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Come suonano i SODOM dopo il ritorno di Frank Blackfire?

24 novembre 2018

Eravamo rimasti allo scorso gennaio, quando Tom Angelripper, dopo due dischi tra il mediocre e l’orrendo come Epitome of Torture e Decision Day, in assoluto il peggiore della sua carriera, licenzia via WhatsApp il batterista Markus ‘Makka’ Freiwald, entrato dopo In War and Pieces, e il chitarrista Bernemann, che stava con lui da oltre vent’anni. La nuova formazione viene annunciata poco dopo, facendo capire quanto il doppio siluramento fosse da tempo meditato. Le preghierine che molti fan avevano innalzato a Satana vengono esaudite: alle sei corde torna Frank Blackfire, quello di Persecution Mania e Agent Orange. Alla batteria arriva il solidissimo Stefan Hüskens (Decayed, Desaster, Metalucifer, da poco Asphyx). Nessuno sa chi sia il secondo chitarrista, tale Yorck Segatz, che Metal Archives dà attivo solo in tali Beyondition, gruppo death metal autore di una sola demo l’anno scorso (su cassetta in edizione limitata a 100 copie, attenzione). Non so, forse Angelripper lo aveva conosciuto mentre spillava le birre al Wacken e, alla ventiseiesima media, gli ci si era affezionato. O l’hanno reclutato perché è bravo ad arrostire le salsicce, un’abilità molto importante in un gruppo tedesco.

Insomma, se gli ultimi due album erano venuti così male, c’entrava un’alchimia ormai logora con gli altri due membri (i quali, en passant, hanno annunciato un nuovo progetto che spero con tutto il cuore si chiamerà Sodom of Fire) e il frontman doveva essersene reso conto. E, come mi scrive il Belardi in chat, “è tutta una questione di entusiasmo e di beccare il tizio che ti aiuta decentemente nella scrittura”. Il redivivo Blackfire, nel frattempo tornato nel giro con l’ingresso negli Assassin, era la persona giusta? A sentire questo ep di quattro tracce, uscito con lo scopo di dare ai fan un assaggio di che sa fare questa line-up, la risposta sembrerebbe positiva.

Le ultime due tracce sono pezzi live, nei quali Hüskens dà prova di essere potente e incisivo, francamente più di Makka, e ficca qua e là un paio di fill niente male. Trattasi del classicone Tired & red e della mostruosa One step over the line, da quel Tapping the Vein che fu uno dei dischi più estremi dei Sodom. Una scelta, quest’ultima, forse non casuale. I due brani inediti guardano ai capitoli più brutali della discografia ma con una scrittura più matura e assai meno grezza e, allo stesso tempo, il ritorno di Blackfire restituisce, nello spirito, qualcosa dell’approccio che i Sodom avevano negli anni ‘80. Vengono archiviate sia la svolta melodica dell’omonimo del 2006 che il più recente tentativo (fallito) di tornare a pestare strizzando l’occhio alla modernità. E, soprattutto, vengono lasciati alle spalle i suoni mosci e posticci che avevano castrato ulteriormente i già non proprio ispiratissimi Epitome e Decision Day.

Quanto agli inediti, la tiratissima Conflagration è una bella bombetta. Thrash incazzato ed essenziale, come Germania comanda. Convince meno la title-track. L’attacco e l’interludio con l’arpeggino funzionano ma il riff dello stacco è talmente risaputo che potrei fare una compilation di canzoni che lo contengono su una Tdk da 90 e, a ripeterlo nel finale, c’è il rischio che dal vivo qualche fan troppo ubriaco ci canti sopra This was my life dei Megadeth. Tirando le somme, le aspettative per il prossimo full sono nondimeno di cauto ottimismo. La copertina è dell’italiano Roberto Toderico, che ultimamente si sta dando da fare parecchio. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. 24 novembre 2018 10:01

    Sono molto più felice per Roberto, uno dei migliori disegnatori estremi in circolazione, che per i Sodom

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  2. Fabio permalink
    24 novembre 2018 14:21

    Ma i Sodom non sono mai stati in 4?

    Tired And Red che significa? Stanco morto? Cotto?

    Nuovo disco voglio una bomba e copertina di Andreas Marschall

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