Il death metal e la provincia: intervista ai DEVOID OF THOUGHT
Dopo aver apprezzato molto il loro ultimo album omonimo, abbiamo raggiunto i Devoid of Thought per un’intervista via e-mail. Il disco è stato una sorpresa per la maturità che il gruppo di Busto Arsizio è riuscito finalmente a esprimere – anche se già nella precedente uscita aveva fatto sentire qualcosa di molto buono. Abbiamo quindi scambiato qualche opinione riguardante la scena death metal italiana e gli ultimi gruppi che ha partorito, così come sulla provincia e su come sia suonarci e crescerci musicalmente.
Buongiorno Andrea! Partirei col farti una domanda sulla vostra evoluzione. Siete tutti musicisti attivi ormai da diverso tempo, suonate o avete suonato in altri gruppi (per esempio, tu se non erro hai suonato anche nei Fuoco Fatuo) e siete passati attraverso un cambio nome, diversi demo e split, ma l’ultimo album omonimo è estremamente più maturo rispetto a quanto avete fatto finora. Si sente che è un album di una band finalmente compiuta. Cos’è cambiato secondo te? Cos’ha fatto “clic”?
Ciao e grazie per lo spazio che ci dedicate. Devoid of Thought come band esiste da ormai 10 anni. Lorenzo, Marek ed io suoniamo assieme da circa 15 anni e abbiamo, come dici tu, diverse esperienze anche con altre band. Lo stile di Claudio alla batteria ha sicuramente portato una spinta ulteriore quando si è unito a noi 3 anni fa, e ha reso possibile consolidare un sound più complesso a cui aspiravamo da tempo. Dopo l’uscita del primo disco Outer World Graves abbiamo avuto l’occasione di suonare spesso live e di fare diversi tour europei con band che ammiriamo (come ad esempio gli Artificial Brain). Una line-up consolidata e rodata da tante performance in contesti diversi ha permesso al progetto di prendere un’identità più concreta attraverso un sound che rappresenta al meglio l’essenza del nostro progetto musicale.
Come mai avete deciso a un certo punto di cambiare nome da Warstorm a Devoid of Thought? Era semplicemente cambiato troppo il vostro stile e il vostro genere di riferimento (penso per esempio a quanto avevano fatto anche i Murder Therapy/Nero di Marte) o ci sono state altre motivazioni?
Gli ascolti di noi tre viravano sempre più verso sound estremi o alternativi e pian piano stavamo un po’ perdendo il culto del thrash metal che ci aveva spinto fino a quel momento. Abbiamo cominciato ad accordare le chitarre più in basso e i riff che scrivevamo erano sempre più intricati o all’opposto più lenti, con una componente doom che faceva fatica a trovare spazio in quel genere. Il cambio di nome arrivò ufficialmente nel momento in cui ci rendemmo conto che il sound, complice il mio utilizzo del growl prima come backing vocals e poi come voce principale, stava cambiando identità e connotati e non rispecchiava più il moniker sotto cui ci ritrovavamo.
Siccome si tratta di una cittadina vicina a me, una delle prime cose che ho notato è che venite da Busto Arsizio, in provincia di Varese. Io vengo dalla Brianza, quindi penso di poter dire che anch’io da ragazzo ho vissuto in pieno la vita di provincia. In questi anni in cui mi sono trasferito in città mi è sembrato di notare che, paradossalmente, per chi vuole suonare forse ci sono più possibilità in provincia rispetto alla città (intendo come sale in cui provare, studi in cui registrare e locali in cui suonare). Per voi com’è stato nascere e crescere come gruppo in provincia?
Avere una provincia relativamente attiva è stato sicuramente uno stimolo durante la nostra adolescenza a perseguire la nostra passione. In provincia di Varese e a Busto ci sono sempre state realtà come sale prove e locali che promuovevano le realtà locali per quanto possibile. Per noi è stato molto importante avere dei luoghi di ritrovo e delle occasioni dove poterci confrontare con altri musicisti. Credo sia semplicemente più facile costruire una rete solida dove c’è meno caos, si va dritti al punto senza troppi eccessi e si riesce a costruire qualcosa di durevole nel tempo, seppur contenuto nelle dimensioni.
Di contro per la musica che suoniamo e apprezziamo ci sono sicuramente meno pregiudizi e più aperture in città rispetto alla provincia – e voi peraltro venite dalla stessa provincia delle famigerate “Bestie di Satana”. Avete sofferto questa dimensione?
Personalmente percepisco questa maggiore apertura delle grandi città solo come apparente. Fatte poche eccezioni, dove ci sono fervide sottoculture di ogni genere. Mi riferisco ovviamente a un livello underground, il metal è ormai una musica da grandi numeri, ma credo che il meglio emerga proprio al di fuori di contesti troppo caotici come i grandi centri città. Se non c’è qualcosa sei costretto a crearlo. Sento che un certo sensazionalismo abbia ormai perso la sua dose di potere almeno a livello sociale mentre rimane radicato nelle istituzioni.
Spero mi perdonerai se ti dico che, francamente, non ricordo bene come iniziai ad ascoltarvi e come vi conobbi la prima volta. Controllando su siti come RateYourMusic e Metal-Archives vedo però che qualcuno di voi ha suonato nei Killertrone, un gruppo locale che vidi dal vivo un paio di volte perché una mia amica d’adolescenza li seguiva dovunque per tutti i locali della Valle Olona. Faccio questa premessa più che altro per arrivare al punto seguente: ai tempi – si parla di circa quindici anni fa, il periodo più o meno in cui avete iniziato a suonare come Warstorm – era molto più facile per i gruppi suonare e per gli ascoltatori scoprire nuovi gruppi locali e affezionarcisi. Notate la stessa cosa?
La mia impressione è che pian piano ci siano meno band giovani, c’è stato poco ricambio generazionale per il genere nello specifico. Anche l’aspetto sociale è cambiato, “fare musica” è più facile per tutti, ma senza un vero guadagno; perché esporsi? Credo siano semplicemente meno le nuove realtà a nascere e ancor meno quelle che riescono a superare la prova del tempo e resistere per più di un decennio. In generale anche l’aumento dei costi porta le persone a muoversi di meno, inoltre ora possiamo scoprire con estrema facilità qualsiasi cosa seduti comodamente dal divano con una connessione internet.
Se ripenso ai locali in cui andavo da ragazzo a suonare e a vedere band dal vivo (l’Honky Tonky di Seregno è probabilmente quello più famoso), oggi sono pressoché tutti chiusi. Notate la stessa cosa dalle vostre parti? Oppure la provincia di Varese si è in qualche modo salvata? C’è in effetti qualche esempio positivo anche da queste altre parti, come il Bloom di Mezzago che esiste e resiste da quarant’anni.
Da noi sono nate negli ultimi anni realtà come il Circolo Gagarin a Busto Arsizio, il Black Inside a Lonate Ceppino, ci sono diverse sale prove attive, studi di registrazione… Quello che notiamo è che sono tutte realtà gestite da chi questa sottocultura la vive tutti i giorni. La spinta a continuare arriva dai diretti interessati e questo credo sia la forza che mantiene la provincia in qualche modo attiva rispetto ad altre zone.
Senza più così tanti locali in cui suonare, non c’è il rischio che il processo di trasformazione da band locale a realtà nazionale e, si spera, internazionale, si possa interrompere per le nuove generazioni e per chi oggi è adolescente?
Bisognerà aspettare di vedere a quali priorità daremo retta, musica nuova in contesti nuovi? Oppure si rischia di riproporre sempre la stessa formula, andare a vedere il gruppo classico per l’ennesima volta anziché fare lo sforzo di guidare un’ora per andare a vedere un bill di band che non conosco e rischiare di scoprire qualcosa di nuovo ed entusiasmante.

Per esempio, senza la gavetta che avete fatto, chi nei Killertrone e chi in altri gruppi, pensate sareste arrivati allo stesso punto di maturazione oggi?
No, è fondamentale raccogliere più esperienze possibili.
A tal proposito, purtroppo né io né altri redattori siamo riusciti a venirvi a vedere al Circolo Gagarin. Prevedete delle altre date? Dove vi possiamo trovare nei prossimi mesi?
La chicca di quest’anno è l’Avantgarde Festival sabato 5 settembre a Milano, dove condivideremo il palco con Pyrrhon, Vinterland e altri.
Nella recensione di Devoid of Thought vi ho accostati a Bedsore e Ad Nauseam non tanto perché siate effettivamente simili ma più che altro perché sono italiani anche loro e mi sembra che suoniate tutti un death metal a tratti psichedelico e con atmosfere orrorifiche. Cosa ne pensate? Sia degli altri due gruppi, se li conoscete e seguite, sia della definizione.
Sono gruppi che conosciamo molto bene ed apprezziamo. Con gli Ad Nauseam abbiamo fatto anche un tour europeo nel 2024 e con Bedsore abbiamo condiviso il palco un paio di volte, tra l’altro il loro precedente batterista Davide è stato nostro turnista per il primo tour con Artificial Brain nel 2022.
Con i secondi peraltro condividete anche l’etichetta, l’Avantgarde. Com’è stato essere pubblicati da un’etichetta di così grande rilievo e prestigio? La stessa etichetta che pubblicò la prima stampa di Brave Murder Day, giusto per dirne uno…
Roberto e Andrea in Avantgarde lavorano egregiamente e siamo ovviamente molto contenti di essere parte di questo progetto. L’etichetta e Sound Cave sono delle realtà che apprezzo sin da ragazzino. Hanno saputo convogliare tutte le nostre richieste in un prodotto che ci soddisfa e non potevamo chiedere di meglio.
Altrimenti quali sono le vostre principali ispirazioni in termini di gruppi e scene?
Artificial Brain, Blood Incantation, Dead Congregation, Bolzer, Voivod, Vektor, Gorguts, Cryptopsy, Expander, sono tra i primi nomi di band estere che apprezziamo molto e in parte ispirano la nostra musica.
Quali sono i piani per il futuro? Avete già qualche colpo in canna?
Oltre al tour di settembre solo qualche data isolata che ancora non possiamo svelare.
Grazie per il tempo che ci hai dedicato. Un saluto e a presto!
Grazie a voi!

Senza offesa per nessuno, per carità, ma mi pare piuttosto pretestuoso parlare di “vera provincia” in una città a 30 km da Milano, metropoli ricca di locali dalla quale passa il 90% delle band estere quando vengono in Italia – tre volte su quattro esclusivamente lì.
Provate a voler mandare avanti una band metal in provincia di Perugia da dove vengo, dove nel raggio di 200 km ci sono non più di 4/5 locali dove suonare, contando anche i pub. Per non parlare del sud Italia, altro bel paio di maniche.
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Nessuna offesa, ma infatti nessuno ha parlato di “vera” provincia. Dove l’hai letto?
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