Gli Helloween sono in classifica dappertutto, ma quanto stanno vendendo?

Markus Staiger è il fondatore di Nuclear Blast Records, probabilmente la più influente etichetta metal dei nostri tempi. È sua, e risale al cinque luglio scorso, la dichiarazione che segue: “Quest’album non è solo un capolavoro, quest’album è la storia dell’heavy metal”.

Il riferimento è all’ultimo degli Helloween, l’omonimo. Le posizioni in classifica sono l’unico dato presente nella fiera comunicazione del discografico tedesco. Ci sono soltanto quelle, ed è da anni che si va avanti così.

Dal resoconto redatto in pompa magna, si deduce che Helloween sarebbe primo in Germania e in Spagna; secondo in Finlandia e Svizzera; terzo in Svezia e Austria; quattordicesimo in Italia e quindicesimo in Francia, specificando, rispetto a questi ultimi due paesi, che il formato fisico avrebbe raggiunto l’onorevole quinta posizione. Col Regno Unito al ventiquattresimo posto, Helloween sfonda timidamente nella top 200 di Billboard, prendendo posto al 58esimo posto delle classifiche statunitensi. A questo punto dovremmo sentirci molto contenti del già avvenuto acquisto, oppure correre ai ripari.

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La mia domanda è: di preciso quanto sta vendendo, in cifre, il suddetto Helloween, dominatore delle chart? Anch’io alle superiori ero al decimo posto fra i migliori studenti in Fisica, ma, come molti altri, avevo la media del cinque e a fine anno fummo bocciati in sedici su ventisei.

A parer mio, queste classifiche presentate così a cazzo duro non consistono in niente di concreto, se non nel disperato tentativo di far passare un messaggio sì subliminale, ma, di per sé, assai poco credibile: “I dischi stanno vendendo ancora, compràteli”.

I dischi non stanno vendendo un cazzo, ecco la verità. In caso contrario avremmo i numeri, e precisi. È un problema pre-Spotify, non pre-Napster, ma è sin qui che saremmo ugualmente giunti. Nonostante tutti verranno a trovarsi nella democratica posizione d’apprezzare il capolavoro (oltre che storia dell’heavy metal) Helloween, e di supportare la band tedesca sino all’ultimo respiro catarroso di Kiske, non saprò quante copie fisiche e digitali abbia venduto Helloween. Simili posizioni in classifica, nel ’92, avrebbero implicato che avreste ascoltato Fear of the Fallen senza alcuna sosta, su qualunque apparecchio elettronico capace di ricevere un segnale. Probabilmente anche sul CB dei camper, subito dopo Man in the Box. Controllo allora su Spotify e vedo che il brano (sempre Fear of the Fallen, l’opener) vanta un milione di riproduzioni contro le 150.000 della conclusiva Save my Hide. Fanno 0.006-0.008 dollari a riproduzione, ma non è neanche quello ad interessarmi.

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A quali numeri reali corrisponde quel quinto posto di Helloween nelle classifiche italiane (solo formato fisico)?

Vorrei ben sperare, insomma, che questo giochino di mostrare il posto in classifica di un album – assai poco influente, se non a livello strettamente mediatico e nel breve termine – cominciasse a finire, perché sono anni che va avanti e spesso lo si associa a dischi di cui ci saremo dimenticati entro ottobre o novembre. So con certezza che Thriller di Michael Jackson ha sfondato il muro dei 66 milioni di copie vendute, e che La vita è adesso di Claudio Baglioni detiene il record italiano con 4 milioni di copie sul suolo nazionale. So, sempre per restare nell’ambito d’un terreno nazionale, che il secondo Keeper ha superato le 250.000 in Germania. Quello è il dato che conta. Il tanto vituperato Reload ha piazzato tre milioni di copie nei soli States, mentre in Spagna ha sforato le centomila copie vendute. Questa è statistica, non un vaghissimo “#4”. Essere sedicesimo in tutta la Norvegia può sottintendere che si siano vendute settanta copie, e io, a quel punto, il sedicesimo posto me lo posso anche sbattere sodo sulle palle.

C’è un altro aspetto inquietante in tutto questo, e cioè le classifiche delle sole copie fisiche. Il metallaro è parte attiva e avvantaggiata in esse, poiché mediamente tiene in particolar modo al possesso di un album. Dubito che la MILF cinquantenne che si reca in palestra senta la necessità di tenere in cuffia un CD di Mariah Carey in un lettore Aiwa che le preme forte sull’anca mentre fa plank. Il consumatore occasionale di musica a mezzo radio FM sarà stato il primo a smettere di comperare i cd, non avrà di certo aspettato noi metallari migrati su BandCamp. Per questo ripeto che confrontare le tre settimane di permanenza di Helloween nelle classifiche italiane con 850 ipotetiche copie sul suolo tricolore, poco sotto alla immortale ristampa di qualcosa degli Eagles che fa gioiosi i nonni nelle RSA, è una guerra dei poveri, un raggiungimento di cui non possiamo e non dobbiamo vantarci. In Italia non sappiamo quanto vende un disco, e sarebbe premura di Nuclear Blast mostrarci i suoi risultati mondiali. Cosa che, se i risultati fossero eclatanti, Nuclear Blast avrebbe già fatto.

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Il fatto che dati simili siano rivelati a mezzo stampa, e successivamente ribattuti senza alcuna puntualizzazione circa la parzialità dei dati diffusi, un po’ mi induce a riflettere. Si va oscurando la reale situazione del mercato discografico, dal quale i media sono scappati da una generazione e mezzo. Ciò evidenzia quanti soldi in meno circolino nella musica, specie in confronto al tempo in cui le band prenotavano un lussuoso studio di registrazione per settimane, chiamavano Rick Rubin o Dave Jerden e, grazie alle major, veniva stanziato mezzo milione di dollari per le registrazioni (affinché l’album suonasse nel miglior modo possibile, e non di merda come oggigiorno) più duecentomila dollari per girare ogni videoclip con un regista vero. I numeri sono realistici e molte band di punta andarono ben oltre. Ci tengo a precisarlo: cifre del genere erano investite con la consapevolezza di quante singole copie avrebbero venduto quei dischi; e forse allora, con tanta possibilità di vendere, aveva concretamente senso badare a Billboard o alle classifiche del resto del mondo. Sfortunatamente, la diffusione di quei cancelletti e di quei numerini della beata minchia corrisponde a nient’altro che a prendersi per il culo.

Se Helloween fosse davvero un capolavoro, o la storia dell’heavy metal, forse si sarebbe rimesso in moto qualcosa, forse avrebbe sforato i tre milioni di copie vendute, forse un coretto di Kiske starebbe sulle suonerie dei vostri bianchissimi cellulari Apple; e certamente a Markus Staiger sarebbe esploso il cazzo dalla gioia. Ma non credo sia andata così, non lo credo proprio. (Marco Belardi)

15 commenti

  • L’ unico modo di vendere qualcosa di solido è quello di piazzarsi dentro un qualche tipo di negozio e firmare le copie, come fanno i trappers con occhiali da sole che costano quanto uno scooter coreano, strafatti di erba e Heineken ! Spiacente ma sono troppo vecchio per queste stronzate 😎

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  • La triste verità. Io sono curioso di vedere fino a quando questo carrozzone ( o meglio zattera) che è l’Heavy Metal del XXI secolo riuscirà a tenere botta, prima di colare a picco del tutto. Soprattutto ora che non può più contare, e chissà sino a quando, sul comparto live. Fanno ridere queste classifiche ma fa anche ridere chi ogni anno scova millemila band imprescindibili nell’underground, che stila classifiche chilometriche di fine anno con decine di dischi registrati sul pc di casa, e che altro non sono che demo che ascolteranno (senza comprare eh!) venti persone se va bene e di cui nessuno si ricorderà da lì ad un mese. Penso anche che il motivo per cui da quindici anni almeno non sia mai uscito nulla di nuovo, che il metal di oggi sia ridotto più o meno tutto ad uno stanco ripetersi di cose già sentite e risentite, dipenda in gran parte proprio dal fatto che di soldi non ne girano più e che nessuna casa discografica abbia intenzione seriamente di investire su una band, con produttori, studi di registrazione ecc..

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  • E vabbè, ciascuno fa il suo lavoro incluso il buon Markus Staiger che il prodotto alla fine lo deve vendere… se non ci fosse la NB a fare marketing e investire su band e festival il metal sarebbe davvero a livello della sagra paesana, il punto é un altro però: stiamo davvero contestando un flyer pubblicitario di una casa discografica? A chi può davvero interessare quante copie vende un disco, al di fuori dei diretti interessati? Di solito ci si scanna sui contenuti di un’opera, non sul suo successo commerciale…poi per carità, é opinione diffusa che la torta sia sempre più piccola e i musicisti di medio livelli, in tutti i generi, facciano davvero fatica a stare a galla…eppure il messaggio che passa da alcuni addetti ai lavori recentemente intervistati da siti nazionali é che l’industria del music biz sia ancora florida come un tempo, se non di più. Il problema se lo devono porre gli addetti ai lavori semmai, per il resto temo che sia cambiata la sensibilità collettiva verso certi prodotti. Parliamoci chiaro, un tempo l’uscita di un film o di un disco era una data da segnare sul calendario, oggi tutto quel mondo viene vissuto e percepito diversamente. Roba interessante ne esce ancora anche in altri generi, basta liberarsi del pregiudizio stile “ai miei tempi”, ma il rilievo che viene dato a un’opera di qualsiasi tipo al giorno d’oggi é proprio diverso. É come se all’umanità fregasse meno.

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  • Sottoscrivo ogni singola parola.

    Un paio di mie considerazioni sui commenti di BaccO e Luca Ciuti: al primo vorrei dire che dischi della madonna ne escono ancora a iosa, nell’underground. Hanno più o meno la stessa visibilità che avevano prima del boom del metal di fine anni 80. Non è così necessario avere alle spalle una label che investa soldi per arrivare al milione di copie vendute perché non succedeva nemmeno allora. Io ho dei dati di vendita di dischi capostipiti del black metal che hanno “fatto” 300mila copie a livello mondiale, da una parte sembra un miracolo ma vista dal punto di vista pragmatico dell AD di una major label è un dato meno che mediocre.
    Se i dischi della madonna vengono dimenticati dopo un mese è perché la gente, l’ascoltatore unico di metal degli anni 2000, i dischi anziché comprarseli e riprodurseli nello stereo (con una qualità del suono spaventosamente superiore) se li ascokta su youtube

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    • Sul fatto che sia cambiato in peggio il modo con cui l’ascoltatore si approccia alla musica è sicuramente vero. Viviamo in tempi idioti dove tutto è superficiale e non si presta più attenzione a nulla, nessuno è più capace di avere un pensiero profondo o di sviluppare un gusto per le cose. E questo perchè per fa ciò ci vuole tempo e noi il tempo on ce lo concediamo più, tutto deve essere ingurgitato alla svelta per far spazio ad altro, come fossimo enormi water. Questo è certo ed è parte del problema. Però non si può negare che nel metal in generale ci sia da troppi anni la stagnazione più completa. Quel continuo processo di creazione, affermazione, rigetto e rivoluzione che ha caratterizzato il genere tra i settanta e il duemila (le classiche band Heavy e prog, il punk, la nwobhm, il thrash, il death, il black ecc..) non esiste più, anzi è proprio impensabile. Adesso ci sono gruppi di ragazzini che si conciano come se fossero gli Exodus nel 1984 oppure qualche decina di cariatidi finite da eoni che ci ammorbano con dischi di merda. Era pensabile una cosa del genere negli anni novanta? Che gente di vent’anni si conciasse come i molly hatchet? Li avrebbero presi a sassate e sepolti sotto una gragnola di pernacchie nella maggior parte dei casi. Adesso invece il più modesto clone dei Dissection viene osannato come fosse il messia che il Metal attendeva in ginocchio, cosa per me assolutamente ridicola ed incomprensibile. Escono a iosa capolavori inarrivabili? Ho i miei dubbi ma sui gusti non si discute. Perchè si è arrivati a questo punto? Secondo me il fatto che fondamentalmente non esista più nessun mercato da conquistare, unito al fatto che incidere un album al giorno d’oggi ha costi irrisori (ovviamente rinunciando ad avere un produttore serio, degli studi adeguati ecc.. perché col cazzo che io casa discografica sganci più di due soldi giusto per..anzi, in molti il disco se lo pagano di tasca propria) fa sì che si resti un pò tutti nella propria confort zone, senza saper guardare al di là del proprio orticello, sempre più arido e asfittico.

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      • Sai quale è la cosa buffa? È che molti avrebbero pagato per una cosa del genere negli anni novanta, in cui sostanzialmente ci lamentavamo di altro. Io personalmente avrei pagato per una scena retro thrash fatta di ventenni, ed è buffo, perché oggi un po’ mi ci rotolo dentro un po’ me ne lamento. Che non esista nessun mercato da conquistare è fuori da ogni dubbio, guarda a che distanza si tengono i media dalla musica… Semmai ci girassero nuovamente i soldi di allora, impensabile, li vedresti tornare di corsa come avvoltoi

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      • Belardi non lo metto in dubbio, ma sai cosa? Tra master of puppets e load, due dischi che appartengono a mondi distanti anni luce, ci sono dieci anni di distanza. Siamo al 2021 e c’è gente che si concia e suona come i sarcofago, e di anni qua ce ne sono quasi quaranta. È come se noi nel 1995, invece che star dietro ai vari draconian times, slaughter of the soul, panzerfaust o chi vuoi tu, perdessimo tempo a considerare decine di cloni identici fra loro degli yes per dire. Ma chi aveva il minimo interesse per roba vecchia di decenni? Già l’hair metal era considerato una cosa imbarazzante nel 1992, o gruppi come judas e iron erano dei dinosauri (e manco arrivavano ai cinquanta). Adesso invece si va matti per gli steel panther o gli airbourne, o fanno sangue i gruppi black coi cappucci, come se i mortuary drape non fossero mai esistiti. Se esistesse un mercato sano ci saremmo liberati di tantissime band da decenni, invece stiamo ancora qua a parlare del nuovo fear factory o ad immaginare quanto sarà penosa la prossima nefandezza di kreator o testament per fare qualche nome a caso.

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      • BaccO, non sono affatto convinto.
        Mi spiego meglio: io ho iniziato ad ascoltare metal nel 1984, stava esplodendo il thrash, la nwobhm era al suo massimo splendore, di lì a poco death metal e grindcore avrebbero mosso i loro primi passi eppure tutti “i grandi” con i quali io da totale neofita ignorante come una scarpa parlavo di metal – ragazzi di 16, 18, 20 anni al max – per imparare , l’unico vero metal possibile per loro era quello degli anni addietro e facevano i nomi di motorhead, black sabbath, led zeppelin, steppenwolf, blue oyster cult, deep purple, whitesnake et similia. Gli Iron Maiden già erano dei derivati. I ragazzi che iniziavano a suonare si distaccavano da questi stilemi e venivano boicottati, e anche grazie a questo abbiamo avuto band straordinarie e dischi straordinari. Che oggi i ragazzi vogliano suonare cose obsolete senza cercare nuove io la vedo come una chiusura del cerchio, solo che quello che per noi è obsoleto per loro in effetti è una novità. Oramai è già passato tanto di quel tempo che i Sarcofago non vengono più ascoltati se non da gente della mia età, o gente alla quale io ho consigliato -se interpellato- di ascoltarsi i Sarcofago. È più facile che un quattordicenne di oggi si appassioni a quel tipo di metal ascoltandosi il centesimo gruppo degli anni 2010 che ha rifatto pari pari morbid tales piuttosto che ascoltandosi il capostipite dei Celtic Frost, perché è troppo datato, tropo indietro nel tempo e c’è rimasta troppo poca gente in giro di 50enni che spiegano che l’originale è meglio della copia (anche se in certi casi non è sempre stato necessariamente vero). Anche nel metal la ruota gira. Tant’è vero che molti gruppi che si sciolsero quando il thrash implose ora sono di nuovo in pista, perché non fanno altro che reclamare quello che secondo loro gli spetta di diritto. I ragazzi di oggi altro non fanno che scoprire cose che per loro sono del tutto nuove, non lo sono per noi vecchi ma oramai noi abbiamo un’età nella quale trovare qualcosa di stupefacente è difficile.

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      • griffar c’è del vero in ciò che dici, però da un certo punto di vista è quasi un’aggravante. Io ho cominciato ad ascoltare metal alle medie, nei primi anni novanta. Il mondo era uscito dalla guerra fredda e, a detta delle illuminate menti del liberismo trionfante eravamo alla fine della storia e fortunati nel poter vivere nel migliore dei mondi possibili. Non era vero un cazzo e penso che buona parte della scena metal del tempo, sia musicalmente che concettualmente, fosse molto bene sul pezzo. Oggi viviamo sicuramente nel peggiore dei mondi possibili, quasi una distopia cyberpunk e all’orizzonte non so cos’altro. È possibile che i ragazzi di oggi non riescano a trovare un loro modo per interpretare il metal e la realtà che ci circonda? Che ci si limiti ad appropriarsi di stili, estestiche e linguaggi vecchi (nel migliore dei casi) di venticinque anni? La riscoperta dei classici va bene, per carità, le basi. Ma a trent’anni è normale, io a quindici però sapevo giusto vagamente chi fossero i black sabbath e onestamente non me ne fregava un cazzo. Il metal è morto quando ha smesso di avere l’ambizione di guardare avanti, rifugiandosi in un manierismo esasperato. Io, ripeto, resto convinto che il collasso del mercato discografico abbia influito eccome. È sparito lo spirito di competizione che spingeva tante band ad appropriarsi del trend del momento per ricavarne una sua versione,è sparita praticamente la figura del produttore, visto che i dischi si fanno con programmini del cazzo sul PC nella gran parte dei casi. È mancata la voglia di differenziarsi dagli altri e soprattutto da ciò che c’era prima. Che poi niente nasce dal nulla, ma un conto è prendere spunto e un altro è limitarsi alla copia carbone

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  • Di qui mi riallaccio a Luca Ciuti: i dischi hanno meno rilievo perché trovi qualsiasi cosa ovunque, senza alcuno sbattimento e senza selezione alcuna. Vai sui siti dove puoi scaricare quello che vuoi aggratis, ascolti sì e no due pezzi, metti in archivio o nel cestino senza approfondire perché tanto domani usciranno altri dieci/cento/mille nuovi dischi da scaricare. L’offerta è aumentata a dismisura, e questo è un male. In mezzo a tanta roba ci vuole del tempo per scremare quella che in effetti è più di valore, tempo che la gente non vuole più metterci perché non è più motivata a farlo. Il disco che ti piace è bello rigirarselo tra le mani, una manciata di mp3 è una collezione di aria fritta che tanto vale non avere, tanto non cambia niente, è come non fosse mai esistita.

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  • Me pare che se cacamo tutti sotto, con varie declinazioni dello spettro emotivo, rispetto a un comune denominatore: la paura (rabbia, distacco difensivo, a volte per fortuna ironia) che tutto questo finisca. Parallelamente al fatto che stiamo invecchiando.
    Questo da appassionati.
    Su un altro piano: tempo fa facevo un discorso, sempre qua sopra. Semi-serio, circa la mancanza di creatività attuale. Allargando la prospettiva: è chiaro che da sola non basta se le case discografiche non hanno voglia, tempo o denaro per cogliere la creatività di nuovi artisti. Si va sul sicuro con il riproporre cose già decodificate. In effetti anche a me non dispiace troppo sentire roba retrò. Ma fino a un certo punto. Mi viene in mente che potreste crearla voi un’etichetta. Metalskunk production. Non ci guadagnerete un cazzo, soprattutto all’inizio. Ma non mi pare che col blog facciate soldi a palate. Quindi…

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  • Secondo la logica revival, noi che abbiamo vissuto gli anni ’80-’90 da adolescenti avremmo dovuto rifarci a Screamin’ Jay Hawkins o Arthur Brown…o magari Chuck Berry, Bill Haley o Burt Bacharach… oggi sarebbe senz’altro più comune farlo, ma non certo allora. La musica moderna gioca da sempre sui tempi andati ma negli ultimi vent’anni la cosa é diventata una regola di marketing, prima le reunion, poi i tour celebrativi, ristampe, cofanetti e saggistica… e già si discute di ologrammi, per dire. Tutto questo ci fotte perché il passato, specie se mitico, diventa una droga e ci distoglie dal presente, qualunque esso sia. Per questo sono d’accordo con chi dice che anche se in giro da qualche parte ci fossero i nuovi Maiden nessuno se ne accorgerebbe. Infine, rimproveriamo alle nuove generazioni di rifarsi alla vecchia scuola, ma abbiamo piena consapevolezza di cosa tutta quella roba abbia significato? Anche limitandosi all’heavy metal parliamo di fenomeni dalla portata devastante, su cui sono stati scritti film e libri, creati eventi che smuovono le masse, non mi stupisce che un ragazzo sogni di essere come Hendrix a Woodstock o i Queen a Wembley, proprio come accadeva a noi. Ultimissima osservazione che é un mio vecchio pallino, ciclicamente metto il naso in generi antitetici o quasi al metal, a me sembra che il nostro caro vecchio se la passi peggio di altri. Sul perché e il percome un’idea ce l’avrei anche.

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  • Gran discussione, vedo. Ma che ce ne frega dei numeri?

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  • Premesso che provo la massima indifferenza sia per il nuovo degli Helloween che per il singolo dei Maiden, figuriamoci cosa mi interessa dei dati di vendita… Mi trovo d’accordo quasi con tutto quello che scrivete ma sinceramente ho smesso di avere paura che finisca, ho smesso di preoccuparmi della stagnazione del mercato e di tutto quello che ne consegue. La musica è la mia passione, da sempre, e la scoperta dovrebbe far parte del gioco, quindi trovare nuovi gruppi e nuovi stimoli dovrebbe essere comunque una fonte di soddisfazione. Sono convito che ci siano ancora tantissime realtà con moltissimo da dire (è appena uscito un disco fantastico degli Amenra per dire…) e ho voglia di sbattermi a scovarle, ma quand’anche così non fosse io ho fatto scorta nel tempo ed ho potenzialmente roba da ascoltare fin quando respiro, tendenzailmente sono a posto così e non mi preoccuperei d’altro.
    Mi piacerebbe solo che certe cose tipo spotify diventassero fuorilegge e smettessero di esistere in quanto criminali nella gestione degli artisti.

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