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Citarsi addosso: GRUESOME – Dimensions Of Horror

8 luglio 2016

Gruesome-dimensions-of-horror-e1463711449545Quando uscì il debutto Savage Land, ci sentii più gli Autopsy che i Death. Poi lessi qualche intervista promozionale a Matt Harvey, frontman e compositore principale dei Gruesome, e scoprii che l’intenzione era quella di incidere una sorta di remake di Leprosy (il tarantinismo arrivava al punto di intitolare un brano “Closed casket”) e che l’idea della band era nata nel 2012, quando il direttore generale degli Exhumed era stato reclutato dietro il microfono per il tour americano dei Death To All, in quanto Steffen Kummerer degli Obscura era incappato nel tristemente consueto intoppo dell’ultimo momento con il visto per gli Usa. Questo nuovo ep, Dimensions Of Horror, ha spiegato ancora il musicista, nasce invece, a cominciare dalla copertina del redivivo Ed Repka, come una sorta di tributo a Scream Bloody Gore (basato, in parte, su materiale scritto da Harvey 15 anni or sono per un cazzeggio old school mai concretizzatosi denominato Cadaverizer), laddove il prossimo lp si ispirerà alle sonorità di Spiritual Healing. Auguri quando arriverete a Individual Thought Patterns, che vi devo dire.

Non ho nulla contro il citazionismo programmatico: è molto più onesto di quello non dichiarato e ogni tanto frutta pure qualcosa di carino. Pensiamo agli adorabili Warhammer, che sfornarono cinque lp per gridare al mondo il loro amore per Apocalyptic Raids, o agli altrettanto accattivanti Thulcandra, copia carbone teutonica dei Dissection, peraltro guidata dallo stesso Kummerer degli Obscura (il metallo è piccolo). La questione di fondo, in casi simili, è che, se parti con premesse così esplicite, condizioni inevitabilmente le aspettative e il giudizio dell’ascoltatore, che da una parte sarà molto più indulgente di fronte al riff che ricorda un po’ troppo il classico tal dei tali, dall’altra si aspetterà un’aderenza filologica a certi suoni, a una certa visione del metal estremo. E questo nei Gruesome c’è solo fino a un certo punto. I riff sono quelli giusti, i pezzi non sono male, considerata la natura estemporanea del progetto, ma la puzza di morte non è opprimente come dovrebbe. È anche una questione di sound, chiaro. Non che la Relapse sia arrivata ai livelli di nefandezza della Nuclear Blast ma un po’ disturba constatare il continuo appiattimento dei suoni delle produzioni standard dell’etichetta americana, che pure è riuscita a intercettare le tendenze giuste e a mantenere una qualità media rispettabile. Il dischetto non è nemmeno così truce, addirittura la strizzata d’occhio più esplicita (e manco troppo) è a Sacred Serenity, un brano di Symbolic, nell’attacco di Raped by darkness. A questo punto, pur con tutta la simpatia per Matt e i suoi amici (la formazione è sempre la stessa: Daniel Gonzalez dei, beh, chiamiamoli Possessed alla chitarra; la vezzosa Robin Mazen al basso e l’ex Malevolent Creation Gus Rios dietro le pelli), uno si ascolta direttamente il gruppo clone di sbarbatelli sudamericani prodotti dalla Mortuary Ingroppation Records di turno. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    8 luglio 2016 14:29

    vabbè ma roba così si ascolta sempre con piacere. e i thulcandra son figherrimi, altro che gli obscura.

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  2. Ranx permalink
    13 luglio 2016 16:47

    L’ultimo era meglio, aveva 3/4 canzoni da cantare sotto la doccia, per questo prevedo un’estate di heavy rotation ma ha meno “canzoni”.

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