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Avere vent’anni: ARCTURUS – La Masquerade Infernale

28 ottobre 2017

È estremamente difficile imbastire un discorso su La Masquerade Infernale, ed è praticamente impossibile riuscire a far capire di cosa si tratta a chi non lo ha mai ascoltato. Di certo non aiutano gli altri dischi degli Arcturus, molto più ortodossi rispetto a questo (ma qualsiasi cosa è ortodossa rispetto a La Masquerade Infernale). Il debutto dell’anno prima, Aspera Hiems Symfonia, fu una sorprendente prova di lucidità per i musicisti coinvolti nel progetto, che non solo proiettò tutto il discorso relativo al black metal in avanti, ma lo espanse anche, invadendo territori del tutto estranei e aprendo così un’infinità di nuove strade per gruppi di per sé meritevolissimi ma che da soli non ci sarebbero probabilmente mai arrivati. I dischi successivi, invece, a partire dal successivo The Sham Mirrors del 2002, non riuscirono più a cogliere l’equilibrio tra follia e lucida sperimentazione, e virarono su un prog metal peculiare ma tutto sommato rassicurante, cervellotico ma privo del carico simbolico del loro capolavoro.

 La Masquerade Infernale è un unicum non solo nella discografia degli Arcturus, ma nella storia del metal in assoluto. Che poi, a voler essere precisi, perlopiù non lo è neanche, un disco metal: non è strutturato sulle chitarre, non ha veri e propri riff portanti, e tantomeno segue una pur vaga forma-canzone. Qui il metal è sottinteso, è una lontana base di partenza comune tra ascoltatori e musicisti che fa in modo che certe soluzioni vengano comprese anche in assenza totale di punti di riferimento. Il metal qui è perlopiù nelle atmosfere, nelle tematiche, nelle finalità; ed è qui la differenza principale con Aspera Hiems Symfonia, che rimaneva sempre saldamente coi piedi nel milieu black metal pur svettando verso altre altezze.  

La Masquerade Infernale è l’album che più di tutti dà pienezza di significato alla definizione di avantgarde, con cui si intendevano i tentativi di sconfinamento dagli angusti limiti del black metal (dai Dodheimsgard fino ai The Kovenant) ma che, il più delle volte, veniva accostato a band prettamente black metal con giusto qualche elemento straniante rispetto all’ortodossia. Questo, invece, era davvero l’avanguardia di qualcosa di talmente indefinito da non essersi poi mai effettivamente manifestato: come tutti i dischi davvero pionieristici, infatti, non è mai diventato canone. E non poteva del resto essere altrimenti: la sostanza di cui è fatto La Masquerade Infernale è talmente sfuggente da non essere neanche definibile.

Ma ciò che ha poi reso possibile la realizzazione di quest’idea fu lo stato di grazia dei musicisti, a partire dai due cantanti (Garm e Vortex, quest’ultimo ufficialmente in veste di ospite ma molto presente sul disco) fino all’eclettica sezione ritmica composta da Skoll ed Hellhammer. La Masquerade Infernale è un disco talmente unico da non essere invecchiato neanche di un secondo, anche per totale assenza di punti di riferimento. Anche per questo, è sempre estremamente difficile parlarne. (barg)

3 commenti leave one →
  1. Fabri - Dr.X permalink
    28 ottobre 2017 13:29

    Semplicemente un capolavoro. Già Aspera Hiems Symfonia mi aveva colpito, anzi mi aveva ribaltato: cazzo, black metal ma con qualcosa di diverso, di originale.
    La masquerade infernale mi ha ribaltato completamente: mai ho pensato “che cazzo sto ascoltando” (come ho fatto con certe cose ad esempio dei Solefald, ma successivamente), è stata una botta di pura originalità nel metal senza essere completamente metal, non so se nemmeno loro si rendevano conto di cosa stavano facendo..

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  2. bonzo79 permalink
    30 ottobre 2017 15:14

    disco assurdo… un unicum

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