Riders on the Goat: i dischi del 2022 di Metal Skunk

Negli ultimi anni i contenuti e lo stile di questo blog sono un po’ cambiati, come avrà constatato chi ha la bontà di seguirci da tempo. Nulla di premeditato: Metal Skunk è chi lo scrive e, con la vecchia guardia costretta a tirare il freno per soverchianti impegni lavorativi e familiari, le nuove firme hanno portato un’attenzione mai così profonda per l’underground più oscuro (spero di non peccare di eccessiva presunzione se affermo che certe perle scovate dal demone Griffar o dall’instancabile Centini le trovate solo su questi schermi). È quindi un discreto paradosso che la classifica di quest’anno – basata come sempre sulle playlist individuali che usciranno domani – sia tra le più tradizionaliste della nostra sordida, ormai ultradecennale, storia, grazie a inattesi colpi di coda di veterani che hanno catturato anche i meno reazionari tra noi. Tra tanti splendidi sessantenni, spicca una band italiana diventata culto anche all’estero, punta dell’iceberg di una scena nazionale che, senza campanilismi posticci, nei dodici mesi appena trascorsi ci ha regalato un inatteso numero di gratificanti sorprese. (Ciccio Russo)

PRIMO POSTO

Rammstein-Zeit

“Un album enorme, nerissimo e inesorabile come il viaggio senza ritorno che ci attende tutti. Forse il miglior disco dei Rammstein dai tempi di Sehnsucht“. (Ciccio Russo)

SECONDO POSTO

messa_close

“Un album arcano e ambizioso, sospeso tra l’oscura vena drone/doom e fantasie chitarristiche hard e jazz. Al terzo disco i Messa potevano sedersi ma hanno scelto di alzare ancora la posta”. (Lorenzo Centini)

TERZO POSTO

megadeth_thesick

“Il miglior disco dei Megadeth almeno da Endgame. Nessun coetaneo di Dave tira ancora fuori roba del genere nel 2022. Non certo quelli che lo cacciarono 40 anni fa”. (Piero Tola)

ALTRA ROBA CHE CI È GARBATA

voivod_synchroanarchy

“Un disco che prende posto nell’ala più progressiva della discografia dei Voivod, accanto a The WakeThe Outer Limits. Produzione cristallina, improvvise accelerazioni, ritmi sincopati, controtempi e un incedere quasi in levare, come un reggae di un’altra galassia”. (Piero Tola)

scorpionsrockbeliever

“Il miglior lavoro degli Scorpions dal 1984. Il feeling è tra BlackoutAnimal Magnetism. Matthias Jabs è in grande spolvero. Su Klaus Meine non mi esprimo perché bisognerebbe tirare in ballo il voodoo o la macumba per capire come abbia fatto, alla sua veneranda età, a conservarsi così brillantemente”. (Piero Tola)

L’ITALIA MIGLIORE

ardecore

“Il disco più riuscito degli Ardecore, frutto di una ricerca durata anni sulla canzone popolare romana e sui versi del Belli, massimo cantore della plebe capitolina”. (Lorenzo Centini)

ingrief-aneternity

“Gli italianissimi In Grief ci riportano ai tempi d’oro della storica triade del death/doom inglese con un disco formidabile. E l’autunno è servito”. (Lorenzo Centini)

CIOFECA DELL’ANNO

Smashing-Pumpkins-ATUM

“I suoni sono al di là del bene e del male, un vero e proprio orrore, un vortice di cattivo gusto che trova l’apice in Hooray!, brano che sembra il parto di un sociopatico cinquantenne feticista di cartoni animati giapponesi destinati alla prima infanzia. Una canzone così genuinamente brutta da far sganasciare. Il problema è che per il resto dell’album si ride davvero poco”. (L’Azzeccagarbugli)

astralfortress

“Il gioco è bello quando dura poco, o quantomeno non troppo. Perché qua ridendo e scherzando sono vent’anni che Fenriz e Nocturno Culto fanno lo stesso giochino. E allora facciamo un giochino pure noi: quante volte vi siete ritrovati a rimettere nello stereo un vecchio disco dei Darkthrone da diciamo Hate Them in poi?”. (Barg)

CONCERTO DELL’ANNO

emperor-mayhem-alcatrazmilano

“Suoni perfetti. Cristallini. Tutto Anthems to the Welkin at Dusk, una buona parte di In the Nightside EclipseYe Entrancemperium come bis. Una band al massimo della forma, strumentisti strepitosi che si trovano a memoria, Trym alla batteria impressionante ed è dir poco”. (Griffar)

GRUPPO DI SUPPORTO DELL’ANNO

greenlung_heavyrock_decibel_2021-1170x780

“Si tratta del primo concerto dei Green Lung in Italia e noi siamo orgogliosi di presenziare. Sorrisi e riffoni. E canzoni. Tutto giustissimo”. (Lorenzo Centini)

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