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Avere vent’anni: AND OCEANS – The Symmetry of I, The Circle of O

25 ottobre 2019

Gabriele Traversa: Se amate il symphonic black metal e non avete mai ascoltato i primi due dischi degli And Oceans, il tizio che in questo momento sta sostando sullo zerbino di casa vostra, con la scure macchiata di sangue stretta tra le mani e gli occhi sbarrati da omicida seriale, sono io. Se invece i suddetti dischi li avete ascoltati e amati fin dal primo momento, quel tizio non sono io, quindi chiudetevi in camera a doppia mandata, spingete comodino, letto, scrivania, tazza del cesso, contro la porta e chiamate la polizia. Mentre, segregati nelle vostre camere, aspettate che l’omicida venga prontamente ammanettato dai nostri amici delle forze dell’ordine (dategli tempo, arrivano eh, ma stanno finendo di prendersi il caffè al baretto, oggi tornava Franchino dal Guatemala, devono vedere le foto… guardate che bella questa con la moglie e il figlio mentre provano i sombreri al mercatino dei souvenir… Ammazza Franchì quant’è cresciuto tu fijo! Mo’ che fa la seconda?… Sì, la seconda!) potete fare diverse cose per combattere la noia. Una di queste potrebbe essere ascoltare per l’ennesima volta (perché lo ascoltate almeno una volta a settimana, vero? VERO?!?!?) The Symmetry of I, The Circle of O.

Nel giro di due brani vi sarete dimenticati sia dell’omicida, sia delle forze dell’ordine, sia di Franchino, sia del Guatemala, e, come sotto l’effetto di una droga meravigliosa, la vostra anima avrà risalito le correnti ascensionali fino al cielo immenso, per dialogare con le stelle e le nuvole. E poi ancora più su, nello spazio, e da lassù contemplerete la Terra, trovandola un puntino insignificante. E poi ancora più in alto, in alto, dove non esiste più niente, dove la Peroni non sanno neanche cosa sia e Tex non vende nemmeno una copia; un luogo sconosciuto del cosmo, in cui regnano il nulla, la pace e il silenzio, eccezion fatta per il continuo e leggero sferragliare dei pensieri. Al termine dell’ascolto, tornati lentamente in voi, avrete uno squarcio perfettamente verticale al centro dell’addome (simile a quello del tizio sulla copertina), perché intanto, purtroppo, alla Polizia si è rotta la cinghia di distribuzione dell’auto, non sono potuti arrivare in tempo, e l’omicida ha potuto agire indisturbato. Ma non sarete affatto morti, sarete più vivi che mai! Perché siete appena stati lì, dove non esiste nulla, neanche la morte. Solo la pace, il silenzio, e le scintille del pensiero. 

Trainspotting: Gli And Oceans rimangono uno dei più grandi enigmi di fine secolo. Possiamo definirli particolari come sinonimo di strani, che è un altro termine per dire strambi, o stramboidi, che rende abbastanza bene il concetto del MA CHE CAZZO STA SUCCEDENDO che ti rimane fisso in testa ogni volta che li rimetti su. Sono vent’anni che ascolto gli And Oceans, li definirei uno dei miei gruppi-feticcio, ma non sono mai riuscito a definirli compiutamente. Quando qualcuno mi chiede “Ma cosa fanno gli And Oceans?” io parto con una sequenza di ehm uhm una specie di ehm uhm per poi concludere invariabilmente con “È complicato. Vuoi che ti faccia ascoltare qualcosa?”.

Questa difficoltà nello spiegare che cosa facessero i sei finlandesi (che cambiavano nickname più o meno ad ogni disco, così che non ho perfetta contezza dei cambi di formazione), questa difficoltà, insomma, deriva non dalla fulminante evoluzione che li ha portati a cambiare pelle così rapidamente nel giro di quattro dischi, ma proprio dallo stile di ognuno dei vari album. Che cos’è The Symmetry of I, The Circle of O, per esempio? Black metal sinfonico? No, anche se gli assomiglia. O meglio: lo stile di base è quello, ma reinterpretato con mille idee e intuizioni che nascono e muoiono nell’arco di pochi secondi, o al massimo di una singola canzone. Non vale neanche la pena abbozzare un elenco di caratteristiche, perché sarebbe un lavoro lunghissimo e non renderebbe l’idea della complessità e quantità di cose che si intrecciano, sovrappongono, frappongono e accumulano le une con le altre. Penso seriamente che gli And Oceans siano uno dei gruppi più sottovalutati di sempre; e la cosa triste è che non era vero, come dicevamo all’epoca, che “tra dieci anni verranno finalmente apprezzati”: ne sono passati venti e la gente a malapena sa della loro esistenza. È un mondo difficile.

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  1. pepato permalink
    25 ottobre 2019 16:28

    Fantastici, ma io pretendo che si parli anche di A.M.G.O.D.

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