FALKENBACH – Tiurida (Napalm)

Che Vratyas Vakyas sia un personaggio avvolto dal mistero non lo si scopre certo oggi. Attivo sin dal 1989 (anno della pubblicazione del primo limitatissimo demo), ha sempre vissuto nell’ombra: interviste rilasciate con il contagocce, foto inesistenti (in 20 anni e passa l’unica immagine sua è quella incappucciata data ai giornali per la “promozione” del precedente disco), titoli e testi incomprensibili nel conosciutissimo islandese arcaico, concerti dal vivo naturalmente manco a parlarne (non sia mai), Vratyas a tutt’oggi credo sia un mistero anche per quelli della sua casa discografica. Ad un Wacken di due anni fa, gironzolando per il metal market mi avvicinai ad uno stand della Napalm Records, e alla domanda se fosse in programma in termine brevi un nuovo lavoro di Falkenbach il tizio (che presumo fosse il boss) mi rispose sconsolato:” Non ne ho la più pallida idea”, spiegandomi che Vratyas con loro si fa vivo unicamente a disco pronto, si mette a disposizione per 4/5 interviste in croce via mail e poi sparisce nel nulla. Forse è anche per questo che la notizia di un nuovo parto discografico targato Falkenbach rappresenta per il sottoscritto un piccolo evento da festeggiare, considerata la stima musicale che ho sempre avuto per quest’individuo e le attese interminabili che ciclicamente intercorrono tra una release e l’altra. Questa volta di anni ne sono passati addirittura otto (“Heralding” non era altro che una racconta di vecchi pezzi rivisitati), ma anche stavolta l’attesa è premiata: “Tiurida” non è altro che l’ennesimo lavoro straordinario partorito dalla mente geniale di Vratyas, il cui stile inconfondibile oramai si riconosce ad occhi chiusi, magistrale folk/viking metal cadenzato e malinconico capace di trasportarti con la mente in epoche dimenticate e terre lontane. Differenze rispetto all’ottimo “Ok Nefna Tysvar Ty” praticamente non ce ne sono, come sempre è l’uso singolarissimo e magistrale dei synth a farla da padrone lungo tutto lo scorrere del disco, un vero e proprio tappeto sonoro sopra il quale si eleva l’oramai inconfondibile cantato di Vratyas, coadiuvato dai soliti cori in sottofondo in tipico Bathory style. Ed è proprio il fantasma di Quorthon che aleggia ancora una volta, sentendo pezzi come “Time Between Dog And Wolf” o la stupenda “Sunnavend” impossibile non ripensare a un disco come “Twilight of The Gods” e in generale alle atmosfere più evocative e solenni del compianto artista svedese. “Runes Shall You Know” è il pezzo che ogni band viking metal avrebbe voluto scrivere da 10 anni a sta parte, mentre con la strumentale “Tanfana” si torna indietro ai tempi dei primi due immortali masterpiece, un mid tempo caratterizzato da un ipnotico giro di tastiera tanto semplice quanto dannatamente efficace che non ti si leva più dalla testa.

Difficile trovare altre parole per descrivere “Tiurida”, io stesso non nego di trovarmi un po’ in difficoltà, nel senso che mi aspettavo un grande ritorno ma non a questi livelli: questo disco è una meraviglia dall’inizio alla fine, un’opera d’arte pagana solenne e drammatica, che ognuno ha il dovere di assimilare con calma, in silenzio, chiudendo gli occhi e immaginandosi di vivere in prima persona le ambientazioni sognanti che l’artista tedesco/islandese ancora una volta è riuscito a far rivivere. Bentornato Falkenbach, e speriamo stavolta di risentirci un po’ prima del solito. (Michele Romani)

14 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...