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Frattaglie in saldo#38

7 gennaio 2019

gruesome

Buongiorno amici follouers (cit.). Lo scopo di questo recuperone è di vedere che cosa ci siamo e vi siete persi su queste pagine durante l’entusiasmante 2018. E non lo dico a mo’ di presa per il culo, visto che è stata davvero l’annata migliore che ricordo da dieci anni ad oggi probabilmente. Ma siccome noi spendiamo il nostro tempo a drogarci e guardare filmini con ciccione che si fanno nutrire dai loro partner magrissimi, qualche cosa ci è sfuggita. Quindi ecco a voi un breve recap.

Siamo alle solite. Dopo un album uguale a Leprosy e un EP (sempre uguale a Leprosy), ecco che i GRUESOME fanno uscire il loro Spiritual Healing, ovvero questo Twisted Prayers, dove gli assoli, le armonizzazioni, le strutture sono  quasi identiche a quelle dell’album dei Death con James Murphy, e si sente pure un accenno all’evoluzione ormai prossima verso Human. Aspettando lo Human dei Gruesome, dunque, ci godiamo i riff, i grugniti e il classicissimo death metal di Twisted Prayers. Ottimo per passarci l’ora ma niente di più.pholebotomized

Anche Ecliptic Butchery degli SCORCHED è la copia di qualcosa, ovvero l’ennesimo clone dei soliti Incantation, che ormai va tanto di moda. Voce profondamente gutturale, riff e atmosfere nere come la pece e pesantissime, accelerazioni qua e là per questo ennesimo vagito della progenie di Onward to Golgotha. Ho elaborato una mia teoria di questi tempi, ovvero che la scena death metal odierna, a parte qualche geniale eccezione tipo i Bolzer, si divide in tre branche: la prima è fatta da pippe strumentali e suoni iper-artificiali (Revocation e co. per intenderci), la seconda di cloni di fondamentalmente due album, che sono 1) Effigy of the Forgotten e 2) Tomb of the Mutilated. Mentre la terza branca è fatta di copie-carbone di Incantation e Immolation, ovvero quel suono brutale ma con rallentamenti e suoni claustrofobici (Dead Congregation etc.), di cui ovviamente fanno parte anche questi Scorched. Carini.

Ma veniamo ad un graditissimo ritorno, quello dei PHLEBOTOMIZED, che avrebbero potuto tirare avanti per la loro strada con il nuovo corso cominciato con Skycontact ma finirono quasi subito dopo a causa dell’abbandono ingiusto dello zoccolo duro dei loro sostenitori, affezionati alle atmosfere di Immense Intense Suspense. Ed è proprio là che si torna con questo Deformation of Humanity, con la sua inquietante copertina. Nulla di trascendentale, ovviamente, ma “soltanto” dell’eccellente death/doom novantiano che vi farà scendere la lacrimuccia nostalgica e pensare alle vostre vecchie longsleeve XL con i loghi sulle maniche che vostra madre ormai usa da anni come straccio per la cucina. La ricetta è rimasta pressoché immutata e la pietanza è sempre gustosa.mentor

E direttamente dalla proletarissima Sosnowiec, nel voivodato della Slesia, ecco tornare i polacchi MENTOR, che già due anni fa avevano fatto registrare movimenti tellurici con il loro debutto Guts, Graves and Blasphemy, disco pregno di quel thrashcore violentissimo che sembra andare molto forte in quell’area geografica (vengono in mente anche i terrificanti Terrordome di Cracovia o i Tester Gier, sempre dalla Slesia). La formula è quella di un thrash che sfocia spesso e volentieri nel violento hardcore che li caratterizza dagli inizi, e questo Cults, Crypts and Corpses non si sposta di un centimetro, portando ancora distruzione e violenza pura, condita rigorosamente da teschi, lapidi e zoccoli caprini.

Quest’anno è uscito anche il celebratissimo Manor of Infinite Forms dei canadesi TOMB MOLD, di cui mi stupisco nessuno di noi abbia parlato lo scorso anno, visto anche lo hype della comunità death metal mondiale. Per loro vale il discorso degli Scorched. Altro clone degli Incantation che ha sfornato un disco senz’altro piacevole e che almeno ha il pregio di evitare quei suoni del cazzo e gli inutili tecnicismi di quella pericolosa deriva che stava prendendo il genere dopo il 2000. Sembra che ci sia fame di old school ancora una volta, il che è sicuramente meglio che sentire roba come i già menzionati Revocation, ma d’altro canto, dopo il quinto disco clone di Onward to Golgotha, lo sbadiglio è inevitabile, ahimè. (Piero Tola)

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  1. Andrea permalink
    7 gennaio 2019 10:36

    NOOOOOOOOO! Mio madre usava davvero le maniche della mia longsleeve di “The Jester Race” , trasformata in t-shirt, però per fare la polvere…. 😢😢😢😢

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