Avere vent’anni: THE BLACK – Golgotha

Qualche mese fa, leggendo la recensione di Le alternative non esistono. La vita e le opere di Tommaso Labranca di Claudio Giunta sul Corriere, mi sono imbattuto nella “formula matematica” del trash: INTENZIONE – RISULTATO RAGGIUNTO = TRASH. Nei mesi a seguire, ho più volte applicato questa formula per cercare di comprendere una serie di artisti, musicisti, scrittori, ecc. con i quali, in un modo o nell’altro, non sono riuscito a venire a patti e/o a inquadrare del tutto. E l’ho fatto anche con i The Black di Mario Di Donato.

Il perché è presto detto: i The Black continuano da almeno tre decenni a proporre il loro heavy/doom fuori dal tempo e dalla moda, registrato ed eseguito un po’ alla bell’e meglio, e con una spiccata tendenza all’intertestualità con una pittura, quella di Di Donato, che possiamo definire quantomeno naif. Il tutto, va detto, con una certa sicurezza di se stessi che, per quanto ammirevole, sembra un pochino esagerata. Insomma, io ho sempre amato i The Black: ho amato un gruppo trash?

La questione, in verità, si risolve osservando l’origine di questa etichetta, ovvero il discorso accademico volto a separare l’arte dal kitsch. L’illuminazione mi è venuta leggendo quest’altro (bellissimo) libro, che in un contesto del tutto diverso spiega perché generazioni di persone (in questo caso norvegesi, ma il fenomeno è internazionale) si siano riempite le case di riproduzioni di quadri con angeli custodi che proteggono bambini, velieri, gattini, bimbi piangenti e zingarelle. Questi motivi fanno capo a una cultura popolare che non ha nulla a che vedere con i canoni del gusto accademico, e che si sviluppa su tutto un altro piano contenutistico ed espressivo – quello che comunemente viene chiamato kitsch.

Ora, il kitsch è un fenomeno complesso – vedi questo esempio, giusto per citarne uno – e considerarlo solamente in termini negativi significa fare un torto a molta gente. Alla luce di tutto questo, si può probabilmente considerare i The Black come una declinazione dell’arte popolare di cui sopra, non nell’accezione del DJ milanese che durante la sua seratina fighetta decide di mettere un disco di Franco Califano, ma della persona dotata di senno che riesce a guardarsi Guapparia cercando di capirne il senso.

Tutto questo discorso è volto a cercare di capire i The Black al di là dei limiti che ho evidenziato sopra; se guardato con gli occhi giusti, Golgotha è probabilmente l’esempio più fulgido e completo del loro discorso. Suoni terrosi e produzione approssimativa caratterizzano sia i pezzi più propriamenteheavy/doom che le aperture melodiche, forse qui più frequenti che in altri album, e il risultato punta dritto verso lo sviluppo di una spiritualità popolare su cui il titolo dell’album lascia pochi dubbi (per chi non lo sapesse, i The Black sono un gruppo intimamente cristiano, se non proprio esteticamente cattolico). Le cover dei Corvi e del Rovescio della medaglia, o questo intermezzo medievaleggiante, non fanno che rinforzare il discorso e porlo ancora più fuori dal tempo e dalle mode.

Insomma, al netto dei vostri gusti e del vostro giudizio personale, provare a capire ed apprezzare i The Black e Golgotha potrebbe essere la vostra chiave per smettere di disprezzare quel quadretto devozionale che vostra nonna tiene appeso sopra la stufa tra i pipazzi e i mutandoni stesi ad asciugare. Perché che ne sapete, potrebbe essere un Cimabue, e se non ve ne siete accorti fino ad ora è soltanto, in fondo, colpa del vostro snobismo. (Giuliano D’Amico)

 

4 commenti

  • Cavoli mi sono perso il suo concerto al The One a due passi da casa, avevo già il biglietto per un festival a Trezzo.
    Che personaggio.

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  • Perché mai dovrebbero fare schifo ! Per dire a me Elvis Presley fa cagare e mai terrei una sua canzone nei miei ammennicoli, nonostante tutti dicono che senza di lui non esisterebbe neanche l’ heavy metal. Poi non lo so, può darsi che sono io che non ho capito un cazzo.

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    • Non ho detto che fanno schifo – anzi che li ho sempre amati. Ma che lavorano e si esprimono (pensa anche al latino) con canoni così lontani dalle mode e dalla sensibilità comune, che mi hanno fatto pensare alle categorie di cui sopra. In generale, a me piacciono cose che fanno, oggettivamente, schifo, ma che leggo con altri criteri di interpretazione o di valutazione. Se vuoi, il pezzo era il tentativo di fare un po’ di autoanalisi e magari, per sbaglio, far incuriosire qualcuno al gruppo.

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      • Missione compiuta ( almeno con me). Tra l’altro non è la prima volta che che mi avvicino a personaggi improbabili citati sul blog, da questo punto di vista siete sempre stati anticonformisti ed è per questo che vi seguo da anni.

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