Avere vent’anni: EMPEROR – Prometheus: the Discipline of Fire & Demise

Griffar: Ufficialmente risultano ancora attivi, lo sapete meglio di me. Probabilmente non aspettate altro che annuncino un nuovo disco o un nuovo tour. Qualche annetto di pausa se lo sono presi, ma se andate a leggere lo status degli Emperor su Metal Archives leggerete in verde active. Campa cavallo.

Sta di fatto che negli ultimi vent’anni gli Emperor non hanno fatto altro che vivere di rendita e monetizzare la propria leggenda; due live album, uno dei quali replicato in tre uscite distinte e differenti tra CD e video, compilation inutili, la ristampa di Wrath of the Tyrant in innumerevoli versioni difformi, boxed set da doverci impegnare un rene per acquistarli, naturalmente per avere anche la registrazione (fatta con un walkman) di Inno a Satana bofonchiata da Ihsahn sotto la doccia nel 1996 dopo una sbronza cosmica, o due accordi sgangherati di chitarra di Samoth tirati giù dopo una gita con gli sci di fondo messi nella solita Untitled che fanno solo incazzare… eh già, ma vuoi mettere non averceli? The Complete Works… Che grandiosa presa per il culo. I miti si sputtanano così.

Perché a conti fatti gli ultimi brani originali che abbiamo potuto ascoltare a marchio Emperor sono proprio quelli di Prometheus. Forse perché lo sapevano benissimo loro stessi per primi che questa musica con quella che li ha fatti diventare delle superstar non c’entra un cazzo di niente? E, piuttosto che continuare a scrivere roba prog metal suonata veloce con un po’ di voci black giusto per tenere il piede in due scarpe, non era meglio lasciar perdere e non pubblicare più brani inediti?

È andata così, ed è un peccato, un atroce peccato. Non si poteva certo pretendere che suonassero In the Nightside Eclipse all’infinito ma Anthems to the Welkin at Dusk è ancora un signor disco e su quelle basi ci si sarebbe potuto costruire qualcosa di eterno, se solo non avessero tentato di diventare i Dream Theater del metal estremo. Che poi, nel metal estremo c’è gente che suona enormemente meglio di loro. Prometheus è un disco astruso, complicato a livello di partiture, prodotto e suonato in modo impeccabile ma al tempo stesso è una colossale rottura di palle ed una colossale presa per i fondelli per tutti quanti lo hanno comprato in quanto marchiato Emperor, per non parlare dei flyer pubblicitari che ne parlavano come fosse il disco definitivo della nuova millennium metal music. Ma neanche per sogno: lungo, prolisso, strapieno di passaggi forzati ed inutili inseriti nel contesto di brani che non memorizzi nemmeno se li ascolti seimila volte, non ci fu un solo blackster che non scosse la testa mormorando sconsolatogli Emperor sono finiti dopo averlo tolto dallo stereo, in molti per sempre. È vero, sono finiti. Lo erano già da prima e con questo disco altro non hanno fatto che mettere sul progetto una pesantissima pietra tombale. Io mi auguro solo che non gli venga in mente di far uscire un nuovo album, mi ha già fatto male abbastanza Prometheus.

L’Azzeccagarbugli: Uno dei dischi più respingenti, spiazzanti e senza termini di paragone che mi sia mai capitato di ascoltare. Un album che solo di recente ho iniziato realmente a decifrare e ad apprezzare – tantissimo – dopo molti anni di “cordiale indifferenza”. L’ultimo disco degli Emperor è un corpo unico nella discografia della band ed è a tutti gli effetti il primo solista di Ihsahn, un lavoro paradossalmente più vicino ai Peccatum che ai suoi predecessori e che anticipa il percorso che sarebbe stato, di lì a poco, intrapreso dal buon Vegard.

Si parte dalle composizioni più elaborate di Anthems e di IX Equilibrium e ci si sposta su territori decisamente più progressivi, su ritmiche sempre più complesse e su un mood generale molto orchestrale, imponente ma oggettivamente freddo. Una freddezza, però, decisamente ragionata e cercata e quasi necessaria: se si eccettua quel capolavoro fulminante di In The Wordless Chamber, che fin dal primo ascolto ti colpisce al cuore, serve davvero tantissimo tempo affinché quel “frankenstein” di riff che è Prometheus inizi a esprimere il suo reale valore. Ma ritengo che lo sforzo sia ampiamente ricompensato perché brani come Eruption, Empty e Grey non solo non sfigurano al cospetto di ben più celebrate composizioni, ma rappresentano la più tangibile testimonianza di un gruppo in continua evoluzione e che non si è mai adagiato sugli allori. Gruppo che, tra l’altro, ha avuto il buon gusto di smettere di pubblicare nuova musica quando aveva ben più di qualcosa da dire.

One comment

  • Sto con l’Azzeccagarbugli.

    Disco strano, difficile, anche contorto, ma ha il suo perché.
    Probabilmente più il primo solista di Ihsahn che non l’ultimo degli Emperor, ma è comunque tanta roba.

    "Mi piace"

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