Recensioni brevi per dischi brevi: estate 2026, parte prima
Partiamo col botto per davvero, questa volta. I temibili FER DE LANCE preparano le campagne autunnali anticipando fuoco e fiamme con un singolo rilasciato gratuitamente, In The Throne Room of the Dovre-King / Hall of the Mountain King. Si gioca col tema celeberrimo di Grieg nel primo brano, un’improvvisazione strumentale per organo, chitarra e tuoni. Il secondo è la cover dell’omonimo brano dei Savatage, reso perfettamente nelle atmosfere drammatiche del loro ultimo, splendido album dell’anno passato. Dovrebbe trattarsi infatti di registrazioni avanzate dalle registrazioni di quel (quasi) capolavoro. Cover stupenda. Io nel disco ce l’avrei lasciata.
Andrea Lobbia è autore, insieme a Maggy Bettola, di un paio di pregevoli guide ai cimiteri abbandonati dell’Italia settentrionale/occidentale. Ognuno ha le Lonely Planet che si merita. Lobbia, lombardo, è anche uno di quelli che hanno la pagina su Metal Archives strapiena di gruppi. Nei BLACK PHÄNTASM risulta in combutta con alcuni laziali ed esala black/death di bassa lega, registrato male e amatorialmente (come non ci fossero i moderni mezzi di produzione della Nuclear Blast o della Napalm), con copertine di cassette disegnate a mano, a penna, croci rovesciate, lapidi, fantasmi neri e, insomma, tutto quello che noi amiamo. Solo un demo omonimo, Black Phäntasm, due canzoni e un’intro, ma noi da bravi adepti del Capro ci segniamo il nome e aspettiamo che Andrea e compagni ne facciano uscire di più, di roba del genere.
Piccolo esordio, un Ep, anche per gli italiani ETERNAL MOURNING, quartetto italiano con membri di Black Oath, The Rite, Into Darkness e via così. Winds of Sorrow è un bell’esercizio di death doom anni ’90, bello davvero, tra Inghilterra e Svezia. Musica cara a davvero tanta gente, qua dentro. Un ennesimo micro-revival che sta dando belle soddisfazioni dalle nostre parti, come gli In Grief, gli In Vespro e ora gli Eternal Mourning. Certo, la strada è consolidata, la si potrebbe percorrere ad occhi bendati, ma è vero per il 90% di quello che si sente in giro. Sperando che le band migliori abbiano modo di attecchire, magari trovano anche la loro chiave. Intanto, per sole tre canzoni, che gli vuoi dire agli Eternal Mourning. Esordio promettente.
Vi ricorderete degli STREGA, anche perché, oltre alla curiosità, magari più di qualcuno ci voleva scommettere sopra, che sarebbero diventati la “prossima cosa grossa” non solo da noi. Il nuovo Ep si intitola Mors Mortyis Morte e torna sulle stesse coordinate, NWOTHM in senso lato. Le armonizzazioni maideniane sono quelle filtrate dall’esperienza del death svedese, l’approccio horror rock, le tastiere quasi da prog genovese. Suppergiù tutta roba che ci interessa, ma i tre brani nuovi convincono meno dei precedenti. Suonano come non avessero senza una direzione chiara. Poi parte subito lo strilletto di King Diamond. Ora, dovrebbero proibirlo per legge, di continuare ad imitarlo, proprio per quello strilletto lì, ma siccome dubito che il Legislatore si possa occupare di questo, almeno ci si dovrebbe regolare da soli. Immaginate se domani tutti i nuovi gruppi thrash imitassero Hatfield. Sarebbe ridicolo. C’è già chi si è allontanato dal modello originario, chi ancora no, ma scrive canzoni divertenti. E chi lo butta lì, l’urletto di King Diamond, de botto, senza senso. Vabbè. Comunque, uscita interlocutoria.
Cristina Rombi l’abbiamo incrociata invece con un’altra ragione sociale, Of The Muses, e con un album che mi aveva entusiasmato non poco (e scusate se sono un sentimentale). Dicevo di lei che poteva prendere ormai la direzione che voleva, provenendo dal black metal, scegliendo invece tra il gothic metal e il pop sofisticato. Diciamo un po’ sulla scia di Anneke e dei suoi The Gathering (ma anche Alcest, se vogliamo). La ritroviamo con il nuovo nome MY LOVER THE MORNING STAR, in realtà avendo intrapreso un’altra strada ancora. Ovvero pop, sì, ma davvero tanto dream, etereo, gaze e ad un passo soltanto dall’ambient. Per il momento ha rilasciato solo un “singolo” su Bandcamp, La Fleur de sa Peau / Armure Dorée. In realtà c’è anche un altro brano, sulla piattaforma, intitolato Youth and the Nascent World. Per il momento le coordinare sono quelle che vi ho detto. Specie se stimate il vecchio catalogo 4D (This Mortal Coil, Cocteau Twins), magari ne riparliamo alla prima uscita più corposa.

Ritorno anche per gli statunitensi WATCHER, con il singolo Shattered /Cast Into Stone. NWOBHM, hard rock, stoner, questo il loro terreno di gioco. Malcelate citazioni dei Sabbath era-Dio ed un metal orientato al riff, fatto per bene. Che sia solo l’antipasto di un disco nuovo, a questo punto lo speriamo. Perché questo è sicuramente un buon antipasto.
I SONIC WOLVES di Vita (ex Ufomammut) e Kayt Vigil (ex Pentagram e The Hounds of Hasselvander) tornano con uno split, The Path, assieme ai doomster/progster svedesi OCKRA. La parte degli alessandrini (di origine o adozione) è uno svarione psych, The Drowned Phoenix, diviso in tre parti: la prima sospesa, la seconda energica, la terza acustica come Led Zeppelin III. Gli svedesi più in vena per chitarroni, in parte, e rallentamenti post, ma proprio post, anzi direi alternative. Addirittura country/americana, l’ultimo brano dei tre a loro disposizione. Brano piuttosto brutto, tra l’altro. Uscita male assortita e quindi interlocutoria. Spero serva ai Sonic Wolves a farsi conoscere in Svezia. Se gli Ockra sono questi non c’è bisogno di diffonderli anche da noi.
Altra partita, in ben altro campo, quella tra gli americani SAVAGE MASTER e i russi MYSTIC STORM, intitolata The Power / Wandering Time. Stacey Savage e sodali giocano sul sicuro con tre pezzi semplici di NWOTHM mista al power americano. I russi tornano a pubblicare qualcosa dopo l’album From the Ancient Chaos del 2021, davvero bello. Iato causato dalla guerra, per cui felicissimo di ritrovarli in attività, con la misteriosa Svetlana a sostituire al microfono la misteriosa Anya. Formula per il resto confermata, metallo veloce e oscuro, solo meno thrash di prima. I Savage Master intanto si erano rifatti vivi di recente, adesso aspettiamo un nuovo album anche dei russi.
Gli ÚLTIMA BATALLA intanto dedicano il nuovo singolo La Daga / Otra Tempestad alle vittime del terremoto del Venezuela, Paese di origine di alcuni dei componenti della band. Al di là del nobilissimo intento, conferma che i nostri sembrano seguire la via di un Metallo fieramente latino senza tentazioni folkloriche da cartolina. (Lorenzo Centini)
