ROTTING CHRIST // FORGOTTEN TOMB @Traffic, Roma 26.05.2013

rotting-christ-roma-2013Ogni volta che mi metto a parlare dei Rotting Christ escono fuori dei patetici panegirici da goccioloni agli occhi, ma non è colpa mia se questi mi facevano venire la pelle d’oca negli anni novanta e me la fanno venire tuttora, nel 2013, pure coi dischi nuovi. Li avevo già visti qualche anno fa, al Jailbreak durante il tour di Theogonia, e stavolta hanno ripetuto la prestazione della madonna. Arriviamo al Traffic mentre finiscono di suonare i Symbolic , dei quali dunque non posso riferire nulla; di lì a poco attaccheranno i Forgotten Tomb, che non ho mai visto e che mi hanno piacevolmente sorpreso. Li ho seguiti soprattutto agli inizi, per poi perderli un po’ di vista col passare degli anni, più per mia sciatteria che per loro demeriti, ma penso di aver fatto male. Suonano pochino, ma sul palco sono tutto ciò che una band del genere dovrebbe essere. Da un punto di vista musicale riescono a trasporre benissimo l’atmosfera desolante dei loro pezzi, cosa che in questo particolare genere succede solo se c’è una sincera sintonia emotiva con essi, cioè se te li senti davvero dentro. Da un punto di vista attitudinale sono l’esatto opposto di molti loro colleghi, troppo impegnati a fare pose onstage per ricordarsi di stare suonando heavy metal; del resto la band di Herr Morbid aveva già fatto saltare il banco con lo split coi Whiskey Ritual, capolavoro assoluto finito nella playlist di fine anno e che oggi eravamo tutti intenzionati a comprare al banchetto. Purtroppo ne era rimasta un’ultima copia e se l’è accaparrata Charles Buscemi, facendoci gnè gnè gnè per tutta la serata come all’asilo perché noi stavamo evidentemente rosicando parecchio. È un mondo difficile. In calce all’ottima prestazione dei Forgotten Tomb volevo sottolineare la presenza scenica del bassista Algol, una specie di Pete Steele padano, che è stato tutto il tempo o a bere vino o a suonare il basso con la tipica smorfia di disgusto da alcol. Anche per questo, i piacentini rimangono una delle pochissime realtà black metal italiane rimaste a rappresentarci degnamente all’estero.

Le ultime due uscite dei Rotting Christ sono il meraviglioso Kata ton Daimona Eautou e la raccolta di demo Early Days, quindi la scaletta è incentrata tutta sulle prime e le ultime cose, saltando completamente il periodo da A Dead Poem a Genesis. Date queste premesse, siccome i Rotting Christ sono uno dei migliori gruppi mai esistiti, aprono con Forest of N’Gai, da Passage To Arcturo del 1991. BOOM. Non c’è molta gente perché oggi si gioca il derby in finale di coppa Italia, ma quelli che ci sono si esaltano parecchio. C’è anche il Masticatore con noi, e un tizio dietro di lui collassa per tre volte in cinque minuti: alla terza lo portano via a braccia e nessuno di noi saprà più nulla del suo destino. Sul palco Sakis è il solito trascinatore di folle, urla, fa casino, bestemmia, agita le mani, chiama i cori, sorride a tutti, si agita.

ha 'non serviam' tatuato sulla pancia

ha ‘non serviam’ tatuato sulla pancia

La cosa bella dei concerti dei Rotting Christ è che riescono a trasformare persino il pezzo più claustrofobico e malato in un inno da stadio da cantare col pugno al cielo. Athanatoi Este diventa così la marcia bellica delle truppe infernali che vanno a incendiare il regno dei cieli, in un’atmosfera da Paradiso Perduto brutto sporco e capellone, con H.P. Lovecraft che guarda con un distaccato ghigno d’approvazione da lontano, mentre batte lievemente il piede al ritmo. È la loro tendenza alle ritmiche marziali che dal vivo trova la quadratura del cerchio, e a maggior ragione arrivano subito Kata ton Daimona Eautou e Nemesis. Poi parte King of a Stellar War, trasformata nell’inno generazionale della gioventù del male degli anni novanta, che questa sera è rappresentatissima, tanto che si sono riviste vecchie facce che ormai ai concerti non presenziano più come prima; ma come fai a rimanere a casa quando a dieci chilometri da casa tua ci sono i Rotting Christ che suonano King of a Stellar War, e c’è un sacco di gente sotto al palco che canta e strilla e si commuove, mentre tu te ne stai a casa a parlare con degli sconosciuti su facebook. Non si può mancare ai Rotting Christ, perché loro sono diversi, li senti davvero tuoi, forse perché pur facendo sempre dischi diversissimi non sono mai cambiati, sempre co sti cazzo di caproni, le bestemmie, i testi che sembrano elenchi telefonici di demoni sumeri, il 666 ficcato ovunque, e sempre in maniera estremamente cerebrale, quasi libresca nell’approccio, completamente diversa da quei simpatici cialtroni scandinavi e teutonici e derivati che faranno musica pure molto carina ma che -pure se di recente hanno fatto i soldi- barbari erano, e barbari sempre rimarranno. Il fatto che i Marduk continuino a parlare di caproni è una cosa normale; il fatto che lo facciano i Rotting Christ è commovente perché per loro sarebbe consigliabile non farlo, eppure lo fanno perché è l’unica cosa giusta da fare. Loro non sono cambiati, e in fondo neanche noi siamo cambiati. E ti vedi Sakis Tolis che ti ricorda come dovresti essere tu a quarant’anni, che ti spara The Sign Of Evil Existence e Transform All Suffering Into Plagues, poi una cover punkeggiona dei Thou Art Lord, poi l’opener dell’ultimo e così via, e tu rimani lì con un sorriso ebete, e ogni nota è una madeleine, eppure loro te le scaraventano addosso con la loro euforia metallara adolescenziale da bestemmia, tipo dei Vader che sanno leggere e scrivere. Chiudono con Archon, da Triarchy of the Lost Lovers, e ce ne andiamo tutti felici. La gente non sa che si perde a non essere metallari. La prossima volta che Rolling Stone fa una votazione online per la migliore canzone della storia dobbiamo organizzarci e votare in massa King of a Stellar War, magari qualcuno rinsavisce. (barg)

Scaletta:
-Forest of N’Gai
-Athanatoi Este
-Kata ton Daimona Eautou
-Nemecic
-King of a Stellar War
-The Sign of Evil Existence
-Transform All Suffering Into Plagues
-Societas Satanas (Thou Art Lord cover)
-In Yumen-Xibalba
-Welcome To Hell
-Chaos Geneto (The Sign of Prime Creation)
-Non Serviam
-Noctis Era
-Archon

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