Skunk Jukebox: l’anticristo è un calmante per le bestemmie

Chi ha fatto le scuole dai preti come me, sa che da esse si può uscire solo in due modi: pregando o bestemmiando. Indovinate come ne sono uscito io? Ad ogni modo è stata un’esperienza molto formativa. Ho realmente cominciato ad apprezzare la Bibbia quando ho iniziato ad ascoltare heavy metal, e sono pronto a sostenere che per capire l’una sia necessaria la piena comprensione dell’altro e viceversa. Il prof di religione, che era il classico giovane prete fresco di studi, cominciò presto a prendersi cura della mia anima. Un bel giorno, previa sfilza di minacce e accidenti che avrei patito in questo mondo e in quell’altro, mi fa: ‘Carlo, ti devi leggere un capitolo della Bibbia e poi ne dovrai discutere davanti alla classe’. Sfoglio l’indice e cerco la minore differenza di pagine tra un capitolo e l’altro perché a mio avviso non ritenevo di dover bruciare troppi neuroni in quell’attività. Ma avevo torto. Scelgo il capitolo più breve: Giona. Il libro è una sfilza di scherzetti da prete architettati dal Signore per far esaurire i nervi al povero ebreo che si era rifiutato di recarsi presso la malvagia Ninive a perorare la Sua causa. Trovata una nave e imbarcatosi, Giona si scopre essere un gran fancazzista. Dorme di continuo, cazzeggia, beve rum e robe del genere. L’altissimo datore di lavoro di Giona, novello Poseidone, da parte sua si incazza di brutto e scatena i flutti contro il povero ebreo. Incredulità, dubbio, panico e disperazione a bordo. Mo’ per farvela breve, Giona è costretto ad addossarsi la colpa dell’ira funesta del Signore e la ciurma, per risolvere rapidamente il problema, lo prende e lo butta a mare senza pensarci due volte. Homo homini lupus.

Non contento, Quelo gli prepara il primo di tanti scherzetti: lo fa inghiottire da un enorme pesce. Dopo tre giorni e tre notti a rigirarsi nei succhi gastrici della bestia marina, Dio ordina all’animale di vomitarlo fuori. C’è un sequel niente male, magari andatevelo a leggere. In fin dei conti, se non fosse stato per l’accanimento di quel giovane prete nei miei confronti e per la storia del profeta minore non avrei potuto apprezzare appieno molte cose, come Il Negro del Narciso di Conrad, Storia di Arthur Gordon Pym, Moby Dick, Pinocchio e di conseguenza gli Ahab.

The Giant è il terzo disco dei tedeschi ed è un album bellissimo dal songwriting pazzesco: cupo e cavernoso fino a morire ma con delle inaspettate aperture che spezzano la tensione. Come ogni buon disco funeral doom che si rispetti il disco, consta di soli 6 pezzi per una durata totale di un’ora. Ce ne è voluto per ascoltarlo tutto (il doom non è proprio il mio pane quotidiano) ma ne è valsa grandemente la pena. Il concept si sarà ormai intuito: nel primo pezzo, un Gordon Pym disperato parla in prima persona e si affligge per questa tempesta che lo spinge inesorabilmente verso sud. E poi ancora: la goletta Jane Guy, il passaggio per l’Antartide, l’isola di Tsalal, il terrore e il massacro a bordo, i misteri insondabili delle profondità del mare. Ascolto obbligato. 

Restando sempre in ambito biblico passiamo agli Abraham, un gruppo svizzero alla sua seconda prova con The Serpent, The Prophet & The Whore. Puro sludge urlatissimo, asfittico e senza speranza che stranamente mi trovo ad ascoltare nonostante aborrisca qualsiasi cosa nasconda la parolaccia ‘core’ nel sottotesto. Sono un po’ ripetitivi, quasi la copia degli ultimi The Ocean ma poco male. Le parti più vagamente doomy sono quelle che ho preferito. Sì, perché il ritmo del disco dopo le sfuriate iniziali tende a rallentare verso la fine, quasi a volersi assopire in un sonno eterno.

Saltiamo di palo in frasca. Dai freddi dell’Antartide dove ci eravamo accampati passiamo ai freddi della Finlandia in casa Wintersun. Nutrivo grandissime e totalmente ingiustificate aspettative nei confronti di questa release. Time I, una specie di Rhapsody (of soreta) ma dei poveri, schiaffata sopra una base melodeath. Bella roba, eh? Cori campionati a strafottere, strimpellate simil-gay, sbrodolate di note riffose, il tutto condito da una bella spruzzata di In Flames. Perché li ho attesi così tanto? Forse perché è il gruppo di Jari Mäenpää, colui il quale decise di lasciare gli Ensiferum preferendo portare avanti questo progetto. Gli Ensiferum sono un gruppo serio, sono stati gli headliner del Wolfszeit e il dinamico duo Russo-Bargone ha quasi rischiato di vederli dal vivo se non fosse stato per quel bastardo di Lipinski. Gli Ensiferum non si prestano mica a fare raffazzonate imitazioni di qualcosa che andava di moda negli anni ’90 appiccicate su qualcos’altro che andava di moda sempre negli anni ’90. Hollywood-melodic-boombastic-death metal.

Gli Shining sono un gruppo veramente imbarazzante, non per la musica bensì per tutto il contorno sado-pornografico che col black metal non ci azzecca niente. Va bene bruciare le chiese, va bene pure sgozzare qualche cristiano ma accostare il porno al black metal è un’idea inutile oltre che stupida. Di loro si era già parlato qui in termini non proprio elogiativi. Il tizio che si vede nel video fare il bagnetto col sangue al posto del bagnoschiuma e con tristissimi sex toys in sostituzione delle più classiche paperelle è Niklas Kvarforth, verso il quale va tutto il mio disprezzo. Di fronte ad un disco clamoroso sarei anche stato disposto ad essere più tollerante, ma così non è, e quelle due o tre tracce più orecchiabili ascoltate dall’ultimo Redefining Darkness non sono bastate per farmelo stare simpatico. Giudizio di valore.

Torniamo un attimo in Finlandia, che stai sicuro non sarai mai tradito. Ho scoperto i Frosttide per puro caso. Il loro secondo EP Our Journey gira dannatamente bene. Solo cinque tracce di sano death folk ma bastanti a farmi segnare questo nome nel taccuino che tengo affianco al pc nella sezione: gruppi sconosciuti che spaccano il culo a tutti.

Si sono riuniti i Mithotyn! Se, magari. Però ci sono i King of Asgard, una realtà da attenzionare come direbbero quelli che scrivono bene. Una mezza verità l’ho detta se pensate che mezzo gruppo è composto da Karl Beckmann e Karsten Larsson, cioè mezzi Mithotyn. Col secondo full …To North questi signori sono da considerare a tutti gli effetti i talebani del viking metal. Se ci fosse una religione del viking metal (forse è arrivato il momento di fondarne una) i King of Asgard ne sarebbero i mujaheddin. L’album scorre potente e cazzuto come si deve rispettando la regola canonica, gli stilemi e il dolmen dogmatico eretto da Falkenbach, Bathory, Moonsorrow, Einherjer, Windir, Enslaved e da loro stessi in effetti. Un disco senza sfumature, senza mezzi termini, senza fronzoli e mediamente sempre di alto livello con due/tre tracce che spaccano davvero. Anzi, sarà il caso di recuperare il precedente Fi’mbulvintr in cui aveva fatto un’apparizione pure Stefan Weinerhall. Ad oggi gli unici seri rivali dei Demonaz.

Dunque, se ti chiami King of Asgard e vieni dalla Svezia sei nel tuo pieno diritto di suonare viking come un tempo senza innovare di una virgola ma se vieni dagli States e ti chiami Daylight Dies puoi permetterti di ripetere il solito Brave Murder Day? Perché no, se piace. Il risultato è godibile e va preso per quello che è.

Una storia simile a questi sopra, solo più riccamente ignorante e rozza, è quella dei Raventale, one man band di un tale Astaroth Merc dall’Ucraina. Se non ci pensa Matteo Ferri a fare uno speciale sul black ucraino giuro che prima o poi lo faccio io. Notare che il signor Astaroth è al suo sesto album e ne sforna uno nuovo ogni anno. Non so come siano i precedenti ma questo Transcendence non è da sottovalutare affatto. Sole quattro tracce di oltre dieci minuti l’una. Un bel segnale di serietà.

Italianissimi e giustamente noti anche all’estero. Il precedente Under Saturn Retrograde era piaciuto parecchio qui intorno e forse colpevolmente non gli abbiamo dedicato il giusto spazio. Anche l’ultimo …and Don’t Deliver Us From Evil sembra un ottimo disco. Purtroppo ancora una volta non gli si dedica il giusto spazio. Pare che uno si voglia accanire ma non è così credetemi. Per redimerci dai nostri peccati ricordo lo split coi Whiskey Ritual dedicato alla perversa anima di GG Allin che ebbe ampia trattazione su queste pagine e figurerà in altissime posizioni nelle liste di fine 2012 (pur essendo uscito alla vigilia di Natale 2011 ma avevamo le panze già piene di struffoli, che come è noto ottundono il ragionamento, e non si fece in tempo). Forse si farà ulteriore ammenda, nel frattempo i Forgotten Tomb si beccano la decorazione di gran collare dell’Ordine al merito della Repubblica, a prescindere. Non liberateci dal Male.

Esce finalmente, per i tipi della Prophecy, The Brink, il primo album degli Alternative 4, il gruppo di Duncan Patterson. Suona come probabilmente egli avrebbe voluto che suonasse Judgement ed è significativo che abbia dato al suo nuovo progetto quello stesso nome che segnò l’addio dagli Anathema. Di come è andata in seguito, osservando estatici quello che succede oggi nella band dei Cavanagh, con una gran bella dose di senno di poi, non ci si può proprio lamentare. Vedremo che idea ci faremo di questo disco una volta ascoltato per intero. Per ora guardiamoci il video del singolo False Light. Cordialmente mi congedo. (Charles)

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