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La vecchia maniera: NOCTURNUS AD – Paradox

11 giugno 2019


Nell’ultimo mese ho vissuto in parallelo la stessa situazione con Possessed e Nocturnus. Ometterò fin da subito il suffisso “A.D.” per il solo fatto che i Nocturnus sono quelli di Mike Browning, e non la roba che tentarono di imbastire un paio di decenni fa: quindi fanculo a quelle due lettere. Ho notato moltissima esaltazione per entrambi gli album, a dire il vero più verso quello di Becerra. In teoria avrebbero dovuto spezzarmi in quattro, mandarmi al tappeto in preda alle convulsioni che affliggono chi da molto tempo aspettava esattamente quella cosa lì. E invece non è accaduto. Ho preso tempo, fiato, e ci ho riprovato. Ma continuava a non accadere: sintomatologia assolutamente nella norma, del tipo, carini questi due album.

Così mi sono messo a riflettere: cosa c’era che non andava là dentro? Niente di niente. Due dischi prodotti con criterio ed eseguiti a regola d’arte: non esattamente due reunion paraculo come ne avevo osservate e trascurate tante. Datemi quei due cd con su scritto 1993 e ci casco pure, casomai all’epoca i Possessed chi se li sarebbe filati? Musica del genere già violava ogni regolamento vigente. Continuo a prendere tempo, tanto la recensione del primo l’ha già fatta il Messicano: non ce l’avrei fatta a prendermela con Revelations of Oblivion, avercela con Jeff Becerra è reato di vilipendio. Ma non perché è in carrozzina da una vita: sostituite il suo nome con quello di Tom G. Warrior e sarà pur sempre vilipendio, motivo per cui mi tengo alla larga dallo scrivere qualcosa su Cold Lake. E poi leggereste qualcosa su Cold Lake? Jeff Becerra è un’istituzione, uno di quei nomi che mi hanno insegnato che cosa fosse il metal estremo. Dell’album dei Possessed è come se riuscissi ad apprezzare le solite tre o quattro tracce, il problema pare sia circoscritto lì. Così passo ai Nocturnus, sensazione simile: Paleolithic è bellissima ed il finale di Seizing The Throne mi fa quasi ribaltare una stanza. Soddisfacente nel complesso, ma non troppo.

Ascolto tonnellate di merda ogni maledetto mese e giustamente gli altri me lo fanno notare, qua dentro; insomma, per doveri di natura squisitamente enciclopedica mi sono sparato roba tipo I, The Mask, ovvero la caratterizzazione di un genere musicale attraverso la sua forma più socialmente accettabile e da prima serata. Perché allora non va con Paradox? Mike Browning ha già preso troppi cazzi in faccia in carriera, così che mi senta di mettere per iscritto – e un giorno rileggere – che senza un reale motivo il suo Paradox mi piace il giusto.

Intanto continuavo a rimetterlo su, lui e pure l’altro. Ed è allora che ho fatto mente locale una volta per tutte. Lo scorso anno ho piazzato in poll gli Angelus Apatrida, gruppo spagnolo che aveva realizzato un disco formalmente perfetto. Non ho fatto il vecchio rompicoglioni con loro, non mi sono messo a contargli le pulci in testa a differenza di quanto accaduto con Paradox. Sono convinto che se rimettessi su Cabaret de la Guillotine me lo godrei esattamente come un anno fa: ma il punto è che non lo rimetterò su. Rimetterò su Paradox ancora una volta.

Sto facendo con Revelations of Oblivion e Paradox la stessa identica cosa che da ragazzino facevo con le band che mi piacevano e che appartenevano ad una scuola di fare metal del tutto diversa, da quella che ha lanciato gli Angelus Apatrida. Voi non avete idea di quante volte mi sia riascoltato Beyond the Gates oppure Thresholds, i figli minori dei due capolavori che li precedettero, e che studiai a memoria perché in loro vedevo una logica evolutiva, un’intenzione di fondo, un obiettivo da raggiungere il quale – secondo il sottoscritto – molte leve di oggi non possiedono neanche di striscio. Revelations of Oblivion e Paradox sono il naturale proseguimento di un discorso mollato per cause di forza maggiore: Paradox fa addirittura spavento per quant’è collegato a The Key, del quale preserva atmosfere, identità sonora ed attitudine. Gli manca un pizzico di forza nelle chitarre, perché Mike Davis non ha seguito l’altro Mike, e quest’ultima cosa avrà certamente comportato qualche conseguenza. Ma va bene così, come la doppia cassa che in certi punti copre proprio tutto, così come mi andò bene il fruscio deleterio di fondo a Schizophrenia. Negli album odierni non c’è pressoché alcun difetto, ma a mancare davvero sono casomai i segni distintivi. I difetti di un album così alla fine li accetterai come tali, al punto che ne diventano una sorta di peculiarità.

I nuovi album di Possessed e Nocturnus vanno benissimo così come sono, e a furia di ascoltarli, devo ammetterlo, mi stanno entrando in testa per rimanerci. Aeon of the Ancient Ones è goduria pura, al punto che i Morbid Angel stessi non riescono ad essere tale goduria, in maniera così visionaria ed orrorifica, o se preferiamo pura, ormai dai tempi di Gateways to Annihilation. La rivincita definitiva di Mike Browning sulla merda che s’è dovuto subire proprio dal 1993. E fortuna che mi sono preso un po’ di tempo in più, ma evidentemente un motivo c’era. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. Crisuommolo permalink
    11 giugno 2019 16:50

    In un mondo in cui i sassi sono spacciati per diamanti, le peggiori deiezioni sonore di Browning, Becerra e Warrior dovrebbero ottenere il certificato di capolavoro imprescindibile con risoluzione ONU.

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  2. 13 giugno 2019 23:15

    “Negli album odierni non c’è pressoché alcun difetto, ma a mancare davvero sono casomai i segni distintivi. I difetti di un album così alla fine li accetterai come tali, al punto che ne diventano una sorta di peculiarità.”

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