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DEMONAZ – March Of The Norse (Nuclear Blast)

28 aprile 2011

Demonaz - 'March of the Norse'Fa piacere veder tornare Demonaz incidere dopo quasi 15 anni nei quali si è segnalato pressoché soltanto per la scrittura dei testi di Immortal e I. Sono proprio questi ultimi (per chi non lo sapesse, il side-project del compagno di tante battaglie Abbath) il più forte punto di riferimento per descrivere come suona il suo gruppo oggi. La cosa in fondo non stupisce più di tanto, non fosse altro perché la lineup è praticamente la stessa: sorge spontanea la domanda sul perché i due ex-bandmate non si siano direttamente uniti in un unico side-project. Comunque, non sarò certo io a lamentarmi, visto che ho apprezzato sia ‘Between Two Worlds’ che questo validissimo ‘March of the Norse’. Ogni paragone con i capolavori dei migliori Immortal è ovviamente improponibile, resta però un lavoro che nel 2011 può piacere molto, vuoi perché ispirato, vuoi perché tutto sommato si percepisce una onestà di fondo che di questi tempi è rara. Si potrebbe obiettare -con ragione- che il sospetto che questo sia un disco nato con il preciso scopo di pagare qualche bolletta è alto, tuttavia, pure se così fosse, sembra comunque di ascoltare gli Immortal suonare un rispettosissimo tributo all’ epic/heavy e alle radici del loro sound. Rispetto agli I, Demonaz  apporta qualche -rara- variazione sul tema (niente di che, soliti break e poco altro) ma per il resto le somiglianze tra i lavori sono notevoli. Stesso modo nordico di intendere l’epic, stessi mid-tempo a inframezzare, finanche produzione molto simile, stesso identico immaginario kitsch fatto di montagne, guerrieri, ghiacci, battaglie un tanto al chilo e via dicendo. Sarà il tempo che passa, ma nel 2011 anche un disco metal pieno di buone canzoni, nonostante i cliché pacchiani, fa la sua figura. Del resto l’ha scritto uno che viene da molto lontano e che sa benissimo che i metallari, in fondo, sono e sempre saranno di bocca buona.  (Fabrizio “Er Doom” Socci)

17 commenti leave one →
  1. AndrewD permalink
    29 aprile 2011 09:49

    Rileggere una recensione firmata Socci è sempre bello, se poi la copertina del cd recensito lo immortala in una delle sue pose più vitali è meglio!

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  2. Leonardo permalink
    29 aprile 2011 13:44

    disco veramente figo. socci è il mio mito, ho dedicato a lui un lumicino con foto, ma questa recensione non è veramente del mio idolo che, come avete scritto, è in mano ai servizi segreti! il mio socci non scriverebbe mai certi abomini! ridatemelo :D

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  3. Pariah permalink
    29 aprile 2011 19:13

    Il disco contiene 3-4 brani veramente ben fatti, con ritornelli epici etc., ma i restanti sembrano avanzi dei dischi degli ultimi Immortal.

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  4. Daniele permalink
    1 maggio 2011 01:55

    Socci regalaci una bella retrospettiva sui dischi fondamentali del doom così da poterla stampare ed incorniciare in soggiorno…

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  5. Zak permalink
    10 maggio 2011 20:54

    Senza scomodare gli immortal ed il grande ‘at the heart of winter’ preferisco ancora il disco degli I. Non dico che mi faccia schifo anzi la produzione è ottima e lo stile di demonaz fa la sua bella figura, però manca quel qualcosa in più.
    Oppure è proprio il fatto che esso non cambia una virgola dagli I o dagli immortal (primi cd black esclusi ovviamente) …e comunque tutto è stato concepito grazie ai bathory.

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