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Avere vent’anni: SODOM – Code Red

28 Mag 2019


Per il sottoscritto parlare male dei Sodom è come avere la sorella puttana e andare a raccontarlo a tutto il quartiere. Se hai la sorella puttana te ne resti zitto e buono, e al massimo reprimerai – per una buona parte della tua vita – quella voglia innata di rinfacciarle, tipo a tavola, le tematiche della terza traccia di Agent Orange. Quindi mi limiterò a dirvi che la ragione principale per cui ricordo quest’album è che c’era una canzone intitolata The Vice of Killing, descrivibile come la più grande partita di tennis della storia del thrash metal. Sul finire del secolo si rivelò opportuno onorare la storica Angel of Death del 1986 con qualcosa che le assomigliasse in modo quasi scandaloso, e The Vice of Killing fu la risposta più diretta e naturale che potesse emergere dalla mente di un tedesco che beve. Nello stesso anno i Testament avrebbero cacciato fuori Down for Life, con il riff portante uguale al rallentamento centrale di questa The Vice of Killing. E, per concludere malissimo, gli stessi Slayer avrebbero vendicato solo nel 2001 le infime gesta di Tom Angelripper, componendo Payback, ricopiando di fatto The Vice of Killing, e quindi niente meno che la stessa Angel of Death. Ecco le premesse del ritorno del thrash metal fra il qui in oggetto 1999, ed il 2001 della triade composta da Sodom, Kreator e Destruction. Tutto chiaro?

I Sodom di Code Red si trovavano al secondo album con la duratura line-up che ho fatto personalmente saltare a gennaio dello scorso anno, scrivendo un innocente articolo che li riguardava. Il primo album era quello con le pance in copertina, e l’immagine che presentava il nuovo lavoro fece immediatamente pensare ad un qualcosa di estremo almeno quanto Tapping the Vein. Così non fu, ma la direzione in un certo senso era quella: lo spirito del discone uscito nel 1992 finì confinato soprattutto in sporadici episodi come Liquidation, Spiritual DemiseBook Burning, ma molti si ricorderanno di Code Red per la sua efficace ed eponima apripista. Meno d’effetto rispetto a certi album del cosiddetto periodo punk, e gradevole sia per il ritorno ad uno stile consono, sia per il rispetto di doverosi canoni come la presenza di un brano motorheadiano (Addicted To Abstinence) e della classica mid-tempo fatta di roccia (la celebre Tombstone). Ma quella partita di tennis fu davvero la più brutta di tutte. Bella produzione, bellissima dichiarazione d’intenti, ma il successivo M-16 si sarebbe rivelato di un altro pianeta. E comunque a me questa formazione non è mai piaciuta fino in fondo, e se è saltata è solo merito mio. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. vito permalink
    28 Mag 2019 09:59

    Mi hai fatto passare la voglia di tornare al mio lavoro merdoso ! Vado a buttarmi dalla finestra.

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  2. Hieiolo permalink
    28 Mag 2019 17:11

    Ma solo per me Tapping the vein è il miglior disco dei Sodom?

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