzo in avanti, magari ancora più in là del cervellotico Cypher: al contrario è un disco incredibilmente classico, strutturalmente addirittura scontato, senza sbalzi o sorprese. Black metal sinfonico e sparatissimo, liscio liscio, con praticamente nessun apporto elettronico e con le tastiere che spesso ricordano addirittura In the Nightside Eclipse, mutatis mutandis e con tutte le contestualizzazioni del caso. Un album che stilisticamente avrebbe potuto fare chiunque, tanto che, se questo fosse stato un brutto disco, mi sarebbe venuto da dire che la montagna ha partorito il topolino. Perché non sembra per niente un disco degli And Oceans: nonostante questi ultimi si siano sempre evoluti tanto e velocemente, con quattro dischi molto diversi gli uni dagli altri, c’era sempre un loro stile peculiare sotteso che li distingueva. Certo, qui si riconosce qualche riff, qualche apertura melodica tipica, ma è davvero un fattore marginale.

Però – c’è un enorme però – il disco è bellissimo. In questo senso è un disco degli And Oceans, perché è il quinto disco bellissimo a loro nome. Non c’era possibilità alcuna di fare qualcosa di nuovo o sperimentale (termini che hanno smesso di avere un senso parecchi anni fa), quindi si sono concentrati sullo scrivere semplicemente bei pezzi, e l’hanno fatto. Per la maggior parte del tempo Cosmic World Mother è un disco black metal anni Novanta, che probabilmente sarebbe stato considerato un bel disco anche allora, quando c’era quel tremendo imbarazzo della scelta. E ci sta bene anche il nuovo cantante, Vreth aka Mathias Lillmåns (già voce dei Finntroll da una quindicina d’anni, più un’altra camionata di gruppi), che ha uno stile molto più canonico del loro cantante storico ma che è perfetto per un disco del genere. E proprio gli And Oceans, che spesso erano stati accusati di sperimentare per il solo gusto di provocare, stavolta hanno smentito tutti, con un risultato comunque ampiamente all’altezza delle glorie passate. Bentornati, mi eravate mancati tantissimo. (barg)

One comment

  • Si Robe’, è più di una percezione, gli anni novanta si sentono ed è grandioso. Senza la recensione scritta avrei pensato ad altre rubriche o recuperoni che tanto mi affascinano del vostro blog !

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