Symphonique dei VOIVOD non è il solito disco con l’orchestra

Nei decenni il metal e l’hard rock hanno abusato di ogni possibile connubio con il mondo sinfonico. Non parlo di sottogeneri in sé ma della consuetudine di prendere una dozzina di classici affermati dal proprio repertorio, sbatterci un’orchestra locale di contorno per poi compiacersi davanti ai fan di questa geniale trovata artistica. Kiss, Scorpions, Dream Theater, Metallica e tanti altri; tutti in fila a lanciare budget importanti, millantando chissà quali innovazioni. A posteriori, l’ottanta percento dei tentativi risulta trasgressivo o visionario più o meno quanto il vecchio meme che immortalava quattro ingenui fanciulli in pigiama con la didascalia “solo dei pazzi come noi potevano cucinarsi una carbonara all’una e mezza di notte!”. Alla fine, dietro a chissà che motivazioni pseudo colte, degne dei migliori panegirici alla Bruce Dickinson, quasi sempre si nascondeva l’interesse a confezionare un’uscita discografica che non fosse un best of o una ristampa rimasterizzata a volume più alto dei solito disco di culto. Oltre che, sì, a vantare chissà che aperture mentali (che in realtà erano più spaccature del cranio) dinnanzi al fan che era appena uscito dal liceo e due archi in croce li aveva sentiti giusto nei Nightwish o giù di lì.

Con i Voivod non poteva essere così per svariate ragioni. Mancano i milioni di copie (che negli anni novanta avrebbero indubbiamente meritato) e latitano le possibilità di alzare più di due lire con un’operazione così nel mercato discografico del 2026. Anzi, la formazione non si è mai vergognata a imbastire crowdfunding per finanziare senza rischi le loro iniziative (l’atteso documentario We Are Connected e il videogioco The Nuclear Warrior creato da un italiano). I canadesi, inoltre, non sono mai stati un gruppo da singoli intramontabili. Nei Voivod, spesso, quello che funziona è la qualità complessiva, senza brani che oscurano gli altri.

Il progetto sinfonico èera da decenni un pallino del gruppo. Era noto l’amore del compianto Denis D’Amour per la musica classica, al punto da scegliere deliberatamente di inserire una citazione tratta da La sagra della primavera all’interno della struttura di Pre-Ignition, senza che sembrasse una cafonata barocca da guitar hero all’ultimo stadio. Sarà forse anche per questo che il pezzo di Nothingface è l’unico presente sia in questo Symphonique che nella precedente raccolta di nuovi arrangiamenti Morgöth Tales. “Mai ripetersi” è il loro mantra, e la scelta paga: la scaletta non risulta indebolita da questa volontaria diversificazione. Riesce a suonare complessa, torbida, energica e crepuscolare allo stesso tempo.

Anche l’approccio della Quebec Symphony Orchestra è abbastanza diverso da molti esempi illustri del passato: i loro arrangiamenti non si limitano a doppiare le melodie delle chitarre o all’intestardirsi alla ricerca di un’epicità da colonna sonora di qualche scontro con un boss di Dark Souls. Sanno agire in punta di fioretto, armonizzare, scostando rischi di barocchismi, avvicinandosi di più all’incontro tra le musiche di un film distopico e quelle di un thriller. Una particolare sensazione di oscura magnificenza si ha in The End of Dormancy e Forgotten in Space. In altri momenti l’atmosfera si fa più fiabesca, si sentono vagamente i Jethro Tull nell’attacco di Cosmic Drama.

Materiali degli anni ottanta e dell’ultimo decennio si amalgamano in qualità e coerenza al punto da fondere anche la celebre cover dei Pink Floyd e farla salire a bordo come se non fosse una “clandestina” in questa nave futuristica da racconto di Asimov. Se proprio vogliamo trovare un difetto, magari il materiale anni ’90 avrebbe meritato qualche esperimento, anche considerando il fatto che furono gli anni più turbolenti, dal punto di vista delle produzioni e mixaggi, della formazione canadese. Alla fine, però, è solo un neo. Avercene di band così, che danno ancora dignità ai progetti discografici, si possono ancora vedere dal vivo a un prezzo decente e non usano la loro coda di carriera per riciclare di continuo uno spettacolo simile alla classica scopata coniugale. (Federico Francesco Falco)

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