Black metal anti-Covid: MOLDÉ VOLHAL – Into the Cave of Ordeals

Qualche giorno fa stavo bazzicando tra Youtube e Bandcamp, in cerca di qualche gruppo black emergente con il quale rendere più grim & frostbitten questi ultimi giorni di ‘sto infausto 2020. Dando un occhio qua e là vengo rapito da una copertina semplicissima, raffigurante un tipo pittato con chitarra in mano all’interno di quella che sembra una cava abbandonata. Dovete sapere che io do sempre molta importanza alle cover di un disco black metal, nel senso che dopo tanto tempo mi basta qualche raffigurazione o minimo particolare per capire a grandi linee come suonerà. In un periodo di immagini tutte uguali, raffiguranti ettari di conifere fotografate a cazzo o elaborati castelli modello fantasy con qualche gnomo o cavaliere intorno, questo foto di ‘sto ragazzotto norvegese (presumo sia Dag, il factotum di questo progetto) con chitarra in mano e face painting vecchio stile mi ha incuriosito tantissimo, e sono così partito con l’ascolto.

Ragazzi, mi sono bastate le prime note della title track per avere un sussulto di commozione ed essere catapultato direttamente nel 1994. Fanculo a tecnicismi, influenze prog, ambient, atmosferiche, post black ecc. ecc, qui ci troviamo di fronte a 28 minuti di un fottutissimo TRUE NORWEGIAN BLACK METAL vecchia scuola, suonato approssimativamente e prodotto ovviamente alla cazzo di cane, ma con dei riff che ti entrano direttamente nelle vene.

Prendete i Gorgoroth di Pentagram con in aggiunta qualche sporadica influenza degli Emperor del primo mini, aggiungete quelle atmosfere gelide ma allo stesso tempo melodiche della scena black del Quebec (Forteresse su tutti) e a grandi linee il risultato finale sarà Into the Cave of Ordeals. Non c’è un attimo di respiro in queste meravigliose cinque tracce presenti, Moldé Volhal non s’inventa assolutamente nulla ma questo nel black, come ho già detto più volte, è tutto tranne che un difetto. Oltre la pazzesca title track mi preme sottolineare anche un pezzo come Through Everlasting Halls, con quel riff iniziale che non mi si leva più dalla testa, in cui il fattore melodico prende nettamente il sopravvento. Si tratta comunque di un lavoro (considerata la sua brevità) da assaporare nel suo insieme ed ascoltare tutto di un fiato, la colonna sonora ideale per queste gelide e uggiose giornate che stancamente si trascinano verso il nuovo anno.

Il disco in realtà era uscito già a luglio 2020, ma solo da un paio di settimane potete trovarlo interamente disponibile su Youtube, dove già sta cominciando a far parlare di sé. Speriamo che la massa non se ne accorga troppo, perché questa è roba elitaria per pochi intimi, che mi sento di consigliare a  tutti coloro che hanno vissuto i tempi d’oro di questo meraviglioso genere. Per adesso solo in versione digitale, su Bandcamp è disponibile per 10 NOK, poco meno di un euro. Fatelo vostro, e se non vi piace tornate ad esaltarvi con gli Uada e qualche altro gruppo incappucciato del cazzo. (Michele Romani)

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