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Skunk Jukebox: in goat we trust

24 ottobre 2013

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Tirando forse un po’ troppo frettolosamente le somme del 2013, sembra che di black metal quest’anno non sia uscito poi tutto ‘sto gran che. Con gli ovvii distinguo per i Rotting Christ, il cui Κατά Τον Δαίμονα Εαυτού li conferma presenza stabile nell’Olimpo degli dei di Metal Skunk, e il buon rispolvero dei Necromass. L’anno scorso avemmo, per esempio, lo strabiliante Riitir, oltre allo spettacolare esordio dei Ne Obliviscaris, che da soli prendevano a mani basse tutta la posta sul piattino, ma anche millemila altri dischi che non citammo nemmeno nelle play personali dalla quantità di roba che uscì. Sì, ok, magari aspettiamo i Falkenbach per tirare la riga finale ma, sinceramente, dopo essermi scottato per la mezza delusione dei Summoning, mi sento di andarci abbastanza cauto (anche se Eweroun è bello per essere bello). Proviamo comunque a dare una sbirciatina a cosa sta accadendo nel sottobosco grim & frostbitten del black metal europeo, là dove le capre brucano inquiete.

Marine-with-Goat-798x1024Principiamo dalla Norvegia dei SARKE, gruppo che prende il nome dall’omonimo moniker del suo titolare, il batterista Thomas Berglie (Khold), ove milita l’ugola all’uranio impoverito di Nocturno Culto nonché Asgeir Mickelson (ex Borknagar), più Steinar Gundersen e Anders Hunstad. Tutta gente che ha comunque suonato negli Spiral Architect o di supporto ai Satyricon e che ha alle spalle una discreta esperienza personale. Premesso questo, premesso nulla. In effetti non c’è da aspettarsi molto, soprattutto se avevate già ascoltato i dischi che precedevano Aruagint. Inserti thrash, doom e, qui, vagamente punk’n’roll (Ugly) su un substrato abbastanza rozzo e di facile approccio. La proposta di questi signori è valida, anche se un tantinello anacronistica, ma credo che, in potenza, possano sviluppare certe derive raw per addivenire a qualcosa di meno generico (se bisogna essere per forza anacronistici), magari sfruttando al meglio l’ugola di cui sopra e visto pure che se non ci fosse Lui probabilmente nemmeno staremmo qui a parlarne. Ci sentiamo quello che, a mio parere, è il pezzo più interessante del disco:

A proposito invece di dischi brutti, ma restando sempre in tema di musiche caprine norvegesi, facciamo un accenno al fatto che i GEHENNA, storico act del black norvegese duro e puro di seconda ondata, sono tornati dopo anni di silenzio per regalarci un disco nuovo, Unravel, che fa cacare a spruzzo. Nel senso che non ha né capo né coda, né un minimo di articolazione o un qualcosa che lo renda riconoscibile o che consenta quantomeno di distinguere un brano dall’altro. Nel frattempo i loro conterranei e compagni di merende THRONE OF KATARSIS (in pratica ci suona la stessa gente) sono addirittura riusciti a fare peggio con i soli tre pezzi di cui è composto The Three Transcendental Keys. Forse forse, però, quell’angoscia burzumiana, riconoscibile nelle ripetizioni ipnotiche dello stesso riff, li rende, tutto sommato, più contestualizzabili. Mandrie di capre. Ve li farei subire per venti minuti ma non trovo il pezzo sul tubo. Dunque, daje di Gehenna:

Se non vi sono piaciuti questi, a mo’ di ruotino di scorta, propongo il sempre vituperato black svedese degli WATAIN (della serie: meno capre, più pecorelle smarrite). Ok, sono sopravvalutati e campano di una rendita causata da un hype le cui origini ci sfuggono anzichenò, però non si può dire che The Wild Hunt faccia schifo. Certo, c’è pure una ballad stracciamutande con voci femminili (!) e anche nonostante ciò non è che faccia schifo. Inoltre va detto pure che uno, per quanti sforzi ci metta, non riesce sempre a scegliersi la giusta clientela di riferimento. Magari hai iniziato con i migliori propositi e poi sei diventato oggetto di culto per gente che ascolta i Satyricon. Magari la label (che non domina più il mercato come vent’anni fa) cavalca la botta di culo commerciale e tu ti metti a fare roba facile facile altrimenti saresti costretto a coltivare le rape tra la registrazione di un disco e l’altro. Che male c’è? Starai sulle palle a quelli come noi, ma ‘sti cazzi insomma. Meglio che coltivare le rape, diciamocelo.

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Penso che suddetto misterioso successo sia anche dovuto al fatto che chi scrive di musica, non sapendo che cazzo dire sugli Watain, si inventa le peggio fregnacce e i peggio accostamenti, alimentando discussioni basate sostanzialmente sul vuoto pneumatico. A questo punto il nostro scandinavo peregrinar ci impone una pausa in Finlandia, in casa ORANSSI PAZUZU. Da queste parti di capre non è che se ne vedano tante ora che ci penso e più che un animale credo che qui la mascotte debba essere uno stupefacente. Lysergic acid diethylamide per la precisione. Sì perché i Pazuzu (so che è concettualmente sbagliato chiamarli così ma con Oranssi mi si intreccia la lingua) sono dei fattoni mascherati da blackster. La vena psichedelica è forte anche in questo terzo capitolo della loro scoppiatissima carriera musicale. Valonielu, come il precedente, si porta dietro qualcosa di non ben compreso ancora che lo rende interessante, straniante, disturbante, come vi pare. Visto che il discorso serio ve lo fece il Ferri e che può ritenersi valido ancora oggi, con più faciloneria io vi dico che trattasi di ottima musica di sottofondo per accompagnare giornate in cui si ha molto tempo a disposizione e in cui ci si può permettere una full immersion nel mondo malato di questi poco salutisti finlandesi.

Scendiamo ancora di latitudine e sbarchiamo in Inghilterra, più precisamente nelle Midlands. Non sono mai stato nelle Midlands ma se dovessi giudicare dalle foto che posta su fb il tipo dei NHOR (che si fa chiamare, appunto, Nhor) penso che sia proprio il luogo giusto per ispirare un disco tipo Within the Darkness Between the Starlight. Perché questo tizio tra un disco e l’altro fa promozione postando unicamente foto di alberi. Manco sto a dirvelo che sulle copertine dei suoi dischi ci sono solo alberi. Però non affrettatevi a giudicarlo male perché ciò non vuol dire obbligatoriamente che Nhor sia vegetariano. Scherzi a parte, il disco di Nhor dalle Midlands è la cosa più bella che ho ascoltato di recente in ambito bm e sicuramente è il disco migliore di tutta la qui presente infornata. Di capre neanche l’ombra, però che bello.

Come avrete capito si tratta di un folk bm molto atmosferico e doommeggiante (si dice così?). Se non vi piacciono i Nhor siete sicuramente delle persone senza cuore che si meritano, a ‘sto punto, un po’ di roba franciosa. Avrei parlato del nuovo disco dei PESTE NOIRE (antitolato Peste Noire) ma al primo ascolto non ci ho capito niente, al secondo nemmeno, al terzo mi ha fatto cacare. Quindi propendo per la teoria che fa cacare. Non sembra affatto una coincidenza il fatto che quasi tutti i dischi di quest’anno intitolati col medesimo nome della band siano brutti. Se di Francia bisogna morire che si muoia con dignità. Dunque, gli OTARGOS. A differenza degli ex compagni di Neige, questi qui mi sono piaciuti fin dal primo momento. Apex Terror non è niente di ché ma va menzionato per essere il classico disco preciso, diretto, ben suonato, maschio. Il cantante poi ha un bella pompa come potrete verificare ulteriormente se vi verrà voglia di ascoltare anche l’altro suo gruppo, i Regarde Les Hommes Tomber, di sludge apocalittico o quel cazzo che è. In greco antico ‘otargos’ significa ‘capra’. Mi sembrava doveroso comunicarvelo.

Piccolo e rapido passaggio in Germania dagli ENDSTILLE, che ci tengono a farci sapere a tutti i costi quanto sono diventati esperti di storia militare tedesca e informati sulle più o meno avvincenti conseguenze geopolitiche della Seconda Guerra Mondiale. Qui sotto potrete avere una anticipazione del loro prossimo disco, Kapitulation 2013, un concept su Stalingrado dal sapore vagamente ideologico. Il nuovo pezzo estratto non è affatto male e sembra voglia ribadire quel discorso mardukiano approfondito col precedente Infektion 1813:

Per chiudere il cerchio, parcheggiamo il nostro immaginario tour bus in Grecia, da gente che non le manda a dire e che non si nasconde dietro ai concept. Eravamo tristemente rimasti col tizio dei NAER MATARON, eletto nel Parlamento greco con Alba Dorata, che si dilettava a spaccare le bancarelle degli abusivi e intonare canti in onore della Madonna. Provando a scindere la sostanza da tutte le questioni di attualità politica, si può affermare che ‘sta gente in ambito musicale ha ancora qualcosa da dire. Και ο λόγος σάρξ εγένετο, pubblicato qualche mese fa, sembra, nell’indifferenza generale (forse anche a causa di tutto il bailamme di cui sopra), è il primo album dei greci che personalmente riesco ad apprezzare appieno. Usciti dal vicolo cieco delle contaminazioni death e delle sfuriate massimaliste, Kaiadas, Indra e il nostro connazionale Jonathan Garofoli (colonna portante degli Azrath-11) abbandonano la Norvegia nei riferimenti stilistici per concentrarsi maggiormente sulla tradizione ellenica più classica (no, non questa), e per l’incedere solenne e per la cupezza delle atmosfere. E il mondo diviene carne (questa la traduzione dal greco) si farà anche ricordare fondamentalmente per sole quattro delle nove tracce totali (The Magus, Demon’s Lord, The Light Bearer e Nightmare, cover del classico dei Sarcofago) ma è il chiaro segnale di come sia stata ben appresa la lezione impartita, di recente, dai Rotting Christ.

Ci salutiamo rendendo un piccolo omaggio ai Whiskey Ritual come gesto di riconoscenza per essere fonte di costante ispirazione. (Charles)

7 commenti leave one →
  1. bonzo79 permalink
    24 ottobre 2013 12:37

    Και ο λόγος σάρξ εγένετο… “logos” non vuol dire “mondo” ma parola, giusto per fare i precisini

    cmq a me metà dell’ultimo rotting christ non convince per niente… io ero fra quelli che adorava AEALO però, per cui forse non conto!

    male l’ultimo Peste Noire??? uff peccato, avevo alte aspettative

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    • ignis permalink
      24 ottobre 2013 16:23

      Secondo me l’autore si è basato su di una traduzione inglese del titolo, da cui l’errore (Logos – Word – world). Comunque, data la complessità del termine, è meglio lasciarlo nella sua forma originale. Scusate la precis(az)ione.

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      • Charles permalink
        24 ottobre 2013 17:47

        secondo me l’autore e’ un rincoglionito. scusassero la grezza

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  2. Nervi permalink
    24 ottobre 2013 12:40

    L’ultimo degli Endstille va bene giusto per prendere in giro l’amico clero-fascio di turno, tanto per non mettere nello stereo sempre il solito “Red wolves of Stalin” degli Hail of bullets. Non si usa giudicare un disco da un solo brano, quindi aspetto di ascoltare “Kapitulation 2013” per intero, però “The refined nation” fa proprio schifo.

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  3. 24 ottobre 2013 12:46

    riascolta il peste noire!!

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  4. Iog permalink
    24 ottobre 2013 13:21

    Diciamocela tutta … i NHOR sono al limite della perfezione formale (e sostanziale), gli Oranssi Pazuzu sono avanti mille miglia (in verticale, nell’iperspazio) ma i Naer Mataron (pericolosa idiozia politica a parte) sono cacca rafferma, copia di copie già copiate (i Rotting Christ sono di un’altra pasta e di un altro livello, dai).
    Collericamente vostro

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