D. Follero, L. Masperone – La storia di hard rock & heavy metal

Non dev’essere semplice l’impresa di comprimere in meno di 500 pagine tutta la storia dell’hard rock e dell’heavy metal, eppure Daniele Follero e Luca Masperone ci hanno provato, e il risultato è quanto di più esauriente possibile, considerate le ovvie difficoltà. La storia di hard rock & heavy metal ripercorre tutto il percorso della nostra musica preferita dagli albori ad oggi: dai primi vagiti della chitarra pesante, con Kinks, Yardbirds e Who, fino alle ultime evoluzioni, con Isis, Ghost e Bring me the Horizon.

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L’approccio è lontano da quel tono insopportabile alla Virgin Radio che troppo spesso appesta operazioni simili – e per paura del quale mi sono tendenzialmente tenuto lontano da questo tipo di guide generaliste musicali. Al contrario, in queste 500 pagine scarse si ha la netta impressione non solo che i due autori sappiano ciò di cui si sta parlando, ma che siano appassionati veri. Il tutto è poi impreziosito da tre introduzioni d’autore (Michael Weikath degli Helloween, Aaron Stainthorpe dei My Dying Bride e Pino Scotto) che inquadrano sin da subito il target ideale del libro, ovvero il metallaro più che il rocker vecchio stampo.

Il libro inizia con la conversione di Gene Simmons, nel 1964. Il futuro leader dei Kiss, appena quattordicenne, è davanti alla televisione mentre stanno suonando i Beatles. Non li aveva mai visti, e il loro taglio di capelli gli sembra stupido. Poi entra sua madre, e fa un commento negativo su di loro; e lui, per puro spirito di contraddizione giovanile, le ribatte che a lui invece piacevano. Questo aneddoto servirà quindi a spiegare ad un pubblico potenzialmente molto giovane il collegamento tra il mondo della musica pesante propriamente detta con quello dei gruppi anni Sessanta, che ovviamente, riascoltati adesso, hanno perso moltissimo della loro carica sovversiva e aggressiva. Un collegamento che viene raccontato molto bene nel primo capitolo, quello sui precursori, facendo continuamente riferimento al senso di rottura rispetto al passato che esprimevano gruppi come Cream, Blue Cheer o MC5, e all’impatto che le loro sperimentazioni hanno avuto sui giovanissimi che si accingevano ad imbracciare una chitarra – e che nel decennio successivo saranno poi protagonisti della rivoluzione dell’hard rock vero e proprio.

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La narrazione entra nel vivo con i capitoli dedicati agli anni Settanta e Ottanta, per mezzo di un discorso il più possibile uniforme e lineare, che necessariamente si frantuma e si spezzetta quando ci si avvicina agli anni Novanta, con il racconto dei vari sottogeneri suddivisi in vari capitoletti. Tutto questo si alterna alle mille citazioni ed ai mille aneddoti che impreziosiscono la struttura più o meno cronologica del volume, alleggerendo la lettura e contribuendo a rendere il tutto meno freddo ed enciclopedico.

L’ultimo capitolo è poi dedicato alla nostra scena nazionale, ripercorsa sempre in senso cronologico: dagli albori settantiani con il prog italiano (e con un lungo excursus sul famigerato episodio del concerto dei Led Zeppelin al Vigorelli) fino ai gruppi metal più rappresentativi ancora in attività, come Rhapsody, Ufomammut e Lacuna Coil. Significativamente, il libro si chiude con un paragrafo dedicato alla Black Widow Records e alle sue uscite più suggestive: Il Segno del Comando, The Black, Jacula e Malombra.

La storia di hard rock & heavy metal è un libro sinceramente ben costruito, ben scritto e – come detto – il più possibile esauriente. È ottimo per recuperare alcune chicche e per avere una visione d’insieme di alcuni generi o sottogeneri a cui non ci si è mai dedicati con criterio e dei quali ci si è sempre detti “un giorno sta roba la recupero“. E, se un giorno vi doveste riprodurre, potrà essere di grande aiuto per avvicinare la vostra progenie a quell’incantesimo che, come diceva proprio Gene Simmons, li deruberà lentamente della loro anima vergine. (barg)

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