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PESTILENCE / BLEEDING GODS / GRIMAZE / HELLRETIC @Traffic, Roma, 14.03.2018

16 marzo 2019

Arrivo in tempo per gli ultimi brani degli HELLRETIC, formazione romana, autrice di un ep lo scorso anno, che riversa la propria passione per i film horror in un death/thrash violento ed essenziale, come si faceva una volta. Picchiano a dovere e titillano il mio fanciullino interiore dedicando l’ultimo pezzo al secondo capitolo della saga di Evil Dead. Sarà la proposta più old school tra i tre gruppi di supporto di oggi, per quanto, a un orecchio più giovane del mio (e non ci vuol molto, ormai), suonerà datata anche la musica dei GRIMAZE, quartetto bulgaro che ha esordito lo scorso anno con un lp incentrato su un thrash moderno anni ’90 (cioè, che era moderno negli anni ’90) ispirato a Pantera e Fear Factory, fatto di riff stoppati e brusche ripartenze.

La formula non è quindi originalissima ma i ragazzi ci sanno fare e portano a casa la palma di miglior gruppo spalla della serata. Brani compatti e tirati suonati con impeto e furia genuina. Il pubblico infatti risponde bene e, a fine esibizione, tributa loro un caloroso applauso che li spinge a congedarsi con un inchino in stile teatrale.

Mi sono piaciuti maggiormente i brani più melodici e buttati sul death, come la conclusiva Bleeding Earth. E un po’ mi stanno simpatici pure per i cari ricordi che ho della loro Sofia, città dalla rinomata trueness che è forse l’unica capitale europea dove ti può capitare di entrare per caso in un ristorante di pesce ed essere accolto da un sottofondo black metal perché al proprietario andava di ascoltare quella roba a prescindere dal parere degli avventori. Ora non ricordo il nome del posto ma dovrei avere ancora il volantino da qualche parte. Se lo ritrovo vi faccio sapere.

I BLEEDING GODS, adornati con un truce face painting, sono invece la classica band che mi fa sentire anziano. A influenzarli sono nomi che non sono abituato a considerare fondamentali ma che, mi piaccia o no, hanno forgiato il gusto e lo stile di molti metallari delle nuove generazioni. I loro riferimenti sono i Behemoth e gli ultimi Septicflesh (mo’ si scrive tutto attaccato). Blackened death metal, quindi, come scriverebbero su Metal Archives. La costruzione dei pezzi e il genere di impatto ricercato sono un po’ lontani dalla mia sensibilità, con quelle tastiere troppo protagoniste. Eppure Dodekathlon, secondo album degli olandesi, un concept dedicato alle fatiche di Ercole, non mi era dispiaciuto e, pur tra alti e bassi di tensione, riesco a divertirmi. Hanno buone trovate melodiche che riescono a sopperire a una prolissità a volte un po’ eccessiva.

L’anno scorso mi ero perso la precedente data romana dei PESTILENCE e il Giardina, oggi ritrasferitosi in Padania, aveva scritto di un Patrick Mameli un po’ in affanno. Il nerboruto (se lo avete tra i contatti su Facebook, saprete della sua ossessione per la palestra) frontman italo-olandese questa sera mi è sembrato invece in buona forma. E precisa e pulita è stata anche la prestazione dei tre musicisti che accompagnano l’unico membro superstite della formazione originaria. A tale proposito, la line-up che aveva inciso Hadeon, per me il frutto migliore di una reunion dai risultati artistici non proprio eccelsi, è già cambiata per metà. All’altra chitarra è arrivato Calin Paraschiv e al basso Edward Negrea, entrambi provenienti dai rumeni Necrovile. E rumeno è anche il notevole batterista Septimiu Harsan, che conferma dal vivo le ottime impressioni che mi aveva trasmesso su disco. Si vede che, essendo i daci gente piuttosto cazzimmosa, sono gli unici che riescono a tenere testa a Mameli il quale, data la frequenza nel cambiare musicisti, non deve essere proprio una persona semplice con cui avere a che fare.

Delle mie perplessità sulla produzione recente ho scritto più volte ma a ‘sto giro non ce ne frega niente perché suonano tutto Consuming Impulse dall’inizio alla fine, un classico assoluto del death metal europeo riprodotto in maniera impeccabile. Mameli, tra un brano e l’altro saluta pure Roberto Toderico, che ha dato nuova vita alla copertina originale del disco con l’immagine che campeggia sui poster del tour e sulle magliette poste in vendita al banchetto. Apprezzando il lavoro dell’illustratore napoletano, compro non una t-shirt ma addirittura una longsleeve con i loghi sulle maniche di quelle che una persona normale, quindi non io, smette di indossare una volta raggiunta la maggiore età. Nel frattempo mia moglie continuerà a chiedersi perché vada in giro con pantaloni laceri “perché non voglio spendere soldi in vestiti se non è proprio necessario” ma almeno una volta al mese torni a casa sfoderando trionfante una maglietta nuova di zecca e del tutto inadatta a contesti sociali dignitosi.

La chiusura è affidata a tre pezzi dall’altrettanto incommensurabile Testimony of the Ancients (The Secrecies of Horror, Twisted Truth e Land of Tears) e all’unico estratto dall’era post-reunion, Horror Detox da Resurrection Macabre. Farò volentieri il bis tra un paio di mesi al Netherlands Deathfest, sperando che nel frattempo Mameli non abbia cacciato il buon Septimiu, che stasera ha spaccato davvero. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    16 marzo 2019 08:23

    Ciccio, ma sei sposato.

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    • sergente kabukiman permalink
      23 marzo 2019 10:18

      Diffidare delle donne che non vorrebbero avere Ciccio come marito.

      Mi piace

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