Honour the fallen hero: DEEDS OF FLESH – Nucleus

Fu difficile non accostare la fine di Erik Lindmark a quella di Jeff Hanneman. Come l’angelo della morte degli Slayer, il leader dei Deeds of Flesh e boss della Unique Leader (ancor oggi una delle etichette di riferimento per il death metal più cruento e schizzato) era stato strappato alle sei corde da una malattia che gli aveva così portato via una ragione di vita. Nel 2012 una grave tendinite lo aveva costretto a dedicarsi solo alla voce. Portals to Canaan, forse il capolavoro della band californiana, non ebbe così la promozione dal vivo che gli avrebbe dato la consacrazione che meritava. Uno dei migliori gruppi di brutal tecnico sulla piazza si eclissò progressivamente proprio nel momento in cui il genere stava diventando popolarissimo tra le nuove leve.

Lindmark sarebbe morto di cirrosi a soli 46 anni nel 2018. I pezzi che aveva continuato a scrivere per il successore di Portals to Canaan, quando sapeva ormai che non avrebbe mai potuto suonarli su un palco, sono stati ora messi insieme dai compagni Craig Peters e Ivan Munguia, che erano entrati in formazione con quell’album del 2013 che sembrava essere destinato a restare l’ultimo. Manca purtroppo lo storico batterista Mike Hamilton, ormai da un decennio in forza agli Exhumed, sostituito da Darren Cesca dei Goratory, dallo stile più moderno ma altrettanto efficace.

Quando Nucleus fu annunciato, dal nulla, la scorsa estate, non sapevo bene cosa pensare. Operazioni di questo tipo, anche se a volte riescono (pensate ai Voivod di Infini), sono sempre rischiose. Ogni possibile perplessità viene spazzata via in pochi secondi dall’attacco torrenziale di Alyen Scourge e dai ricami di chitarra quasi schuldineriani ai quali lascia spazio. Considerando che gli arrangiamenti non vedono il marchio di Lindmark, è difficile valutare l’evoluzione rispetto al lavoro precedente, del quale Nucleus riprende la linea senza scossoni eccessivi, con qualche guizzo melodico in più negli assoli e un’atmosfera generale meno cupa. Lascia un po’ a desiderare la produzione ma ormai su quel fronte ho perso ogni speranza.

Dietro il microfono c’è il growl pieno dell’ex bassista Jacoby Kingston, che aveva lasciato il gruppo nel 2007. A dargli manforte una rassegna di ospiti pazzesca, in rappresentanza del gotha del death americano. Frank Mullen dei Suffocation. John Gallagher dei Dying Fetus. Luc Lemay dei Gorguts, perfetto per Catacombs of the Monolith , tra gli episodi più tecnici e intricati. Corpsegrinder dei Cannibal Corpse, che sbraita sui ferali stop’n’go di Ethereal Ancestors. C’è pure lo sciacquone umano Matti Way, il grugnito più cavernoso del West. E ne ho citato meno della metà. Tutti riuniti per un indelebile commiato a una colonna della scena quale fu Lindmark. Uno splendido, feroce funeral party che non ha bisogno della, pur soverchiante, componente emotiva per essere annoverato tra i migliori dischi death metal giunti dagli Usa nel 2020. (Ciccio Russo)

5 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...