Gli ultimi vent’anni di Billy Corgan: Road to ATUM 2023

Prima di parlare di iniziare questo viaggio che porta ad ATUM (A Rock Opera in Three Acts) devo fare una premessa: gli Smashing Pumpkins sono una delle mie band del cuore. Avete presente quei gruppi di cui da ragazzino scrivete il logo sul diario e i testi delle canzoni ovunque, e che vi fanno tuttora sentire quel sano spleen adolescenziale? Ecco, per me tutto questo sono stati gli Smashing Pumpkins, che nella loro “discografia storica” amo alla follia (sì, anche i due Machina e soprattutto Adore, che reputo tranquillamente all’altezza dei suoi predecessori).

Dopo il momentaneo scioglimento della band, per Corgan ci furono innanzitutto gli inconsistenti Zwan, un gruppo pop del tutto innocuo con qualche pezzo carino. Il loro unico album, Mary Star of the Sea, all’epoca era stato dipinto manco fosse l’anticristo, tanto che alcuni quasi si aspettavano che Corgan, Chamberlin e Pajo dovessero fare harakiri per la vergogna; in realtà si trattava di un dischetto pop gradevole, troppo lungo, con qualche pezzo buono e orecchiabile, ma tutt’altro che indimenticabile.

Poi è stato il turno del primo solista di Corgan, il terribile TheFutureEmbrace, tentativo non riuscito di dare sfogo alle sue influenze più anni ’80; inoltre, più o meno nello stesso periodo, arrivò anche la pubblicazione del suo libro di poesie che, ovviamente, ho acquistato.

Nel mentre, il mio beniamino dava sempre più segni di squilibrio non solo sotto un profilo musicale, tanto da diventare progressivamente un personaggio da meme, tra buffe foto ai parchi di divertimento, interviste su riviste per gattari e un ossessivo interessamento al mondo del wrestling.

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In tutto questo, il Nostro inizia a pensare ad una bella reunion, che non guasta mai.

Il primo parto dei “nuovi” Smashing Pumpkins, Zeitgeist (con solo Corgan e Chamberlin della formazione originale), resta per me un disco fondamentalmente riuscito: tra alti e pochi bassi, i soliti brani esclusi senza alcun senso (Death From Above, Gossamer) in favore di canzoni molto meno apprezzabili (la finale Pomp and Circumstances su tutte) e suoni troppo massimalisti, Zeitgeist era la cosa più vicina al disco “hard rock” che Corgan ha sempre voluto fare e Bleeding the Orchid, United States e That’s the Way (My Love is) sono dei brani davvero notevoli.

Tralasciando gli oltre mille progetti abbandonati (ho ancora il cofanetto del primo volume di Teargarden by Kaleidyscope), singoli ed EP (buono l’acustico American Gothic), si arriva ad Oceania (solo Corgan della formazione originale). Un disco che contiene alcuni pezzi davvero riusciti, altri terribili e altri ancora carini, ma massacrati da una scelta di suoni degna di un audioleso. Come per Zeitgeist, per fortuna, alcuni delle composizioni migliori renderanno molto meglio dal vivo, cosa che non accadrà per il successivo Monuments to an Elegy (sempre con il solo Corgan presente tra i membri del passato). Un album capace di ridisegnare i confini del cattivo gusto, con dei suoni ancora peggiori che trovano il culmine in Run2Me, una delle canzoni più brutte mai partorite dalla mente umana.

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A questo punto arriva la svolta: prima Corgan pubblica (a nome William Patrick Corgan) un bellissimo disco solista semi-acustivo (Ogilala, a cui seguirà, nel 2019, il torrenziale ma comunque riuscito Cotillions), poi Billy, ormai sempre più b0lly, rimette in sesto la banda e tornano tutti all’ovile, tranne D’Arcy, afflitta da troppe problematiche per poter partecipare.

Il risultato è il dignitoso e nostalgico Shiny and Oh So Bright Vol. 1 /LP: No Past. No Future. No Sun: una sorta di EP fatto con il pilota automatico (al di là della strana, ma gradevole follia di Knights of Malta), ma contenente comunque episodi degni di nota, come il singolo Silvery Sometimes (Ghosts) e l’ottima Travels. Con la pubblicazione dell’album, i Nostri iniziano un lungo tour “antologico” davvero trionfale: la band è in forma smagliante, la scaletta  è commovente e il concerto di Bologna (aperto da una Disarm da pelle d’oca), al quale sono riuscito a partecipare, resta uno dei più intensi a cui abbia mai assistito. Ça va sans dire, non ci sarà un volume 2.

Quando tutto sembrava deporre per il meglio è arrivato CYR, un inspiegabile doppio album che fa rimpiangere i suoni di Oceania, basato su questi tamarrissimi synth quasi da pomp rock. Alla sua uscita sono riuscito solo una volta ad ascoltarlo integralmente ed è la prima pubblicazione a nome Smashing Pumpkins che non ho avuto il coraggio di acquistare, oggi resta un disco davvero brutto forte, ma che in alcun momenti, in determinati stati di alterazione psicofisica, una volta ogni 10 anni, potrebbe anche risultare divertente.

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Dopo questo doveroso riassunto delle puntate precedenti, arriviamo al 2021, quando Billy Corgan ha annunciato l’imminente registrazione di un fottutissimo triplo album di nome ATUM che, ipse dixit, rappresenterebbe un sequel di Mellon Collie and the Infinite Sadness e di Machina. Una ROCK OPERA in TRE fottutissimi ATTI.

Il timore reverenziale scaturito da questa agghiacciante dichiarazione è stato avvalorato in primis dalla pubblicazione del video di Beguiled, brano che sarà contenuto nella seconda parte dell’album. Una canzone davvero mediocre ma che, in confronto ad altre presenti sull’album, diventa magicamente Silverfuck.

I summenzionati fondati timori sono stati purtroppo confermati dalla pubblicazione della prima parte del disco, composto da 11 delle 33 complessive canzoni che compongono l’album (numero non casuale, ovviamente). Probabilmente il nostro ha deciso che questa Rock Opera (sic!) sarebbe stata divisa in tre atti perché consapevole del fatto che nessun essere umano riuscirebbe ad ascoltarla tutta di fila.

Perché ATUM riprende il discorso intrapreso da CYR e lo porta alle estreme conseguenze.

Perché ATUM è MOLTO peggio di CYR.

I suoni sono al di là del bene e del male, sono il vero e proprio orrore, quello assoluto, un vortice di cattivo gusto che trova l’apice insuperabile e insuperato in Hooray!, brano che sembra essere il parto di un sociopatico cinquantenne feticista di cartoni animati giapponesi destinati alla prima infanzia. Una canzone talmente e genuinamente brutta da essere già un cult: perché fa davvero troppo ridere.

Il problema è che per il resto dell’album si ride davvero poco.

Se si eccettuano i brani più rock come la discreta The Good in Goodbye, o l’anonima Beyond the Vale, qualunque spunto compositivo, qualunque idea viene sepolta dai suoni peggiori che possiate immaginare. Per citare l’immortale Biuticul, ogni canzone si porta dietro il peso di una cassapanca di stronzi che non si può mai mettere in secondo piano.

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Un rock cialtronissimo, cafone, pomposo, sempre funestato da questi maledetti effetti, da questi synth che riescono a rovinare tutto quello che toccano.

Il fan che è in me vorrebbe cercare di fare un’opera di “archeologia musicale” e tentare di salvare il salvabile, immaginando come potrebbero essere alcuni brani dal vivo o come potrebbero suonare i demo: potrei dirvi che l’iniziale Butterfly Suite contiene degli spunti pregevoli, che Hooligan alla fine è un pezzo in cui la vena melodica di Corgan si esprime al meglio e che With Ado I Do ricorda alla lontana (ma davvero alla lontana) qualcosa di Adore. Ma bisogna davvero sforzarsi, bisogna far finta che non ci siano quei suoni, anche in questi brani che rappresentano gli episodi migliori, mentre il resto, anche attraverso il filtro degli occhi del cuore, è davvero una munnezza inqualificabile.

Si arriva a fatica alla conclusiva – terribile – The Gold Mask accolta con sensazioni miste: da un lato di gioia per la fine di questo strazio, dall’altro di timore per le prossime due parti che verranno pubblicate a breve e che non lasciano presagire nulla di buono.

Di una cosa sono sicuro: questi brani piacciono a Billy Corgan, che potrebbe campare di rendita rifacendo all’infinito 1979 e Today e che invece si incaponisce su roba del genere che, tra l’altro, non ha nemmeno un particolare potenziale commerciale. Quindi, sotto questo profilo, la coerenza di Corgan sarebbe quasi encomiabile.

Però, dato il risultato, l’ennesimo davvero deludente, mi chiedo – retoricamente – se non sarebbe meglio rifugiarsi nel passato, o limitarsi a suonare dal vivo, o smettere di affossare il nome di un gruppo che ha fatto la storia. (L’Azzeccagarbugli)

8 commenti

  • Maledette reunions!!!!! Negli anni Stooges, Pixies, Smashing Pumpkins e per me anche Alice In Chains a macchiare un’ altrimenti immacolata carriera… Spero solo che i cosiddetti “Pantera” non decidano di registrare qualche disco…

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  • Hooray A TRO CE

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  • Oceania non era male e li vidi pure in tour per quel disco con una grande performance vocale di Billy. Anche il successivo a me non dispiace, meno appariscente ma c’erano alcune tracce che non erano male. Con i due dischi della reunion stendiamo un velo pietoso… Ma solo a me il disco degli Zwan piace parecchio…

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  • A parte le opinioni personali sulla voce (per me insopportabile), ma Corgan con la testa non c’è più da tempo. Altrimenti come spiegarsi la foto dell’articolo in cui è vestito da Mago Otelma? O le comparsate nelle riviste per gattare? O tutti questi progetti sconclusionati un peggio dell’altro?

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  • Il disappunto generale è plausibile, condivisibile.
    Poi penso che, ad esclusione del Pearl Jam (ridicoli da qualche tempo a questa parte), rispetto a quel movimento grunge e rock alternativo non è sopravvissuto nessuno, tanto musicalmente quanto fisicamente (non dimentichiamo la sequenza di sparati, impiccati, overdosati, annegati nel Mississippi ecc..)
    Quindi prendo quello che c’è di buono, ossia l’emozione sempre viva di ascoltare il vecchio Billy, e perché no, vederlo “felice” nella sua dimensione musicale ed anche nel contesto familiare. Non a caso i suoi figli e la moglie sono spesso presenti negli spettacoli live, video ecc..
    È vero, ne parlo come fosse un parente, ma per chi lo ha vissuto e seguito per oltre 20 anni è realmente così.
    Infine, ultima osservazione, non mi pare ci sia mai del cattivo gusto nei suoi album… che volete ragazzi, li scrive da solo, li produce da solo… Inevitabile che ci sia molto della sua personalità e del suo ego. La tua disamina non fa una piega, ma a apprezzo Billy e gli SP mi piacciono sempre 😇
    Ah! Se tornasse D’Arcy!!

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    • Ciao, ti ringrazio per il lungo commento e, in generale, mi fa piacere sapere che ci siano ancora tanti fan delle zucchette in giro per il mondo.
      Sono stato volutamente “cattivo” nella mia disamina. Perché il mio essere fan mi porterebbe a salvare molte cose di Corgan, anche per affetto. Ad esempio, su ATUM, come ho scritto, ci sono dei passaggi interessanti e si capisce che lui avrà sempre delle idee notevoli, perché il genio, quando c’è, non scompare mai del tutto. E sono davvero contento di vederlo felice e sereno. Se cerchi su youtube ci sta una bellissima chiacchierata tra lui e Perry Farrell dei Jane’s Addiction e si vede proprio che sono felici e contenti di fare un tour insieme. Il problema per me è principalmente a livello di suoni, davvero inspiegabili, soprattutto per uno che ci teneva tantissimo: lì vedo il cattivo gusto, ma un cattivo gusto cosciente. A Corgran piacciono quei suoni e vuole che la sua band suoni così nel 2022.

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      • Esatto, la scelta di non produrre più musica con i riffoni di chitarra stratificati che ci hanno sbalordito negli anni d’oro è assolutamente voluta. Probabilmente non vuole tornare su una tipologia di lavoro già svolto, trito e ritrito. L’iniziativa è lodevole ma anche rischiosa (con le conseguenti cadute nella banalità). Poi penso: Billy l’ha voluta fare banale! L’ha voluta fare divertente e leggera, quindi quella traccia prende un’altra piega nella mia mente, più accondiscendente. Sono pronto al fatto che Hoorray! rappresenta la parte giocosa di Billy, perché magari vuol fare cantare la canzoncina ai figli, che saranno orgogliosi del fatto che quel ritornello è stato scritto dal papa’.
        Smashing e Joy Division superbi ❣️

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  • Puro schifo. Da Zeitgeist ad oggi è solo spazzatura. Eppure, andate a leggervi le recensioni di ogni nuova uscita di Billy e troverete reazioni entusiastiche. Atum sembra finalmente che abbia aperto gli occhi a molti. Billy non azzecca un riff ormai da 22 anni (Cash Car Star l’ultimo). Seguo le sue avventure solo per capire a che punto un essere umano può spalarsi merda da solo. E la cosa ha un non so che di epico a suo modo. Ha a disposizione i tre quarti della band originale ma continua a tuffarsi nei synth più agghiaccianti della storia della musica. Il perché è semplice: come ogni buon megalomane, vuol far tutto da solo. Manca un produttore che gli sappia dare dei limiti. Un novello Butch Vig che sappia registrare e in carreggiata il giusto suono. Ma purtroppo l’ispirazione è andata da tempo (Machina, e parlo del 2000, era già un pessimo album). Aspettiamo con trepidazione le ulteriori due parti di questo seguito (???) di Mellon Collie, opera del più grande venditore di fumo della storia del rock

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