La crescita del cavolfiore: BEDSORE – Hypnagogic Hallucinations

Personalmente tenevo d’occhio i Bedsore dalla pubblicazione dell’omonimo Ep del 2018. Già due anni fa il gruppo underground romano aveva lasciato intuire una spiccata personalità e delle ottime doti messe al servizio della loro proposta musicale. E la cosa migliore è che tutto ciò si basa su delle solidissime basi costituite da un death metal quasi classico. Già solo in The Gate, Disclosure (Intro), prima traccia di questo Hypnagogic Hallucinations (titolo che, non so perché, ogni volta nella mia testa leggo come Chuck Schuldiner urla “OVERACTIVE IMAGINATION”) si può risentire il gotha del technical death metal, americano e non solo, dei primi anni Novanta. In particolare mi riferisco ai Nocturnus, ai Pestilence, ai Cynic, ai Phlebotomized e ai Death fino a Individual Thought Patterns, richiamati anche da alcune linee vocali acide e lontane e da dettagli più superficiali come le copertine allucinate. Ma per quanto mi riguarda nelle atmosfere generali sento anche una manciata di altri nomi importanti della scena che passano dagli Atheist ai Sadist.

bedsore

A leggere quello che ho appena scritto potrebbe sembrare l’ennesima operazione puramente nostalgica e revivalista. Ma non è affatto così: i Bedsore mantengono un’identità propria e qui non c’è praticamente neanche l’ombra di influenze fusion, a differenza di alcuni gruppi citati prima. Inoltre, la difficoltà tecnica delle composizioni è tendenzialmente più bassa, seppur non banale – ma anche se così fosse, chi se ne frega, non sarebbe questo a inficiarne la riuscita. Anzi, probabilmente è persino meglio, visto dove è riuscito ad arrivare il death metal tecnico moderno con Spawn of Possession et similia. Allo stesso tempo ci si trova però qualche sprazzo di black metal e anche progressive a palate, senza che ciò comporti diventare uno dei tanti, brutti epigoni degli Opeth, perché il risultato è molto più psichedelico (come avrete potuto immaginare dalla copertina e dal titolo) e perché viene unito appunto al death tendenzialmente tecnico dei primi anni Novanta, piuttosto che a un insieme di black e death un po’ doom come accadeva nei primi album del gruppo di Mikael Åkerfeldt.

Se vi piacciono i riferimenti stilistici di questi quattro ragazzi dovete assolutamente dare un ascolto a Hypnagogic Hallucinations: dubito fortemente ne rimarrete delusi. Ad ogni modo, anche se per sbaglio non vi dovesse piacere, a me ha fatto venire voglia di fare una maratona di tutti i migliori album dei gruppi citati a inizio articolo e non faccio che riascoltarli da giorni. Il che, comunque, non è male. (Edoardo Giardina)

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