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R.I.P. Martin Eric Ain (1967-2017)

22 ottobre 2017

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Se ne va un’altra icona del metal degli anni ottanta. È la grossa fregatura di star qui a parlare di album che compiono vent’anni – oggi abbiamo pubblicato un pezzo su Legendary Tales, che ci sembra uscito ieri – e il significato di tutto questo è che i nostri punti di riferimento musicali hanno, chi più chi meno, una certa età. Dobbiamo farcene un’abitudine e una ragione, perché se le icone pop odierne sono esplose generalmente dagli anni sessanta in poi, generando per il mondo moderno film d’autore e canzoni indimenticabili, questo significa che attualmente ci sono un sacco di celebrità sul viale del tramonto e che anagraficamente arrivano fino ai novanta. Mi viene da ridere quando sento parlare di “2016 maledetto“: non sono droga e sregolatezza a determinare certe annate, ma è l’inesorabilità della natura. Sta a noi ammortizzare di volta in volta il colpo e rendere omaggio a chi ci ha fatto crescere, e non solo passare i pomeriggi in cuffia ad estasiarci. Se ripenso a quanto mi ha sconvolto la notizia di Jeff Hanneman rabbrividisco ancora, con quel “ragno, no, fegato“, ma il succo era che il compositore degli Slayer non c’era più. I quattro di Hell Awaits sono fra i miei gruppi preferiti di sempre, probabilmente in cima, e con loro citerei in ordine sparso Black Sabbath, Celtic Frost, Morbid Angel e Kyuss. Ieri 21 ottobre 2017, nella settimana di Umberto Lenzi se ne è andato prematuramente anche un altro personaggio che per alcuni potrà pure risultare secondario, ma per me no. Martin Eric Ain dei Celtic Frost, bassista mancino al fianco di Tom Gabriel Warrior già ai tempi degli Hellhammer di Apocalyptic Raids – uno di quei lavori per cui viene automaticamente tirata fuori la parola seminale – è defunto all’età di cinquanta anni a causa di un arresto cardiaco. Ma chi era Martin Stricker (suo vero nome)? 

I Celtic Frost per me sono sempre stati Tom Gabriel Warrior e il suo fedele bassista, quello che usciva dal gruppo ma alla fine tornava sempre. Alla fine l’avventura terminò per i risaputi problemi personali, e le loro strade si divisero definitivamente: il cantante nei Triptykon in cerca di fortune che presto trovò (considero Melana Chasmata il miglior disco metal per distacco degli ultimi cinque anni), e il secondo imprenditore in Svizzera nel ramo della ristorazione e dell’ amata musica. Martin Eric Ain e Warrior per anni sono stati avanti rispetto a chiunque altro: le loro chitarre, all’epoca dello speed metal che mutava in thrash hanno dato vita a un EP inconcepibile come quello degli Hellhammer, per poi aggiungere una forte vena hardcore punk e realizzare i due capolavori Morbid Tales e To Mega Therion, mantenendo livelli di estremismo sonoro e concettuale che, negli anni ’80 di mezzo, erano una rarità assoluta. Martin non inciderà le linee di basso per quest’ultimo, ma rientrerà in formazione subito dopo. Quanti hanno coverizzato i classici di quei due lavori? Poi la sperimentazione inizierà a straripare, dando in principio grandiosi risultati: Into The Pandemonium sarà un altro album capace di insegnare l’attitudine e lo stile alle band di dieci anni dopo, trasportando il dark verso i canoni tipici del gothic metal attuale. Infine le pretese glam rock, i primi fallimenti ed il silenzio ai tempi degli Apollyon Sun. Ma anche la rinascita all’alba del nuovo millennio e infine quella roccia che era stato Monotheist del 2006, altra gemma assoluta nonché acerbo progenitore del sound dei Triptykon – in cui avremmo voluto vederli ancora insieme, ma il quattro corde ce lo suonerà Vanja Slajh.

Se la coppia si era definitivamente sfaldata dieci anni fa, oggi se ne va fisicamente un mito del binomio Tom Gabriel Warrior / Martin Eric Ain: in poche parole i Celtic Frost, una delle band metal più influenti di sempre. Un nostro omaggio al bassista scomparso qualche anno dopo H.R. Giger, e possano le accelerazioni di Visions Of Mortality e gli Uh! risuonare per sempre.

5 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    22 ottobre 2017 17:21

    Toccante. Mai ascoltato, ma la loro grandezza è patrimonio di noi tutto.

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  2. sergente kabukiman permalink
    24 ottobre 2017 22:46

    tristezza assoluta. nient’altro da dire.

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  3. vito permalink
    1 novembre 2017 15:11

    i celtic frost stanno al metal come Stanley Kubrick al cinema o Charles Bukowski alla scrittura, immensi

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