VOIVOD – Synchro Anarchy

Forse con il pilota automatico, o comunque sulla scia del precedente (e sbalorditivo) The Wake, i Voivod sfornano il loro ultimo disco. Si intitola Synchro Anarchy e spara ancora una volta sulla Croce Rossa, poiché si tratta di un altro discone della Madonna.

Teniamo in conto che si parla comunque di una delle poche band che, tentando di restare sul pezzo a millenni di distanza dalla loro cosiddetta epoca d’oro, non risultano ridicole, plastificate o gggiovanili come il sessantenne in crisi che indossa jeans colorati e Borsalino credendo davvero che le venti-trentenni si bagnino copiosamente al suo apparire. Non faccio nomi per decenza ma un giorno ci tornerò, promesso. Si tratta principalmente di bande thrash un tempo gloriose e importanti.

D’altronde, dopo il trittico Target Earth, The Wake e questo, si può davvero dire che il meglio dei canadesi sia abbondantemente passato? A me personalmente, nel pensare alle parole dedizione, talento, vocazione, viene automaticamente in mente la parola “Voivod”.

Synchro Anarchy, se proprio vogliamo spendere qualche parola sul disco ed evitare le solite scorreggine dai cazzoncelli mezze seghe che criticano la possente linea editoriale della Skunk Metal S.p.A. (“non parlano mai della musika ma insultano e kazzeggiano!!1”), è un disco che prende posto nell’ala più progressiva della discografia del quartetto canadese, proprio accanto a The Wake (ma forse pure di più) e The Outer Limits, per dire. Produzione cristallina, non manca di improvvise accelerazioni o episodi più sbarazzini (Mind Clock o Sleeves Off, per esempio), tutti concepiti ed eseguiti da alieni, semplicemente. Daniel Mongrain sempre fenomenale, l’incubo horror-futuristico di Away è sempre più vivido e allucinato, tra ritmi sincopati, controtempi e, un po’ più spesso del solito, un incedere quasi in levare, come se alcuni di questi nove pezzi fossero delle sorte di reggae di un’altra galassia.

Mi sarei anche stufato di ripetere ogni volta che un talento ed una creatività del genere proprio non vanno a braccetto con l’estrema umiltà dei nostri, i quali hanno sempre del tempo da dedicare ai propri fan ai concerti, per scambiare due chiacchiere e un abbraccio o una foto. A tal proposito vi prometto che un giorno vi racconterò la storia di Ciccio Russo a Varsavia, il quale, ubriaco come una spugna di birra sponsorizzata dai Behemoth, rimase quasi ammutolito davanti ad Away nel post-concerto, dopo avere aspettato più di un ventennio per incontrare uno dei suoi idoli.

I Voivod sono poi quel gruppo che molti dicono di non riuscire ad apprezzare appieno perché troppo bizzarri o cervellotici. È un classico. Al primo impatto può essere sicuramente vero, ma a distanza di anni e ascolti i casi possono essere soltanto due: o non fanno per te, oppure ci sei dentro fino al collo e non ne uscirai mai più. Ed ecco la ragione per la quale non servono venti ascolti prima di scrivere di Synchro Anarchy. Premi il tasto, il suono ti arriva alle orecchie e cadi nel buco nero. Ti sembrerà la cosa più normale del mondo, tutto avrà perfettamente senso, anche se si tratta del più imprevedibile cambio di tempo o di una linea melodica improbabile, sottolineata da quel pedale Cry Baby a tutto spiano di cui solo loro possono abusare impunemente. (Piero Tola)

4 commenti

  • Ci sento un bel po’ del mio preferito “Angel Rat” nel singolo, un capolavoro con una apertura psichedelica da fuori di testa, fa ben sperare. Per il resto cosa posso dire? Saranno 15 anni che non vado ad un concerto, ma la stretta di mano che Piggy regalò a me, invasatissimo metallarino sedicenne che aveva macinato chilometri per arrivare fino al Babylonia di Ponderano per vederli, me la ricordo ancora come fosse ieri. Inimitabili.

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  • Cosa cazzo mi sono perso finora

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  • Non mi sono mai piaciuti. So di non essere il solo ma ancora mi chiedo il perché visto che sono letteralmente adorati da molte persone.

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  • hanno la capacità di catapultarti nel loro orginalissimo psichedelico mondo, fondamentalmente il loro genere musicale si chiama Voivod, sono unici.

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