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Di singoli ed ep: Stehend in der Stille, Krallice, Radiohead e Dream Theater

22 gennaio 2019

I primi quindici giorni di questo inutile 2019 di cui nessuno sentiva il bisogno sono stati incredibilmente ricchi di singoli ed EP.

Tra i primi dischi nuovi a raggiungere le mie orecchie grazie alla segnalazione di Charles c’è il primo album in assoluto dei Stehend in der Stille. Nonostante il nome faccia pensare a qualche gruppo depressive black metal tedesco, i SidS sono un progetto parallelo dei pluripremiati (da noi) Progenie Terrestre Pura. Nato nel 2015, il debutto Virgo Suicide, ispirato al libro The Virgin Suicides di Jeffrey Eugenides, è stato pubblicato solo a quattro anni di distanza. La proposta musicale è ovviamente diversa da quella dei PTP, ma il background black metal dei due musicisti principalmente coinvolti, Emanuele Prandoni e Davide Colladon, rimane e si sente. Le sonorità dei SidS sono comunque decisamente più melodiche.

Altro ep scoperto da un post di Facebook è quello dei Krallice, Wolf. I radical chic del black metal è ormai da molto che si titillano in sontuosi attici di Nuova York e hanno forse un po’ perso quello spirito di disperazione che contraddistingueva la loro proposta agli esordi, nonostante l’evidente ricercatezza. Il loro album Diotima è stato pure preso da qualche agente del turbomondialismo sradicante proveniente dalla Silicon Valley e dato in pasto ad un’intelligenza artificiale. Ciò le ha permesso di imparare a fare black metal e comporre un album, Coditany of Timeness – che infatti suona molto Krallice vecchio stampo, con titoli alla Borknagar generati casualmente. Tornando a Wolf, il gruppo della Grande mela con questo ep torna leggermente sui suoi passi, non proseguendo sul cammino cervellotico degli ultimi ep ed album – che a me li faceva suonare molto più Gorguts e molto meno black metal.

 

Dai Radiohead arriva invece il singolo Ill Wind, ripreso da non so quale edizione limitata del precedente A Moon Shaped Pool. Nulla di eccessivamente nuovo, quindi, se non un ritmo più danzereccio del solito, tanto che in giro ho letto chi lo definisce bossa nova. Sarà, ma a me non sembra nulla di troppo diverso da quanto fatto negli ultimi tempi dai Radiohead, il cui difetto principale è quello di aver rovinato gli Anathema.

Idem con patate per quanto riguarda il nuovo singolo dei Dream Theater, Fall into the Light: traccia manco troppo lunga (per fortuna) che non aggiunge nulla di nuovo a quanto fatto finora dal gruppo americano. C’è sempre l’odiosa voce di LaBrie, ci sono sempre gli assoli che mostrano i muscoli a buffo in mezzo alla canzone e poco altro. Sì, da questo singolo sembrerebbero anche un po’ più in forma rispetto agli ultimi The Astonishing e Dream Theater – non che ci volesse molto. Ma è anche vero che se allungassero Fall into the Light oltre i suoi sette minuti e rotti difficilmente riuscirebbero a non annoiare quasi chiunque come fanno almeno dalla seconda metà degli anni 2000. (Edoardo Giardina)

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  1. Alberto Massidda permalink
    22 gennaio 2019 20:34

    Non c’è niente di più insopportabile del vedere i DT appiattirsi su un insensato tributo stilistico ai Metallica. A parte la voce di LaBrie, s’intende. E il track-by-track di un noto sito di cui non dirò il nome metali****a

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