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Frattaglie in saldo #36: un’estate col death metal

7 settembre 2018

Da quando ho recensito i Construct Of Lethe mi sono sentito un po’ di cose uscite di recente sotto Everlasting Spew. La situazione è piuttosto varia, ma gli Infuriate – paradossalmente uno dei titoli più classici e che mi avevano incuriosito di meno – sono forse quelli che hanno fatto maggiormente centro. Le sorprese, però, non finiscono lì, anche perché i lavori meno completi e di band considerabili in rodaggio, potrebbero in un certo senso anticiparci alcune uscite future su cui rimanere aggiornati. Partiamo: i titoli per ora sono tre.

I texani Infuriate hanno dalla loro un sacco di cose: trascurando l’ottima tecnica esecutiva, che ormai è peculiarità di un po’ troppa gente e ha appiattito in maniera irragionevole il livello delle uscite, nel loro debutto suonano un death metal che potrei orgogliosamente definire come ancorato agli anni Novanta, anche se arricchito – direi in maniera abbastanza prevedibile – da caratteristiche al cento per cento odierne. Siamo dunque uno scalino indietro all’ingestibile estro brutale degli Skinless, e piuttosto ci troviamo dalle parti dei Suffocation di Despise The Sun – meno in balia del downtuning – e con un basso tritaossa posto in bella evidenza, a celebrare una sezione ritmica senza pari e che porta le firme di Berryman e Junkin. Il gruppo offre le cose migliori quando rallenta e libera gli arrangiamenti; in ogni caso Infuriate scorre bene fino in fondo, e giunti a quel punto difficilmente vi sarete dimenticati del break improvviso di Juggernaut Of Pestilence così come del fatto che questi tizi qua, al netto della partecipazione all’interno di altri progetti, è oggi che debuttano con questo moniker. Se proprio devo trovare il neo, forse l’unico, una minore schematicità dei brani avrebbe ulteriormente migliorato le cose, ma stiamo parlando di dettagli.

Generalmente non mi piacciono gli EP, o meglio: in mancanza di sufficiente materiale con cui si possa rendere giudicabile e apprezzabile la fotografia di una band in quel preciso momento, gli preferisco di gran lungo una pubblicazione in blocco. Consumed By Oblivion degli americani Void Rot è anche la loro prima firma, per la quale rimando appunto il giudizio ad una più corposa sessione di registrazioni. Tre canzoni, un quarto d’ora di musica ossessiva e ricollegabile a quel filone death/doom le cui atmosfere camminano a braccetto col black metal, senza però addentrarsi in esso oltre uno stabilito limite. Cose che già ad inizio anni duemila erano in circolazione e che oggi risultano assolutamente in voga,  direi senza batter ciglio. La produzione risalta di netto le chitarre e l’ottimo, cavernoso lavoro svolto alla voce da John Hancock – niente pneumatici, maledetti pure voi se ci avete pensato- e le soluzioni più articolate poste a metà della title-track meriterebbero di essere maggiormente approfondite, per uscire in qualche modo da un calderone in cui si sono già affermati in molti. Buon tre tracce comunque, dato che nessuna di esse risulta inferiore alle altre. Forse, però, anche l’uscita di minore personalità fra le tre che mi sono ritrovato sottomano. 

Dei tre, appunto, ecco il “gruppo” che mi ha colpito maggiormente per lo stile, ma in contemporanea anche quello che necessita – a mio modo di vedere le cose più di Infuriate e Void Rot – di qualche messa a punto. Sarò di parte, da adoratore totale dei Morbid Angel e di ogni sonorità ad essi affine, e di conseguenza sentire certe caratteristiche qua dentro non poteva non farmi soffermare sul secondo EP degli EngulfGold And Rust. Lo stile a dire il vero mi ha ricordato più i Gorguts di The Erosion Of Sanity e gli Hate Eternal per certe esplosioni di violenza. Non mancano le dissonanze, ormai ingrediente diffuso e accettato un po’ ovunque tant’è che ho parlato dei Construct Of Lethe non molto tempo fa, ma siamo un bel po’ distanti dagli Ulcerate e da cose del genere. La voce è il piatto forte, uno dei growl più carismatici che ho sentito negli ultimi anni e mi ha ricordato il David Vincent di Blessed Are The Sick. Dopo due pezzi per niente lineari ma in ogni modo efficaci arriva Sovereign In The Seven Underworlds ed è anche la più progressiva del lotto, motivo per cui da Hal Microutsicos – unico membro degli Engulf che si firma realmente così… Grecia? – mi aspetto prima possibile un ricco LP. Anche se tecnicamente è già previsto un terzo EP, quindi ulteriori cazzi amari per un amante dei piattoni strabordanti da osteria come il sottoscritto.

A proposito di death metal oscuro, tra poco uscirà pure il disco degli Psychotomy, italiani, e da quello che ho avuto modo di sentire è interessante pure quello. Ne riparleremo, se non mi passa di mente come ho fatto con gli Infernal Majesty circa un anno fa. (Marco Belardi)

5 commenti leave one →
  1. 7 settembre 2018 11:18

    Everlasting Spew è semplicemente una delle migliori etichette italiane in attività. Oltre che un mail order fornitissimo e ultra-professionale.

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    • blackwolf permalink
      15 settembre 2018 16:08

      Quando sono andato sul bandcamp delle band in questione e ho visto che incidono per una casa di Brescia, ci sono effettivamente rimasto..

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  2. 7 settembre 2018 13:38

    Niente notizie del nuovo dei Monstrosity?

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  3. blackwolf permalink
    15 settembre 2018 16:11

    Con gli Engulf è stato amore al primo ascolto. Il loro ep a 50 centesimi è stata la chicca della giornata!

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