EMPEROR // MAYHEM // NECROMASS @Alcatraz, Milano 18.12.2022

Le foto del concerto sono di Michele Aldeghi

PREMESSA

Barg: Questa doveva essere la giornata del primo vero grande meeting di Metal Skunk, con pranzo di redazione e incontro coi lettori nel pomeriggio. Ciò non si è verificato, ma troverete maggiori dettagli in coda all’articolo. Gli unici a presentarsi sono stati i due figli del ghiaccio, Griffar (dal Piemonte) e Michele Romani (da Roma), oltre al Maresciallo Diaz da Genova che però è rimasto solo per pranzo causa neonata lasciata dai nonni. Fortunatamente però al concerto incontreremo gente della vecchia guardia che non vedevamo da secoli. Quello che leggerete è un resoconto della serata a sei mani, con Griffar e Michele che si alternano col sottoscritto.

LA PREPARAZIONE (TOWARDS THE CASSOEULA)

Griffar: A Torino alle 9 del mattino c’è una nebbia che se ci appoggi la bicicletta resta in piedi. Il gancio con i ragazzi della redazione è in zona Navigli a Milano alle 13.30: mi studio il percorso sul Tuttocittà come solo i vecchi della mia generazione fanno, e tanti saluti ai navigatori che spesso ti fanno fare strade stravaganti prima di capire che ti sarebbe bastato prendere una via laterale per evitarti 4 chilometri e 40 semafori con la telecamera assetata di sangue e soldi. Parto alle 11, penso che per strada non ci sia quasi nessuno invece solo per attraversare Torino ci metto 40 minuti. Porca troia. Il doppio del tempo di una domenica normale, e io ho fatto il pendolare Torino-Biella quindi ho una certa idea di cosa sto scrivendo. Smoccolo, ma pazienza. Per le 13 sono a Milano e cerco parcheggio. Come cercare la Pietra Filosofale. A un certo punto come per miracolo si leva dai coglioni uno con uno scooter che occupava più posto di un’autocisterna, è un parcheggio un po’ alla vigliacca che a Torino non ti perdonerebbero neanche con tutti i santi in paradiso ma evidentemente a Milano funziona così. Multa evitata, va sempre bene.

Barg: Tutto comincia con un pranzo in una vecchia osteria milanese. L’attesa più grande era ovviamente quella per il demone Griffar, che conosco “telematicamente” da vent’anni e di cui avevo visto solo una foto in face painting risalente all’epoca in cui Bobo Vieri era il centravanti dell’Inter. Non avevo neanche mai sentito la sua voce e nella mia testa conservavo comunque la possibilità che potesse parlare solo in screaming. Ci sono anche il Maresciallo e la sua dolce metà, e poco dopo arriva anche Michele Romani. Avevo fomentato quest’ultimo parlandogli della cassoeula (che lui chiamerà per tutto il tempo cassuola), cibo invernale per eccellenza, legato al freddo, alla sofferenza, alle giornate che finiscono alle quattro di pomeriggio e dunque al black metal. Griffar nel frattempo non molla un cazzo e, da grande esperto enologo, ordina subito due bottiglie di vino che si andranno ad aggiungere alla bottiglia di grappa da 50° da lui distillata e portata per l’occasione. Io mi occupo personalmente di posizionare i convitati a tavola e pongo particolare attenzione nel far sedere vicini Michele e Griffar, così da creare un maelstrom di malvagità e odio che ci mettesse nel giusto stato d’animo per il concerto.

Finito il pranzo, già piuttosto allegri, ci facciamo un giro sul Naviglio Grande cercando distrattamente un posto dove poter vedere un pezzetto della finale di quei grotteschi mondiali invernali cammellari. Purtroppo finiamo in un’infame trappola per turisti, piena di francesi oltretutto, in cui ci chiedono 14 euro per sederci. Mannaggia chi vi è morti, è stato il mio pensiero. Noi comunque ci sediamo lo stesso, perché è opportuno riposarci un’oretta prima del concerto, e quantomeno ci finiamo di scolare la grappa di Griffar.

La cassoeula, il cibo degli eroi

Griffar: Roberto ci porta a mangiare in un locale della madonna, si mangia da favola, ci beviamo due eccellenti bottiglie di vino consigliate da me (una Bonarda dell’Oltrepò Pavese e un Refosco dal Peduncolo Rosso), c’è Rob con la gentil dama, il Maresciallo Diaz sempre accompagnato dalla consorte, Michele appena arrivato da Roma e io. Dovevamo essere di più ma, come dice il proverbio, “pochi ma buoni”. Tra una mangiata una risata e una bevuta, una bevuta una mangiata e una risata arriviamo a fine pasto, ci degustiamo un buon grappino distillato in famiglia e poi si va in giro per Milano dove ci sono i mercatini di natale e la finale dei Mondiali. Alla fine entriamo in uno di ‘sti locali dove trasmettono la partita: la prima consumazione è a prezzi da cravattari ma pace… Siamo in compagnia, si aggregano altri due ragazzi che frequentano il blog e si continua a ridere e scherzare (e finire la grappa).

Barg: Appena arrivati all’Alcatraz, l’ambasciatore persiano Tinto Blasf mi dice: Preparo un sandwich?. Io lo abbraccio con virile riconoscenza. Non mangio un sandwich da un mese ormai, e prima di quattro ore di black metal ci vuole proprio. Appena prima di entrare passiamo da un bar per andare in bagno e lo troviamo stipato all’inverosimile di metallari che stanno guardando i rigori della partita. Io non so proprio chi tifare, perché la Francia ovviamente mi sta parecchio sul cazzo ma d’altra parte mi sta sul cazzo pure Messi e soprattutto non voglio sorbirmi la retorica stracciamutande di Lele Adani. Mentre siamo in fila al cesso vince l’Argentina, e vabbè, di qualche morte si dovrà pur morire.

IL CONCERTO

Griffar: Complice il traffico quasi impossibile di Milano, arriviamo all’Alcatraz quando i Necromass stanno finendo il set. Porca troia. Onestamente pensavamo avrebbero iniziato più tardi, vista la defezione dei Selvans. E mi dispiace un casino perché io li adoro e m’è dispiaciuto arrivare in fondo al loro concerto. Se poi vengo a sapere che hanno suonato A Serpent is Screaming in the Abyss credo che le bestemmie decuplicheranno. Per quel poco che ho potuto ascoltare sono sempre grandissimi, meno male che dal vivo li ho già visti tre volte, anche se parecchio tempo fa. A volte mi piacerebbe essere ubiquo ma temo non sia possibile in tempi prossimi. Quando ci resterò secco inoltrerò domanda in triplice copia al demone che segue la mia pratica.

Dopo neanche tanto tempo iniziano i Mayhem, con suoni indecenti e setlist discutibile. Ma io faccio parte di quelli che pensano che i Mayhem abbiano inciso un solo disco. Poi sì, c’è anche qualcosina di Deathcrush che nel corso degli anni hanno riarrangiato più volte, ma quello è IL disco e di quel disco suonano solo i pezzi più iconici. Io mi sono tenuto indietro, pensavo un pogo violento eppure nulla. La prima parte del concerto mi sconcerta, da Freezing Moon in poi noto un miglioramento, ma sant’iddio avevano i suoni di una cover band. Il locale è pieno di gente, di rado ho visto tanta gente così a un concerto black metal, forse solo per gli Immortal a Ponderano (BI) un milione di anni fa.Barg: Avevo sbirciato la scaletta degli ultimi concerti dei Mayhem e quindi me la sono presa comoda a parlottare coi miei sodali nelle retrovie perché tanto sapevo che la prima parte sarebbe stata dedicata alla roba post-Euronymous. E così è stato: a parte la meravigliosa Symbols of Bloodswords (da Wolf’s Lair Abyss) e To Daimonion (da Grand Declaration of War, disco che adoro ma che non riproporrei dal vivo in alcuna sua parte), degli altri pezzi non mi fregava assolutamente nulla. Inoltre da dov’eravamo posizionati si sentiva malissimo: niente chitarre, voce che andava e veniva, basso altalenante, praticamente sembrava esserci solo Hellhammer il cui suono di batteria non era neanche troppo nitido. La prima metà del concerto dei Mayhem va quindi così in cavalleria.

A un certo punto però si srotola il telone con la copertina di De Mysteriis Dom Sathanas e comincia la roba seria, quindi ci spostiamo più avanti sperando di poter sentire meglio. E sentiamo un pochino meglio, sì, ma giusto un pochino. Inoltre mi sembra tutto un po’ tirato via, sciorinato così senza troppa convinzione, con Hellhammer che fa il compitino e Attila che spesso si scorda le parole o si dimentica proprio gli attacchi di alcune strofe. Ma il De Mysteriis è il mio disco preferito in assoluto, ha per me la stessa valenza affettiva che può avere Francesco Totti per Michele Romani, quindi mi sono emozionato lo stesso. Ad ogni modo, dal Capolavoro fanno quattro pezzi: Freezing Moon, Pagan Fears, Life Eternal e Buried by Time and Dust. Dopo questi quattro pezzi parte Silvester Anfang e da lì c’è la fase conclusiva con i cimeli Deathcrush, Chainsaw Gutsfuck, Carnage e il solito accenno di Pure Fucking Armageddon a chiudere.

Quello che per me hanno significato i Mayhem sin da ragazzino e continuano tuttora a significare, quantomeno fino a un certo punto della loro discografia, è complicatissimo da spiegare. C’è un motivo per cui non posso avere un’opinione completamente negativa della loro prestazione, nonostante la sciatteria, i volumi bassi, il suono sballato, certe parti di chitarra rielaborate dai nuovi chitarristi: nel bene o nel male, loro continuano a prendere molto sul serio il proprio nome e tutto ciò che esso simboleggia. Michele a un certo punto mi dice che dovrebbero interagire di più col pubblico, perché tanto hanno una certa età, il mistico alone è sparito, ci sarebbe bisogno di più coinvolgimento eccetera. Io non sono d’accordo con questa cosa. I Mayhem, nonostante le controversie, le cazzate successe negli ultimi vent’anni, certe uscite discutibili di alcuni di loro etc, sono comunque il simbolo del black metal, l’alfa e l’omega di esso. Non sono un gruppo normale. Sono un concetto. E finché portano avanti quel nome devono continuare ad approcciare i pezzi del De Mysteriis in modo liturgico, come del resto fanno. Loro sono forse gli unici che, anche a 50 anni passati, DEVONO avere sul palco la stessa attitudine che avevano oltre trent’anni fa. Ihsahn può pure venirsene sul palco vestito da hipster, con occhialetti, maglioncino a collo alto e chignon e spaccare uguale, i Mayhem no. Quei quattro teloni a lato del palco raffiguranti i quattro membri storici (quelli del Live in Leipzig) mi hanno fatto venire la pelle d’oca. E per tutto questo, nonostante sul momento fossi molto contrariato dalla loro prestazione, adesso, mentre ne scrivo a qualche ora dalla fine, ne porto un bel ricordo.

Griffar: Suonano gli Emperor, e cambia musica. Suoni perfetti. Cristallini. Tutto Anthems to the Welkin at Dusk, una buona parte di In the Nightside Eclipse, Ye Entrancemperium come bis. Una band al massimo della forma, strumentisti strepitosi che si trovano a memoria, Trym alla batteria impressionante ed è dir poco… Non c’è bisogno di aggiungere altro, Michele è più tecnico e vi ragguaglierà a dovere… Spiaze per chi non è venuto perché si è perso qualcosa di biblico.

Michele Romani: Appena terminata la conclusiva Ye Entrancemperium mi sono rivolto ai miei sodali con questa frase: “Regà io per gli Emperor non ho veramente più parole”. Questa è la quinta volta che li vedo, e diciamo su cinque volte magari capita che una prestazione la trovi ottima, un’altra soddisfacente, un’altra appena sufficiente e via dicendo. È una regola che evidentemente vale per quasi tutti i gruppi al mondo, ma non per questi oramai attempati signori provenienti dalle gelide lande del Telemark. Come le quattro volte precedenti, anche il concerto di ieri sera (in un Alcatraz completamente pieno –  mai vista così tanta gente a un concerto black in Italia) è stato semplicemente eccezionale dalla prima all’ultima nota. Così come i Mayhem (dei quali ho praticamente sentito solo la batteria di Hellhammer, almeno dal punto dove stavo io), anche l’Imperatore opta per una scaletta a ritroso che li porta ad aprire le danze con In the Wordless Chamber, che è anche l’unico pezzo che mi piace del controverso Prometheus. Da lì in poi abbiamo avuto la celebrazione in toto di Anthems, col sottoscritto a emozionarsi e a cantare a squarciagola per l’ennesima volta sulle parti in pulito di Thus Spake the Nightspirit e With Strength I Burn, chiedendomi, come sempre senza risposta, come faccia Ihsahn a suonare e cantare contemporaneamente un pezzo come Ensorcelled by Khaos.

Terminata la parentesi Anthems, ad eccezione della già citata opener suonata per ultima, parte una malinconica base di tastiere, le luci si fanno violacee e Towards the Pantheon esplode in tutta la sua straordinaria bellezza, seguita a ruota da The Majesty of the Nightsky e dai soliti due pezzi imprescindibili in ogni concerto degli Emperor, che evito di nominare tanto sapete perfettamente quali intendo. C’è anche spazio per Curse Ye All Men!, che dal vivo rende cento molte veglio che su disco, e per l’incredibile Cosmic Keys of my Creations and Times, che fanno da preludio al bis finale di Ye Entrancemperium. Non lo faccio mai di solito, ma permettetemi una menzione particolare per un Ihsahn che non sbaglia una nota che sia una, incita in continuazione il pubblico e ogni tanto riesce pure a tirare fuori lo scream dei suoi 20 anni: non so se avete presente l’urlo iniziale di Towards the Pantheon ( una roba che su disco dura una quarantina di secondi buoni): l’ha fatto TUTTO, praticamente uguale su disco, senza rifiatare.

Insomma una di quelle serate da ricordare, per il concerto in sé, per la compagnia durante tutta la giornata e per l’aver rivisto molti elementi della vecchia guardia che non beccavo da un casino di tempo. Come hanno scritto gli stessi Emperor sulla propria pagina Facebook, “non passeranno altri 25 anni prima che ritorneremo nel vostro Paese”… La prendo come una promessa. Hail Emperor.

Griffar: Compro dal bangla la locandina del concerto all’uscita, vuole 3 euro. Chissene. Probabilmente questo è stato l’ultimo concerto al quale ho assistito in vita mia. Chiudo in bellezza, oramai l’età si fa sentire, oggi sono distrutto per aver dormito solo 4 ore, anche se ci ho messo solo 1 ora e 15 minuti dall’Alcatraz a Torino sud. C’erano pure i tipi che sorpassavo e tentavano di starmi dietro, prima di accorgersi che 180km/h fissi per loro erano anche troppo. Non per me. L’ho fatto centinaia di volte. Non fate come me.

Un saluto ed un ringraziamento a Roberto, il Maresciallo, le loro gentilissime dame, Michele, Rocco Count Grishnackh (you know who you are), Zambo e tutti coloro coi quali ho scambiato anche solo un saluto o condiviso un grappino. Adieu, Vat.

GLORIA AGLI EROI, MORTE AI PISCIATURI

Barg: Giunti a questo punto permettetemi un’ultima chiosa. Avete mai organizzato un viaggio tra amici, una scampagnata o un torneo di calcetto? Funziona così: sulle prime la partecipazione sembra oceanica, con una quantità enorme di gente che giura e spergiura di voler partecipare; man mano che la data si avvicina, però, iniziano a sfilarsi sempre più persone finché non si rimane in pochissimi o addirittura da soli. Al mio paese il termine per indicare chi si defila dopo aver garantito la propria partecipazione è pisciatùro, che non definisce solo il bidonaro nello specifico ma anche l’infame in linea generale.

Questa sarebbe dovuto essere un’occasione per ritrovarci tutti insieme noi di Metal Skunk, una specie di meeting di redazione, diciamo così. Avevamo iniziato a parlarne sin da questa estate, quando il concerto era stato annunciato. Vediamoci tutti sin dal pranzo, facciamoci la giornata insieme che tanto è domenica e poi andiamo al concerto. Acclamazione generale, tutti che si affannavano a confermare la propria presenza e a proporre idee per cosa fare e dove andare. Se ci siamo più o meno tutti possiamo fare anche un bel meeting coi lettori, è da anni che ne parliamo, questa potrebbe essere l’occasione giusta. Del resto avevamo iniziato a parlarne con mesi di anticipo, quindi ognuno poteva organizzarsi per tempo per prendersi la giornata libera. Tutto liscio come l’olio, no? No.

Perché alla fine c’eravamo solo io, il demone Griffar e Michele Romani. Ha presenziato anche il Maresciallo a pranzo, che per venire ha dovuto lasciare l’imperatrice infanta dai nonni a Genova. Tutti gli altri non pervenuti. E dunque vorrei insultarli uno per uno, lasciando fuori i soli quattro che hanno addotto giustificazioni oggettive e concrete: Stefano Mazza, Enrico ed Edoardo Giardina, tutti e tre giustificati per questioni familiari; e ci aggiungo anche Stefano Greco, che vive a New York e quindi direi che è perdonato pure lui, dai. Ora infamiamo tutti gli altri, in rigoroso ordine casuale.

Pisciaturo n.1: Ciccio Russo, che avrà preferito rimanere al kebabbaro di Vitinia a farsi odorare i testicoli dai cani randagi.

Pisciaturo n.2: Lorenzo Centini, che abita a venti minuti da Milano ed è riuscito a non venire manco a pranzo.

Pisciaturo n.3: Piero Tola, che cerca sempre di convincerci a raggiungerlo in Polonia ma poi lui non viene mai, neanche per un’occasione del genere.

Pisciaturo n. 4: il Messicano, che vive in una storia di Dylan Dog nella quale intorno al suo paesino c’è un abisso invalicabile che gli rende impossibile uscire.

Pisciaturo n. 5: Gabriele Traversa, preda dei più retrivi sterotipi su Milano, che probabilmente crede che non si possa entrare in città senza monopattino e risvoltini. Un po’ come se io pensassi che a Roma si può girare solo su un autobus in fiamme guidato da un cinghiale che butta sacchetti di spazzatura per strada.

Pisciaturo n. 6: Charles, che il giorno stesso del concerto già cercava di organizzare improbabili trasferte di massa a festival tedeschi a cui ovviamente lui stesso piscerà per primo.

Pisciaturo n. 7: Luca Bonetta, che immagino annegato in un pentolone di spritz.

Pisciaturo n. 8: Cesare Carrozzi, che ormai mi pare chiaro sia un genius loci delle montagne abruzzesi dalle quali gli è impossibile allontanarsi.

Pisciaturo n. 9: l’Azzeccagarbugli, che da quando scrive per MS non è MAI venuto a un concerto con gli altri, neanche sotto casa sua.

Pisciaturo n. 10: il Masticatore, per il quale ho perso le parole, come diceva quello.

Pisciaturo n. 11: Marco Belardi, che speriamo faccia la fine di Pacciani.

Pisciaturo n. 12: Matteo Ferri, i cui ritmi vitali sono ormai stabiliti da anticipi e recuperi del campionato di Lega Pro.

Pisciaturo n. 13: Matteo Cortesi, che da Bologna ci avrebbe messo un’ora di treno a venire.

Pisciaturo n. 14: Giuliano D’Amico, troppo occupato a organizzare serate con raffinati avanguardisti bububu norvegesi in veste da camera rosa per abbassarsi a mischiarsi con noi terroni.

Salutiamo invece i coraggiosi eroi della vecchia guardia che hanno presenziato all’evento, facendosi centinaia di chilometri di trasferta e cercando alloggi improbabili per la notte. Cavalieri dello Zodiaco del calibro di Tinto Blasf, Zambo (che mancava a un concerto serio dal 2006, hail a lui) e il suo amico romano, l’ottimo Marco Rissotto che a un certo punto è sparito inghiottito da qualche tempesta di neve sottopalco, il vecchio Count Grishnachk (ovviamente non l’originale, la cui presenza sarebbe stata un po’ fuori luogo), l’indomito lettore Andrea e il suo amico bresciano, oltre a tutti gli altri difensori della fede incontrati là in mezzo. Un saluto anche ai lettori con cui ci si era dato appuntamento ma con cui purtroppo non ci si è riusciti a beccare. Thou shalt forever prevail. Eterna gloria a loro, agli Emperor (tranne il tastierista fru fru), a certi membri dei Mayhem e ai Necromass; che il disonore e l’ignominia ricada invece sul capo dei pisciaturi, che all’inferno saranno condannati a organizzare per l’eternità partite di calcetto a cui non si presenterà mai nessuno.

9 commenti

  • Vivendo a Milano a saperlo venivo…per la cassoeula intendo

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  • Terminato il concerto ci siamo guardati chiedendoci come Ihsahn riesca a gestire un concerto così. Il tastierista degli Emperor dovrebbe suonare dietro a un telo

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  • che dire. concerto epico. Purtroppo non sono riuscito a beccare barg&co.
    Necromass penalizzati dal suono osceno. Volumi assurdi che mi hanno fracassato le orecchie. Mayhem godibilissimi. Premesso che è stata la prima volta che li ho visti live però la combo Attila ed Hellhammer mi ha lasciato assolutamente soddisfatto. E la resa live dei brani di De Mysteris è stata ottima (io ero in zona mixer quindi il suono era buono).
    Sugli Emperor non ho parole. Ho visto dei live sul tui ma il dubbio che intervengano in post produzione c’è sempre, e invece no, sono pazzeschi. Il tastierista con cappotto di pelle che ballava felice era un po’ ridicolo, ma forse anch’io sarei felice di suonare live le tastiere degli Emperor che ripropongono Anthems

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  • Complimenti per tutto. E grazie. Sempre.

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  • E porca vacca, ero in trasferta Furlan a sfasciarmi di alcolici prima del lavoro.

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  • A saperlo mi mettevo la maglietta di Metal Skunk…
    Ma che bomba gli Emperor!!!

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  • Ma gli Emperor hanno MAI sbagliato mezza virgola?!
    HAIL

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  • Ma io non sapevo un cazzooooo

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  • Leopoldo Santoro

    Allora.. vorrei spendere una parola per i Necromass.. mi dispiace dire cose cattive, ma il concerto che han fatto è stato ridicolo.. se per voi i suoni dei mayhem eran bruttini quelli dei Necromass erano PESSIMI..
    Non si capiva un cavolo e i suoni davano fastidio, per cui mi son tappato le orecchie per filtrare un po’ di frequenze e ho subito notato che il trigger del rullante non prendeva tutti i colpi xk la sensibilità della centralina che probabilmente era settata male, o trigger scadenti, non saprei con certezza, ma un gruppo professionale si adopererebbe per avere strumentazione affidabile quantomeno; però il batterista ha avuto una esecuzione impeccabile, seppure gli overhead fossero inesistenti, praticamente un concerto di cassa/rullo; inoltre il suono triggerato del rullante usava frequenze da charleston, per cui seppure il batterista stesse suonando il ride e crash si sentiva un charlie in coincidenza dei colpi di rullante.. passando ai chitarristi, l’esecuzione era imprecisa, riff suonati male.. può essere l’emozione, ma per es. Il cambio da suono distorto a clean era pessimo, non hanno controllato che i due canali avessero lo stesso volume, per cui il clean era più alto del distorto.. senza riverbero.. “buttato lá”.. sembrava un 14enne che aveva appena preso in mano un ampli.. inoltre più di una volta il chitarrista ha sbagliato a pigiare il pedale del Channel switch, rimanendo a suonare in clean.. imbarazzante.. davanti a 2500 persone poi.. un assolo é stato cannato alla grande con tanto di chitarrista che si rifugiava di spalle dallo sguardo del pubblico.. il tutto mentre il cantante bassista dava il massimo e anche troppo xk sgolava parecchio, probabilmente per via di monitor da palco settati male..

    C’è la si può prendere col tecnico del suono per i suoni di merda, e col tecnico da palco per aver abbassato le possibilità di eseguire un buon concerto, ma l’impressione è stata di vedere un gruppo altamente impreparato a sostenere un live indecente. Vederli in apertura a nomi come Mayhem ed Emperor, é stato un affronto a tantissimi altri gruppi più preparati di loro che ci sono in Italia..

    Ripeto che mi dispiace parlare male di qualcuno soprattutto di gruppi italiani, però é stato tutto davvero ingiustificabile..

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